14 Dicembre 2002

Raffica di aumenti sotto l?albero

Pollo, cappone e prodotti “collegati“ (vedi galantina) trainano i consumi di carne, con molte richieste di preparazione giunte agli operatori fin da questa settimana. «C?è un ritorno al macellaio di fiducia – sostiene Adelmo Brecchia, presidente provinciale Federcarni – che cerca di accontentare il cliente proponendo qualità e professionalità, applicando in pratica i prezzi di due anni fa». Aumenti sensibili si sono registrati invece nel settore panificazione, a partire dal pane comune cresciuto di circa il 7%. «Gli ultimi ritocchi – spiega Carlo Antognoni, segretario provinciale Federazione panificatori di Confartigianato Perugia – sono stati fatti mesi fa, ma parliamo di aumenti medi del 3%, di gran lunga sotto la media generale. Un 50% degli artigiani inoltre applica ancora i prezzi di gennaio, frutto della conversione». Nonostante le offerte di negozi e supermercati, dove panettone e pandoro vengono già “svenduti“, i medesimi prodotti artigianali mantengono il loro appeal consentendo al settore di conservare una importante nicchia di mercato.
Le sorprese arrivano poi dal banco frutta, in particolare con i prezzi di mele e pere cresciuti rispettivamente del 44,5%, le “Williams“, e del 35,5%, le “Golden“. Aumentano, seppur di poco, anche mandarini e arance. Ma tali listini stridono con la visione del settore fornita dai grossisti: «C?è poca richiesta, il mercato va a rilento e i prezzi sono stabili», dice Massimo Simonelli, responsabile di “Aurora“ (Fondi, Latina) uno dei principali fornitori di ortofrutta della regione. Al dettaglio, invece, i prezzi di frutta e verdura si dimostrano tutt?altro che fermi.
Con il salto in alto di cotechino, zampone, lenticchie e cardi, la tradizione culinaria natalizia costa di più e se si tiene conto che pure latte e prodotti derivati crescono in media del 6/7%, si capisce come anche uno dei piatti preferiti dagli umbri, come la parmigiana, sia diventata più “preziosa“. «Se consideriamo che il cavolfiore a Palermo (una delle città più care d?Italia, ndr) costa 50 cent al chilo – fa notare Carla Falcinelli, presidente del Codacons Umbria – e a Perugia viene fatto pagare anche 1,40 euro al chilo, ci si rende conto del livello dei prezzi applicati in Umbria».
Alcuni blitz effettuati dall?associazione hanno smascherato anche alcuni negozianti di addobbi natalizi: «I prezzi delle stesse statuine per il Presepe, in un anno sono passati da 3-5 mila lire a 6 euro». Ma anche capanne, sfere decorate e abeti artificiali si sono rivelati più “preziosi“ di quanto fosse lecito prevedere.

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