10 Giugno 2021

QUESTO È IL BALLO DEL QUAQUARAQUÀ – SCAZZI E POLEMICHE SULLA RIAPERTURA DELLE DISCOTECHE

Il Paese riparte, certo, ma mentre ovunque si celebra la speranza, quelli che traggono il loro sostentamento dalla vita notturna, dal ballo, dalle feste in piazza, patiscono l’incertezza e sono tentati dalla protesta. «Ci ricevono, ci prospettano soluzioni, ma la verità è che non abbiamo né una data né regole chiare di comportamento», dicono sconfortati.Il timore dei proprietari delle discoteche è che il ministro della Salute, Roberto Speranza, e il Cts impongano l’uso delle mascherine e il rispetto del distanziamento anche in pista. «Disposizioni che ci condannerebbero a non riaprire», è il giudizio senza appello di Pierpaolo Paradiso, gestore del Praja di Gallipoli, tra i più attivi nella ricerca di una mediazione.
Ieri il decreto Riaperture è stato approvato dalla Camera, ora il testo passa al Senato. La circostanza è stata l’occasione per tanti tra esponenti del governo e parlamentari di rallegrarsi per il cauto ritorno alla normalità.
L’eliminazione del coprifuoco dal 21 giugno e il varo del green pass dal primo luglio sono considerati i momenti che segneranno il liberi tutti tanto atteso. Forse è proprio questa inarrestabile ondata di ottimismo a provocare la reazione dei gestori dei locali e degli altri protagonisti della vita notturna.
Il giorno dopo il doppio incontro con il segretario della Lega Matteo Salvini e con il sottosegretario alla Salute, Andrea Costa, rimuginano e non sono poi così convinti che il «pronti, si parte» per loro sia vicino, forse neppure certo.
Temono che il green pass non basti ai tecnici del Cts come misura di sicurezza. «Ma imporre di ballare con la mascherina oltre che fisicamente impossibile – sostiene Paradiso – porrebbe anche un problema di controllo. Chi dovrebbe verificare che nessuno se la abbassi o se la tolga? Noi gestori dovremmo sanzionare?».
Il Codacons in un certo senso si candida a vigilare: «L’esperienza fallimentare dello scorso anno, quando nelle discoteche di Gallipoli, Sardegna ed Emilia-Romagna si è violata ogni più basilare regola anti-Covid, non deve ripetersi – è il monito dell’associazione di consumatori – serviranno controlli delle forze dell’ordine. Noi stessi ispezioneremo e denunceremo».
Così, mentre Maurizio Pasca, segretario del Silb, sindacato locali da ballo aderente alla Fipe, che ha condotto le trattative, fa esercizio di pazienza e predica fiducia, altri suoi colleghi si domandano se davvero un accordo sia in vista: «Le nostre sono le uniche attività ancora ferme per decreto – rileva polemico Enrico Galli, proprietario del Cocoricò di Riccione e dell’Altro mondo studios di Rimini -. Ma noi lavoriamo con artisti internazionali che quando il governo avrà preso le sue decisioni, saranno già stati reclutati dai locali del resto d’Europa. Non possiamo improvvisare».
Galli ha già deciso che il Cocoricò per questa estate non riaprirà. A legittimare i sospetti dei gestori sarebbe il silenzio di Speranza.
Durante l’incontro con l’associazione di categoria, il sottosegretario Costa si era impegnato a riportare le sue conclusioni al ministro. «Il green pass – ha ribadito anche ieri – ci permetterà di riaprire molte attività, di offrire ai cittadini un orizzonte chiaro per la programmazione».
Tuttavia dell’atteso esame delle regole per riaprire le discoteche da parte del Cts, propedeutico a una disposizione, non si ha ancora notizia. E il ministro Speranza, interpellato, replica laconico che non se ne sta occupando.
Mentre il mondo delle discoteche aspetta un segnale, un altro settore rivendica visibilità: l’associazione che riunisce 15 mila orchestrali di balere e sale per il liscio. «Ormai da anni animiamo sagre e feste di piazza – dice Matteo Bensi dell’Unione Obis – solo la mia formazione nel 2019 si è esibita in 220 concerti. Solo d’estate ci sono 60 mila sagre. Facciamo parte della cultura del Paese. Si parla delle discoteche, va bene, ma noi, il nostro lavoro?».

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