Quiz televisivi con il trucco, 14 indagati
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fonte:
- Il Tempo
I programmi incriminati: «Call game», «Dom&Nika In», «Sarabanda» e «Chi vuol esser miliardario»
I giochi sarebbero andati in onda senza autorizzazione ministeriale e con un meccanismo telefonico penalizzante per i concorrenti
GIOCHI a quiz televisivi sotto accusa, finiti nel mirino degli inquirenti che, ieri mattina, hanno anche fatto partire ben quattordici avvisi di garanzia. Secondo gli investigatori «Call game» di La7, «Vinci 3» inserito all`interno di «Dom&Nika In» di RaiUno, «Chi vuol essere milionario» di Canale 5 e «Sarabanda» di Italia 1, sarebbero un po? truffaldini e non autorizzati.
Non si parla, però, di vincite pilotate, bensì di modalità non proprio ortodosse inerenti la partecipazione. In particolare gli illeciti riscontrati sarebbero due. Il primo riguarda la messa in onda dei programmi in questione senza la necessaria autorizzazione del Ministero delle Finanze, il secondo, il modo in cui gli avventori giocavano o chiedevano di partecipare.
Questo avveniva chiamando numeri a pagamento invece di normali utenze a tariffa urbana. Da qui la truffa nei confronti dei telespettatori. Il ricavato delle telefonate serviva soprattutto a incrementare il montepremi dei concorsi.
La prima arringa difensiva arriva da Carlo Conti, padrone di casa della domenica targata RaiUno: «Nessuna truffa – dice – i telespettatori sapevano di chiamare un numero a pagamento: non solo passava una scritta in sovrimpressione ma ogni volta io mi premuravo di ricordarlo».
«Nulla di truffaldino, le modalità di partecipazione a “Vinci 3“, come tutte quelle di altri giochi, sono sottoposte all`ufficio legale della Rai che provvede a verificarle prima di dare l`ok» aggiunge Conti.
Intanto, gli avvisi di garanzia sono partiti e sono stati notificati ad alcuni responsabili di Rai, Mediaset e La7 ed agli organizzatori e commercializzatori dei giochi che fanno capo alle società di produzione «Madiagames Srl» e «Aran Endemol Spa».
Per il sostituto procuratore Pierfilippo Laviani, che ha firmato i provvedimenti, l`indagine verte in particolar modo «sull`organizzazione e la pubblicizzazione di giochi senza la necessaria autorizzazione ministeriale» che potrebbe portare a sanzioni a tutela sia dello Stato che dei partecipanti ai giochi stessi.
L`inchiesta è nata alcuni mesi fa a seguito di sagnalazioni all`Autorità delle Comunicazioni in merito al gioco di La7 «Coll me». A muovere i primi passi sono stati gli uomini della Polizia Postale del Lazio che man mano hanno allargato l`indagine.
Il 5 marzo scorso il Pm Laviani aveva ordinato il sequesto delle videocassette delle trasmissioni incriminate per chiarire alcuni punti dell`inchiesta e ieri ha portato all`emissione degli avvisi di garanzia.
Immediata la reazione de Codacons. «Da anni la nostra associazione si batte contro i costi troppo alti delle telefonate, che i telespettatori devono fare per partecipare ai quiz tv» si legge in una nota dell?associazione in difesa dei consumatori. «Proprio in seguito a una nostra battaglia – continua la nota – il costo delle telefonate per la lotteria Italia passò da 127 a 80 lire. Chiediamo ora di fissare a 0,065 euro il costo massimo per i telequiz, anche perchè i numeri chiamati dagli utenti spesso non offrono alcun servizio, ma trovano a rispondere un nastro registrato». Il Codacons ha invitato i telespettatori, «che hanno pagato cifre astronomiche per partecipare ai quiz», a rivolgersi all`associazione per ottenere il rimborso.
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