1 Luglio 2000

Radio Vaticana sotto processo

A giudizio i dirigenti per “inquinamento elettromagnetico” Lo ha deciso il procuratore aggiunto Gianfranco Amendola per le cinquanta mega antenne dell?emittente

Radio Vaticana finirà sotto processo per inquinamento elettromagnetico. Lo ha deciso il procuratore aggiunto Gianfranco Amendola, che porterà in tribunale tre dirigenti dell?emittente situata a Cesano, a nord di Roma: padre Pasquale Borgomeo, direttore, Costantino Pacifici, direttore tecnico, e padre Roberto Tucci, presidente del comitato di gestione.
Si tratta di una decisione storica perché ogni tentativo di sfondare il muro vaticano finora ha dovuto fare i conti con il principio dell?extraterritorialità. Anche in questo caso i difensori degli indagati, gli avvocati Marcello Melandri e Eugenio Pacelli, nipote di papa Pio XII, avevano chiesto l?archiviazione facendo riferimento all?articolo 11 dei Patti Lateranensi, ma senza successo. Secondo Amendola la non ingerenza prevista dai Patti riguarda gli affari interni della Santa Sede, «non un?attività materiale che può procurare pericolo all?esterno e ai cittadini italiani».
Lo scorso 4 ottobre, la Procura ha comunicato la chiusura dell?istruttoria. Da quella data i difensori hanno avuto 20 giorni di tempo per prendere visione del fascicolo e presentare osservazioni e istanze, poi è scattato il rinvio a giudizio. Adesso sta al giudice fissare il termine per la prima udienza. Il Codacons e il Coordinamento dei Comitati di Roma Nord, che da anni denunciano l?elevatissima potenza delle 50 mega antenne di Radio vaticana, si costituiranno parte civile.
«Il nostro obiettivo non è vincere il processo, ma fare chiarezza replica il direttore Pasquale Borgomeo dobbiamo salvaguardare la nostra credibilità in coerenza con i nostri valori e la nostra missione nel mondo». Ancora padre Borgomeo: «La tutela della salute per noi è un tema prioritario, ma l?Italia sul tema dell?elettromagnetismo ha fatto una scelta iperprotettiva, isolata in Europa».
La legge italiana fissa a sei volt a metro la misura di cautela. Il monitoraggio eseguito da una commissione di esperti per conto della Regione Lazio nel periodo marzo ottobre 1999 ha registrato valori tre volte superiori, fino a 17,8 volt a metro. Dopo la pubblicazione di questi risultati, Stato italiano e Stato vaticano hanno stabilito di istituire un tavolo diplomatico, che finora non ha prodotto nulla, tranne la decisione di procedere ad un altro monitoraggio delle emissioni. Dunque nuova raccolta dei valori, stavolta congiunta, a data da destinarsi.
Ieri mattina, intanto, con una mozione approvata all’unanimità il consiglio regionale, autoconvocato dall?opposizione, ha impegnato la giunta ad approvare, entro 30 giorni, il piano territoriale di delocalizzazione delle emittenti radiotelevisive. Quello che consentirà la liberazione di Monte Mario e Monte Cavo dalla giungla di antenne abusive. Con la stessa mozione il consiglio chiede alla giunta a rispettare il termine del 15 novembre per varare il regolamento per la determinazione dei tetti di radiofrequenza compatibili con la salute umana.
Mozione inutile secondo gli assessori all?Ambiente, Verzarschi, e all?Urbanistica, Dionisi, perché la giunta approverà il regolamento lunedì prossimo. La stessa convocazione appare a Dionisi «strumentale e allarmista». «Adotteremo il piano di delocalizzazione delle antenne promette entro 30 giorni, dopo aver risposto con le controdeduzioni alle osservazioni presentate dai Comuni e dai comitati dei cittadini e dopo aver portato il provvedimento nuovamente in consiglio».
 

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