16 Febbraio 2013

«Questi non sono capitani coraggiosi»

«Questi non sono capitani coraggiosi»

«Questi signori non hanno peccato in buona fede. Non sono i Blues Brothers che mettono insieme la loro banda truffaldina per salvare l’ orfanotrofio e nemmeno sono i comandanti del mercantile affondati assieme alla nave. Donigaglia se n’ è andato tre mesi prima del crac e Ricci Maccarini è rimasto sempre il vice, non ha mai preso il timone nelle sue mani». Alle 9.50 il pm Ombretta Volta pronuncia le prime parole che ribadiscono la richiesta di condanna per i venti imputati del processo Costruttori. Un crac da «un miliardo di euro», ricorda il pubblico ministero. L’ aula B del tribunale è stracolma, non c’ è un posto a sedere. Un signore si è portato dietro una sedia perchè l’ udienza sarà lunga: quasi sette ore, e non è comodo farsele tutte in piedi. Sono una quarantina gli ex soci e risparmiatori della società argentana che occupano i posti riservati al pubblico. Altre trenta persone vestono quasi tutte le toga e siedono nei banchi riservati alle parti del processo. E’ l’ ultima udienza, passaggio obbligato per la sentenza che arriverà alla fine della camera di consiglio. «Domani (oggi, ndr) o domenica», annuncia il presidente del collegio, il giudice Francesco Caruso, affiancato dai colleghi Arcani e Attinà. La pubblica accusa non chiede «un giudizio sulla storia, il processo ha un altro scopo – prosegue il pm Volta – stabilire se c’ è stata una violazione delle norme poste a tutela delle posizioni più deboli. Questo dibattimento ha fornito molti riscontri a questa tesi. Si è detto che l’ operato degli imputati deve essere esaminato alla luce del momento storico. Eravamo negli anni ’90, gli anni di Tangentopoli, gli anni in cui la CoopCostruttori a Comacchio acquisiva appalti con condotte di corruzione, gli anni in cui – a dirlo è stato uno degli avvocati in questa aula – si costituivano fondi neri da dare al Psi, gli anni in cui venivano occupate quote di mercato con l’ estorsione o l’ usura». «Chi è Donigaglia – ha ribattuto più tardi l’ avvocato dell’ ex presidente Costruttori, Cesarina Mitaritonna – emerge dal suo certificato penale. Non consideriamo i processi ancora pendenti e anche la prescrizione equivale ad una assoluzione. Donigaglia non è un usuraio, un corruttore, un estorsore. E se facciamo riferimento alla buona fede, allora ricordo che il mio assistito ha acquisito Apc (azioni di partecipazione cooperativa, anch’ esse ingioiate dal fallimento, ndr) nel settembre 2002 e sua figlia nel gennaio 2003». «Ma la dirigenza della coop – aveva domandato durante la sua replica il pm – aveva davvero agito in buona fede? Oppure si sentiva così forte che qualsiasi azione lecita o illecita, veicolo di consenso, sarebbe stata coperta dagli apparati? La presa d’ atto della crisi economico-finanziaria che ha portato al tracollo avrebbe potuto avere un esito diverso se si fosse scelto di affrontarla in modo adeguato». Il parallelo con il caso Parmalat ha suscitato diffuse reazioni tra gli avvocati della difesa. Lo sconto di «fatture senza presupposto» da parte delle banche, «nel processo Parmalat è stato correttamente definito ricorso alternativo al credito, fuori controllo, illecito. Nel 2002 la coop ottenne 130 milioni di crediti in modo fraudolento, 500 milioni in 10 anni». Un’ argomentazione nettamente avversata dall’ avvocato Lorenzo Valgimigli. «Dalle casse della coop non è uscito un euro per finalità private», ha puntualizzato, e sulla buona fede dei dirigenti ha aggiunto: «Chiediamoci perchè i soci lavoratori dei cantieri non si sono costituiti contro di noi». Altro capitolo, la Spal. «Quell’ investimento danneggiò la coop – ha commentato nelle sue conclusioni il pm – Il vantaggio pubblicitario era poco consistente: la scritta Cercom (una società del gruppo ceduta nelle prime fasi della procedura del fallimento, ndr) sulla maglia della squadra era davvero così importante? E se l’ obiettivo era la licitazione degli appalti, dobbiamo credere che la società riceveva commesse perchè esponeva quel nome o quello di altre società sulla maglietta?». «Il rapporto con la squadra dava visibilità alla società sul territorio», ha risposto l’ avvocato Mitaritonna. Per l’ avvocato di parte civile, Claudio Maruzzi, sarà una «sentenza storica per la comunità di Argenta, che dovrà rendere giustizia per condotte che si sono rivelate ostili all’ etica, al vivere civile, alla legalità e alla vera solidarietà». Nel mirino anche l’ operato di sindaci e società di revisione, i ‘controllori’ dei conti. «Se i soci fossero stati informati in modo completo e corretto l’ assemblea avrebbe potuto stravolgere le scelte della dirigenza – ha argomentato Bruno Barbieri, avvocato del Codacons e legale di parte civile – Il sostegno finanziario dei soci si è fondato sull’ ignoranza di persone che sono state tenute all’ oscuro». Sulla «tutela dei soggetti deboli», chiesta ai giudici dall’ accusa è intervenuto l’ avvocato Aldo Meyer: «Questo è un processo che deve valutare la responsabilità delle persone, non bisogna dare un giudizio storico o seguire una deriva quasi politica». «E’ la stessa cosa che dico io», ha controbattuto il pubblico ministero. (gi.ca.)

 

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