7 Settembre 2004

Questo non è un reality show: è la vita dura e bellissima

I cinesi di Roma, il G8 di Rebibbia, le donne di Capoverde
Questo non è un reality show: è la vita dura e bellissima






Ritorna il Mestiere di vivere: stesso obiettivo, indagare mondi e persone reali, stesso linguaggio, quello della docu-fiction, diverse le storie. La comunità cinese a Roma e quella dei Sikh a Reggio Emilia, la vita nel carcere di Rebibbia, Campo dei fiori e le donne capoverdiane sono le cinque realtà indagate nelle quattordici puntate della nuova serie del programma, in onda dal 13 settembre il lunedì e il martedì in seconda serata su Raitre.
«Vogliamo che Raitre sia la tv della realtà», ha affermato il direttore Paolo Ruffini durante la conferenza di presentazione. «Il Mestiere di vivere è più faticoso di un documentario e più difficile di un film normale», ha spiegato poi, «perchè dobbiamo raccontare cose che non si vedono a persone che in tv guardano tutt?altro».
La storia del programma inizia nel 2003 con l?esperimento, riuscito, di Residence Bastoggi, (di cui Ruffini assicura di non voler fare un serial per evitare che diventi una soap e tradire così l?obiettivo del programma), ed è poi proseguito con Hotel Helvetia e la storia del cantante Pupo.
La nuova serie si apre lunedì con Un cinese a Roma di Gianfranco Giagni, che indaga la comunità cinese dal di dentro, tralasciando per una volta l?aspetto della mafia e dei ristoranti. Un pò in stile commedia, il docu-film, che verrà proiettato anche lunedì al Cinema Nuova Olimpia per la comunità cinese, è ambientato all?Esquilino, a Piazza Vittorio, e si incentra sulla difficoltà di un cinese di trovare una casa. Nella sua ricerca, il protagonista incontra persone della comunità che vivono aspetti della tradizione cinese come il rito del matrimonio.
Un pò d?India di Stefania Casini, in onda martedì 14 sempre in seconda serata, mostra invece la comunità degli Sikh nella provincia di Reggio Emilia, il loro modo di vivere, la loro cultura, il loro viaggio dal Punjab, in India, per giungere in Italia. «Ho raccontato questa comunità», ha spiegato la regista, «dal punto di vista di due gruppi di ragazzi diversi, uno ancora molto legato alle tradizioni dei Sikh, che cura le arti marziali e indossa il turbante, e un altro più assimilato al modo di essere degli italiani. Il ritratto che ne deriva», racconta ancora, «è quello di una comunità ben voluta dalle istituzioni. Persone con grande voglia di lavorare, molto adatte in particolare per il settore agricolo, con grandi principi etici, vegetariani e astemi. Per questo, a volte, i ragazzi Sikh fanno fatica a partecipare alle tipiche serate in discoteca dei giovani italiani».
Maurizio Iannelli è invece il regista di Rebibbia G8, quattro puntate che affrontano le esperienze del carcere, ma che «non raccontano le celle» perchè non è stato possibile. Il G8 è uno dei bracci del carcere di Rebibbia dove si scontano le pene dopo il giudizio definitivo. Gianfranco e Tommaso sono due dei detenuti protagonisti del filmato. Una realtà raccontata durante i colloqui, permessi premio, la messa di Natale, per cercare di capire come il mondo dei liberi viene in comunicazione con quello dei reclusi.
Le storie di quindici persone si intrecciano invece nelle quattro puntate dedicate a chi passa, attraversa o vive a Campo dè fiori, storica piazza della capitale. Claudio Canepari ha raccolto le vite di Marcello, pensionato alle prese con lo sfratto, Anastasia, ex studentessa che dorme sotto ponte Sisto in attesa di disintossicarsi, Dante, ladro gentiluomo e di tanti altri, «storie esemplari di vite normali», come ha affermato lo stesso regista.
Un?altra comunità, quella delle donne capoverdiane che sono giunte in Italia agli inizi degli anni Settanta è invece al centro di Raiz, il film documentario di Costanza Quatriglio. Attraverso differenti donne e differenti situazioni si racconta, oltre alla vita quotidiana di queste persone, anche la condizione e le difficoltà della seconda generazione di immigrati.
E mentre il Codacons (durante la presentazione, in uno dei saloni di viale Mazzini era presente l?avvocato e presidente Carlo Rienzi) in un comunicato ha criticato la nuova serie del programma definendolo il reality show dei poveri «con qualche scontata pubblicità occulta agli sponsor della rete», gli autori e sceneggiatori di Residence Bastoggi e Rebibbia G8 hanno già cominciato a girare i filmati su un gruppo di musicisti rock disabili, i ?Ladri di carrozzelle?, seguendo i ragazzi in turneè e nella composizione del nuovo Cd, descrivendo una realtà che non è fatta solo di handicap, ma soprattutto di musica e grande voglia di suonare, tutti insieme. Un tema, questo, che probabilmente vedremo la prossima primavera.

Previous Next
Close
Test Caption
Test Description goes like this