5 Gennaio 2012

"Qui i negozi chiudono altro che orari lunghi"   

"Qui i negozi chiudono altro che orari lunghi" 
 

 Il governo Monti ha deciso di colpire noi dopo le fortissime resistenze di altri settori Mauro Ardissone presidente Confesercenti Asti Non è con la possibilità di fare acquisti 24 ore su 24 per 365 giorni che si incentivano produttività e consumi Claudio Bruno direttore Ascom Asti Opinioni contrastanti si fronteggiano sull’ articolo 31 della manovra Monti che liberalizza gli orari di apertura dei negozi; la Regione annuncia di volerlo impugnare davanti alla Suprema Corte, Ascom e Confesercenti lo considerano una «calamità», mentre l’ associazione dei consumatori «Codacons», i Radicali e «Federdistribuzione», plaudono a questo colpo inferto dal governo alle posizioni corporative del commercio. «In realtà – afferma Sergio Ardissone, presidente Confesercenti – si è colpito dove era più facile farlo. Di fronte alle fortissime resistenze di altri settori, si è pensato di agire su di noi pur di poter dire che il cammino verso le liberalizzazioni era avviato». I dati di Confesercenti indicano la chiusura, sul territorio nazionale, di 100 mila esercizi dal 2006; ad Asti negli ultimi anni si stimano 200 chiusure. Nel 2009 in centro vi erano 138 negozi vuoti, passati a 166 nel 2010 per arrivare ai 180 di fine 2011. Ed è anche attraverso questi dati che le associazioni vogliono far capire come la manovra non faccia altro che mettere in difficoltà un sistema già fragile e in crisi, colpito anche dalla contrazione dei consumi nel periodo natalizio (-30% solo nell’ abbigliamento). Secondo un’ indagine condotta da Ascom «almeno 10/15 punti vendita in centro, rischiano la chiusura entro Pasqua – spiega il direttore Claudio Bruno – Ciò significa prima di tutto la perdita di 30 posti, minimo, di lavoro». «La liberalizzazione indiscriminata è un errore – aggiunge Ardissone – dove si è fatta si è tornato indietro. Dire che è una soluzione ai problemi economici e che possa portare più competitività è una follia. Negli ultimi anni ci sono state tante cessazioni e con la situazione di oggi anche nel 2012 le previsioni sono negative». Quindi aggiunge: «Ciò non toglie che la nostra categoria un po’ di resistenza ai cambiamenti la faccia; un pizzico di flessibilità non guasterebbe, bisognerà pensarci». «Stupisce il consenso dell’ associazione consumatori perchè a nostro avviso non è con la possibilità di fare acquisti 24 ore al giorno per 365 giorni all’ anno che si incentivano produttività e consumi – sottolinea Bruno Liberalizzare significa flessibilità, garantire i servizi, favorire sviluppo ed occupazione, ma con criteri e presupposti diversi da quelli contenuti nella manovra. Questo provvedimento ci sembra vada verso una completa deregolamentazione delle attività, che non esiste in nessun altro paese d’ Europa».

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