23 Dicembre 2011

"Patti chiari" amicizia zero  

"Patti chiari" amicizia zero
 

Chi difende i cittadini dalle prepotenze delle banche? Patti Chiari, che già nel nome contiene una promessa. È un consorzio tra 98 banche, che finanziano la nobile attività così sintetizzata nel sito: "Sviluppare strumenti e regole per favorire una migliore relazione banca-cliente fondata su semplicità, chiarezza, comparabilità e mobilità". La semplicità è tutta nell’ aderenza a un principio antico: l’ oste che garantisce la bontà del vino. Non solo. Insegna ai clienti come assaggiare il vino e assicurarsi che sia buono. Patti Chiari infatti "favorisce lo sviluppo dell’ educazione finanziaria nel nostro Paese, con progetti e programmi che aiutano i cittadini a prendersi cura del proprio denaro e a fare scelte consapevoli in materia economico-finanziaria". E NON È FINITA. L’ oste banchiere si è assicurato il sostegno degli stessi clienti, ingaggiando nel consorzio un congruo numero di associazioni consumeriste: Adiconsum, Adoc, Altroconsumo, Assoutenti, Cittadinanzattiva, Codacons, Codici, Confconsumatori, La Casa del Consumatore, Lega Consumatori, Movimento Consumatori, Movimento Difesa del Cittadino, Unione Nazionale Consumatori". Due sole, importanti, si sono tenute fuori dall’ operazione. L’ Adusbef del senatore dipietrista Elio Lannutti, e la Federconsumatori, legata alla Cgil. "Quando nacque Patti Chiari abbiamo preferito starne fuori", spiega Rosario Trefiletti, presidente Federconsumatori, "perché non volevamo avere a che fare con questo sistema bancario. Così abbiamo rinunciato a una bella fonte di finanziamento, perché si parlava di progetti comuni finanziati per centinaia di migliaia di euro". Patti Chiari è un giocattolo costoso, nato nel 2003 sull’ onda di due disfatte delle banche. Prima il caso dei bond argentini, venduti largamente ai clienti italiani senza curarsi dei rischi, poi puntualmente concretizza-ti dalla bancarotta di Buenos Aires nel 2001. Poi il caso Cirio. Le banche creditrici del gruppo di Sergio Cragnotti trasferirono la loro esposizione, per oltre un miliardo di euro, sulle spalle dei loro clienti, vendendo agli sportelli obbligazioni poi andate puntualmente in fumo. Per ricostruire un rapporto di fiducia con la clientela, l’ Associazione bancaria italiana inventò Patti Chiari: regole e trasparenza, con tanto di avvisi rassicuranti affissi in tutte le filiali. QUANTO a chiarezza, Patti Chiari ha un biglietto da visita di tutto rispetto: il consorzio si rifiuta di rendere noto il suo bilancio, di far sapere cioè quanto spendono ogni anno le banche per tranquillizzare la clientela e finanziare le controparti, le associazioni dei consumatori. "Pochi centesimi al giorno per ogni sportello", è l’ unico dato che si riesce a strappare, ma i patti sono talmente chiari che il significato di "pochi centesimi" è legato all’ intuito personale. Se i "pochi centesimi" fossero 3, contando 24 mila sportelli bancari aderenti al consorzio, il finanziamento sarebbe attorno ai 250 mila euro all’ anno. Se i "pochi centesimi" fossero 30 il budget salirebbe a 2, 5 milioni. Questa peculiare forma di trasparenza è un marchio di fabbrica, il tratto distintivo del sistema bancario italiano. Per esempio, il sito di Patti Chiari offre un elaborato motore di ricerca in grado di mettere a confronto i costi dei conti correnti delle diverse banche. Ma non spiega come mai in Italia un conto corrente (dati Eurostat 2009) costa mediamente circa 300 euro l’ anno, contro i 152 euro della Francia e i 45 dell’ O-landa. MA IL PIÙ GRANDE successo di Patti Chiari è stato senz’ altro il caso Lehman Brothers. Quando il gigante bancario americano è fallito, il 15 settembre 2008, 14 suoi titoli obbligazionari figuravano ancora sul sito Patti Chiari tra i titoli sicuri, da comprare a occhi chiusi. Molti risparmiatori che si erano fidati hanno perso un sacco di soldi. Dopo quella figuraccia, le banche sono corse ai ripari. Prima mossa: hanno smesso di consigliare i titoli sicuri, per non sbagliare. Seconda mossa: hanno ingaggiato come presidente di Patti Chiari la figura prestigiosa di Filippo Cavazzuti, economista, senatore per quattro legislature eletto prima nelle liste del Pci, poi in quelle Pds, e anche sottosegretario nel primo governo Prodi (2006-2008) prima di diventare un banchiere a tutto tondo. Terza mossa, annunciata dallo stesso Cavazzuti nell’ aprile del 2009: far entrare le associazioni dei consumatori negli organi di controllo del consorzio. "Pensiamo di aver risposto al meglio alle sollecitazioni di Banca d’ Italia, Consob e Antitrust – disse il presidente – che chiedevano la minor quota di possibile conflitto d’ interessi". Ecco spiegato tutto. Prima Patti Chiari era un monumento al conflitto d’ interessi, vidimato da tre-authority indipendenti-tre. Adesso invece ci sono tre rappresentanti dei consumatori tra i nove membri di un "comitato di consultazione" che porta già scritta nel nome l’ incisività dei suoi poteri. E i clienti delle banche sono più tranquilli.

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