16 Marzo 2007

Raddoppio dello spinello: il Tar stoppa la Turco

Raddoppio dello spinello: il Tar stoppa la Turco

«Il ministero non ha la titolarità per alzare la soglia minima». La reazione: «Mi rivolgerò al Consiglio di Stato»



Il Tar del Lazio blocca il decreto che innalza da 500 milligrammi ad un grammo la quantità massima di cannabis oltre la quale scattano le sanzioni penali, e il ministro Livia Turco immediatamente decide di ricorrere al Consiglio di Stato. Per la Cdl i giudici amministrativi hanno bocciato senza rimedio la politica del governo in materia di stupefacenti, ma il centrosinistra – con l`eccezione di Idv e delle senatrici teodem dell`Ulivo Emanuela Baio e Paola Binetti – fa quadrato attorno alla Turco, ed anzi coglie l`occasione per sollecitare una radicale revisione della legge Fini-Giovanardi sulle droghe.

Attivato dal Codacons e da una comunità terapeutica di Taranto, il Tar del Lazio decide dunque di sospendere il decreto Turco: i giudici amministrativi, nella loro ordinanza, scrivono che il Testo unico del 1990 in materia «non conferisce al decreto interministeriale un potere politico di scelta in ordine alla individuazione dei limiti massimi delle sostanze stupefacenti o psicotrope che possono essere detenute senza incorrere nelle sanzione penali», ma solo «un potere di scelta di discrezionalità tecnica, soprattutto per quanto attiene alle competenze del ministero della Salute». Inoltre, il Tar rileva anche che, nel caso specifico, «la scelta effettuata con il decreto impugnato non risulta supportata da alcuna istruttoria tecnica che giustifichi il raddoppio del parametro moltiplicatore».

Insomma, per il Tar il ministro della Salute non aveva titolo per alzare la soglia di cannabis lecitamente detenuta. Livia Turco reagisce con evidente fastidio e annuncia subito il ricorso al Consiglio di Stato perché, secondo lei, è esattamente il contrario: «Rispetto sempre le sentenze – protesta il ministro – ma contro questa farò ricorso perché c`è un dato tecnico giuridico infondato alla base della decisione, vale a dire che non può intervenire la discrezionalità politica. Non è così sulla base della legge Fini-Giovanardi, non lo è sulla base degli atti della Commissione insediata dal governo precedente che stabilisce la soglia massima di cannabis». Spiega il ministro: «Al contrario di quanto sostiene il Tar del Lazio, infatti, la legge Fini-Giovanardi, nell`ambito della quale ho emanato il decreto di revisione della quantità massima detenibile di cannabis oltre la quale sono previste sanzioni penali, non offre al ministro della Salute alcun criterio tecnico per determinare tale quantità» e la stessa Commissione scientifica, insediata dall`allora ministro Storace per determinare i quantitativi di sostanze stupefacenti ai fini della prescrizione delle sanzioni, «concluse i suoi lavori segnalando l`impossibilità di una valutazione tecnica che fosse sostituiva della decisione politica. E ciò proprio in riferimento alla determinazione delle quantità massime detenibili senza incorrere in sanzioni penali. La decisione – sottolinea la Turco – spetta al ninistro, sostennero allora i tecnici nominati da Storace». Dunque, per lei e per il centrosinistra, se è invalidato questo decreto lo è anche la stessa legge Fini-Giovanardi.

Ed è a appunto sulla normativa emanata dal governo Berlusconi che si incentrano ora le critiche del centrosinistra. «Al di là degli aspetti giurisprudenziali, c`è la forte necessità di una profonda revisione» della legge Fini-Giovanardi, mette in chiaro la Turco annunciando una Conferenza nazionale (il 7 maggio, a Roma) in vista della definizione di un nuovo Piano nazionale di prevenzione e lotta alle dipendenze e anticipando che «serve una nuova normativa per le tossicodipendenze, che riaffronti globalmente metodi e scopi della lotta alla droga, facendo prevalere nei confronti dei tossicodipendenti gli aspetti della prevenzione, della cura e della riabilitazione rispetto a quelli repressivi». Su questa linea sono assolutamente d`accordo il ministro Ferrero (Prc), il verde Bonelli, il rifondatore Migliore, il diessino Bassoli, il Pdci, la Rosa nel pugno e Marco Boato. Anche per il responsabile della politica per le tossicodipendenze della Cgil, Bortone, la decisione del Tar «aggrava la situazione» ed è ora di cambiare la legge Fini-Giovanardi.

Voci dissonanti, nel centrosinistra, quella dell`Idv («La sentenza non ci dispiace, dal momento che eravamo stati tra quelli, unici nella maggioranza, che avevano espresso più di una perplessità» sul decreto, rileva Silvana Mura) e delle due senatrici teodem dell`Ulivo, Emanuela Baio e Paola Binetti, che invitano il governo, nel modificare la legge sulla droga, a tenere appunto conto della decisione del Tar. Il Codacons, ovviamente, plaude al Tar: «Senza alcun dubbio una decisione giusta – dice il presidente Rienzi – la decisione del Tar eviterà l`attività di quell`uso in comune di cannabis che finiva per diventare una sorta di spaccio involontario creatosi tra i giovani ai quali, col nuovo provvedimento, era in pratica data la possibilità di avere con sè ben 40 dosi di cannabis e di poterle così facilmente scambiare con gli amici».



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