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16 Maggio 2016

“Raddoppiamo il bonus bebè”

“Raddoppiamo il bonus bebè”

Giovanni Rossi ROMA PIÙ FIGLI con maggiorazione bonus bebè, altri aiuti e asili nido. Fatte le unioni civili, l’ Italia rimette in primo piano il sostegno alle famiglie senza il quale la natalità già in picchiata (-12% rispetto al 2010) non potrà che peggiorare. Teorema o previsione che sia, la Giornata internazionale della famiglia irrompe nel dibattito politico e trasforma la prima domenica dopo il sì alle coppie gay in una sarabanda di promesse mediatiche specie dall’ area centrista. Proposte purtroppo slegate dai conti (sempre guardati a vista da Bruxelles), tanto da costringere Palazzo Chigi a ridimensionare l’ esuberanza di ministri e parlamentari con un invito a guardare al complesso degli «strumenti di welfare attivabili» e «non a singole ipotesi», magari suggestive, «ma che per ora restano tali». Perché tra tagli Ires, Irpef e garanzia pubblica sull’ Ape, Renzi non può farsi dettare l’ agenda 2017-2018, al massimo ascoltare e limare. NELLA CORSA per la ripartenza demografica scatta con decisione la ministra della Salute Beatrice Lorenzin, che prima sentenzia «se andiamo avanti così il Paese muore», e poi chiede il raddoppio del bonus bebè: «160 euro per il primo figlio e a 240 per il secondo», aumentabili a «320 per il primo e 400 per il secondo se l’ Isee è più basso di 7.000 euro». Il tutto «almeno fino al 2020». Motivo: «Con appena 480.000 nati nel 2015 serve una cura choc». Allargare la platea dei benificiari a chi ha un Isee fino a 30.00 euro è un progetto che la Lorenzin caldeggia sin dalla prossima legge di Stabilità assieme ad altre misure, «dai pannolini al latte». E infatti il Forum delle famiglie, riunito a Roma, lancia la campagna#iostoconibiberon chiedendo ai candidati alle amministrative del 5 giugno tre impegni pubblici da scegliere in un vasto carnet di proposte: politiche tariffarie; casa e spazi urbani; tempi lavoro, tempi famiglia; lavoro per giovani; famiglia e disabilità; sostegno genitorialità; servizi di cura; auto-aiuto, aiuto tra famiglie; integrazione famiglie immigrate. Pronto ad allinearsi il ministro per gli Affari regionali con delega alla Famiglia Enrico Costa, che condivide la necessità di «potenziare e rafforzare il bonus bebè». E pazienza se «la coperta è corta, le risorse vanno trovate». Esercizi di contabilità e premura. Così tutta l’ Area popolare sgomita sul tema, da Valentina Castaldini a Paola Binetti e Raffale Calabrò, mentre la Fp Cgil sottolinea che la chiave di volta per battere il calo demografico «non è il bonus bebè, ma l’ investimento negli asili nido» tuttora negati, per mancanza di mezzi e strutture, a oltre l’ 80% dei bambini da zero a due anni («900.000 esclusi» è la stima sugli ultimi dati Istat disponibili). «Stanziamenti deboli» si arrabbia il Codacons. Addirittura indignato Maurizio Gasparri (Forza Italia) che censura «l’ ennesima sparata di un governo disperato». Secondo il senatore azzurro, «Renzi teme le amministrative e il referendum, e allora dice o fa dire fesserie a raffica». UN INVITO all’ equilibrio arriva da Vanna Iori, responsabile famiglia del Pd: «Il bonus bebè rimane uno strumento importante per agevolare i genitori con figli da 0 a 3 anni, ma la priorità è oggi strutturare un disegno compiuto per il welfare dei minori. Un piano nazionale per l’ infanzia deve guardare a 360 gradi alle problematiche che interessano le famiglie con minori: dalla povertà socio-economica a quella educativa, dal welfare aziendale alle politiche di conciliazione di lavoro-famiglia». Perché anche dopo il biberon nonostante tutto c’ è vita.

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