Racket sul pane, il boss imponeva la farina
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fonte:
- Il Mattino
AMALIA DE SIMONE Ercolano.Le mani della camorra hanno sporcato anche il pane del Vesuvio. Alto, cotto rigorosamente in forni a legna, con la mollica candida e morbida come una spugna e il bordo croccante e dorato. I fornai di Ercolano da sempre hanno clienti da tutta la provincia napoletana. Ma negli ultimi anni quel pane non sembrava più lo stesso e costava anche di più. Colpa della farina di scarsa qualità. Quella venduta dal clan dei «Buttune», quella che tutti erano obbligati a usare. E delle «strategie di mercato» del racket. Un?inchiesta della Dda ha fatto luce su un giro di estorsioni, usura e droga a Ercolano che aveva come centro di interessi il commercio della farina. Nel corso di un? operazione denominata «doppio zero» sono stati arrestati 14 esponenti del temutissimo clan Papale. Secondo le indagini coordinate dal pm Paolo Itri ed eseguite dai carabinieri della tenenza della città vesuviana la famiglia camorrista Papale, più conosciuta come «i buttune», con minacce e intimidazioni aveva realizzato un vero e proprio monopolio: costringevano tutti i panettieri della zona a rifornirsi da loro estromettendo completamente i grossisti di farine alimentari dal mercato «normale», obbligati a vendere ad esponenti del clan il prodotto in esclusiva. I fornai, terrorizzati da continue minacce, si piegavano a comprare la farina anche a 25 centesimi di euro al chilo in più rispetto al suo valore di mercato e di conseguenza avevano aumentato anche il prezzo del pane. Tempi e modi delle forniture e perfino la qualità della farina erano indicati di volta in volta dal clan. Per ottenere maggiori profitti il gruppo criminale vendeva prevalentemente prodotti di bassa qualità e così nel suo deposito di via Panoramica 160, erano ammassati sacchi di miscele scadenti di farina. Fortunatamente l`alimento non era dannoso per la salute e quindi non ci sono state conseguenze per gli abituali consumatori di quel pane. Intercettazioni, pedinamenti, appostamenti per tenere sotto controllo alcuni pregiudicati della famiglia dei Buttune, hanno permesso febbraio a settembre 2003 ha fruttato alla camorra circa 2 milioni di euro. L`inchiesta scatena le reazioni del Codacons: «Ci costituiremo parte civile nel processo contro il clan Papale – annuncia Vincenzo Ursini, vicepresidente dell`associazione per la difesa dei consumatori – e se il giudizio ci darà ragione con il risarcimento costituiremo un fondo da destinare ai Nas per l`acquisto di sofisticate apparecchiature per il controllo degli alimenti. Saremo al fianco dei cittadini che hanno comprato pane scadente pagandolo di più». Altre attività del clan parallele a quella dal racket della farina erano secondo le indagini, l`usura e lo spaccio di cocaina e droghe leggere. I Papale, una volta collegati al clan Ascione acquistavano gli stupefacenti dai referenti del boss Mario Ascione, assassinato l`11 marzo 2003, per poi rivenderli nel loro rione, cioè «fuori al ponte», nei pressi di via Alveo.
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