4 Luglio 2019

Quindici anni al Madoff del Nordest

gaiatto ha truffato tremila clienti raccogliendo 72 milioni: «sentenza esemplare, ma i soldi?»
VENEZIA «Una sentenza esemplare, oggi è stata fatta Giustizia con la “G” maiuscola», commenta soddisfatto all’ uscita dall’ aula l’ avvocato Luca Pavanetto, che si era costituito parte civile per il numero record di 310 vittime. «Siamo stati dei c… tutti quanti, purtroppo – aggiunge Omar Baruzzo, il primo a creare un comitato dei truffati – I soldi non li vedremo, perché lui li ha nascosti: ma almeno resterà in cella per anni». E’ «agrodolce» la reazione delle vittime di Fabio Gaiatto, il 43enne finto broker di Portogruaro accusato di aver truffato tremila clienti che si erano a lui affidati per investimenti, riuscendo a raccogliere in pochi anni circa 72 milioni. Sulla sentenza, nulla da dire: il gup di Pordenone Eugenio Pergola è stato pesantissimo, condannandolo a 15 anni e 4 mesi, quasi il doppio dei 9 anni chiesti dal procuratore capo Raffaele Tito al termine della sua requisitoria. Una pena quasi «da omicidio», visto il rito abbreviato: nelle motivazioni si capirà il conteggio del giudice, che avrebbe escluso alcuni benefici della continuazione tra reati. E anche sul fronte dei risarcimenti, il giudice non è andato per il sottile: ha condannato Gaiatto a restituire il 100 per cento di quanto sottratto, più il 30 per cento per il danno morale. Una cifra enorme, parecchie decine di milioni di euro, anche se nessuno ha fatto il conto preciso. «Solo per i miei si parla di oltre 10 milioni di euro», afferma Pavanetto. Il giudice ha anche condannato Gaiatto a 36 mila euro di multa e a pagare 50 mila euro di danni d’ immagine al Comune di Portogruaro, e poi mille euro a Codacons e Federconsumatori. Il problema emerso sia a udienza conclusa (in aula c’ erano qualche decina di truffati) che nella girandola di messaggi successivi sulle varie chat, è sempre lo stesso: «E i nostri soldi? Quando li rivedremo?». «Purtroppo per loro temo che non vedranno nulla, perché i vari immobili sequestrati a Gaiatto sono stati confiscati e quindi fanno parte del patrimonio dello Stato», dice con realismo l’ avvocato difensore Guido Galletti. Si parla di una decina di immobili, alcuni in Italia, altri all’ estero, per un valore totale di oltre 4 milioni. Ma alcuni avvocati di parte civile, con un’ operazione di «intelligence catastale», hanno individuato 15 appartamenti, 4 ville, capannoni e terreni di proprietà degli altri 15 imputati, tra bracci destri e promotori, e puntano a rivalersi anche su quello. «Noi sappiamo che tanti soldi li ha investiti in bitcoin, perché me l’ ha rivelato lui una volta – continua Baruzzo – purtroppo però trovarli sarà difficile». La procura aveva istituito un conto dove versare delle somme per chi voleva patteggiare, ma sono arrivate solo briciole: poche decine di migliaia di euro. Tra l’ altro non sono da escludere tensioni tra clienti, perché qualcuno ha già detto che ci sono quelli di serie A (i primi) e quelli di serie B (i successivi): lo schema della «truffa Ponzi» prevede infatti che chi ha investito all’ inizio riceva il capitale e lauti interessi, ripagati con una parte dei soldi versati da quelli arrivati dopo sulla base del passaparola. «I primi hanno guadagnato ma servivano per attirare gli altri e poter fare il colpo gobbo negli anni successivi», ha spiegato Tito. «Ci riserviamo di valutare ogni azione anche civile su quegli investitori che hanno ricevuto anche 3 o 4 volte il capitale investito – dice Pavanetto – Il giudice penale o civile dovrà riparare a questa sperequazione». Anche se non pare un’ operazione molto facile. Secondo la ricostruzione della procura, Gaiatto avrebbe raccolto in un paio d’ anni 72 milioni, fingendo di investirli nel mercato Forex con la sua Venice Investment e restituendone solo un terzo. L’ imbroglio avveniva grazie anche a un sito «taroccato» dove i clienti potevano vedere i rendimenti «gonfiati». Con Gaiatto erano a processo anche la moglie Najima Romani, che ha patteggiato 4 anni e 2 mesi, e altri 15 presunti complici: salvo un paio di posizioni minori, la maggior parte di loro ha deciso invece di affrontare il processo in aula che inizierà a settembre. La maggior parte sono procacciatori, che si sono sempre difesi dicendo di aver semplicemente sparso la voce, essendo stati pure loro clienti. Per Gaiatto tra l’ altro i guai non sono finiti, visto che è indagato anche dalla Dda di Trieste per estorsione con l’ aggravante mafiosa: avrebbe infatti costretto altre persone a cedergli dei beni o a rinunciare a crediti. Nei giorni scorsi un ex pugile è stato arrestato per aver partecipato alle minacce.
a. zo.

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