Quelli che apriranno la Rai come una scatoletta di tonno
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fonte:
- Giornalettismo.com
Saxa Rubra trema. Il vento di “cambiamento” arriva anche tra le sediette di Viale Mazzini, con un gruppo che sta iniziando a fare proseliti. C’ è chi li ha già etichettati come la frangia 5 stelle della rete pubblica, chi come “disturbatori” in cerca di gloria. Il gruppo però esiste. E il varo c’ è stato questo 8 marzo. Con loro Fabrizio De Jorio (Televideo), Carlo Morosetti, Maria Teresa Fabris (Tg2), Teresa De Santis (vicedirettore Televideo ed ex vicedirettore Tg1), Leonardo Metalli (Tg1), Fabrizio Noli, Fabrizio Strafile, Gian Luigi Indri, Stefano Anderson (Gr Rai), Pietro Raschillà (Uno Mattina), Antonio Cardin, Nello Rega. A chi però pensa già a un nuovo risorgimento sindacale Fabrizio De Jorio stempera gli animi: “Non è un sindacato ma un coordinamento spontaneo che raccoglie le istanze dei colleghi. Ci siamo accorti di un gap che noi cerchiamo di colmare. Ci poniamo come interlocutori tra i soggetti istituzionali e il sindacato”. guarda la gallery: Il gruppo di Giornalisti in Movimento Luigi Gubitosi (dg), Anna Maria Tarantola (presidente) (Foto La Presse/Getty Images/ GiornalistiinMovimento / CHI SONO – Venticinque persone, anche fuori da Mamma Rai. “Ha aderito anche Marco Mele del Sole 24 ore” aggiunge Fabrizio De Jorio che definisce il suo “un gruppo fuori dai canoni”. Oltre però alla stampa si pensa anche ad altre figure. “Non dobbiamo esser giornalisti-centrici. Ci sono -spiega – tutta una serie di figure professionali (scenografi, programmisti) dentro la Rai spesso inutilizzate. Circa due terzi del bilancio Rai sono esternalizzati con major del settore. La campagna pubblicitaria per il pagamento del canone per esempio è costata circa 500 mila euro se la cosa fosse stata fatta all’ interno dell’ azienda sarebbe costata 20?. CON BEPPE? – La liason con Grillo potrebbe esser deducibile dalla fisionomia dei post e dei principi. Ma guai a chiamarli grillini: “No. Ci ispiriamo – spiega de Jorio in parte all’ esigenza di trasparenza portata avanti da M5S. Ma non è una sua costola, anzi siamo autonomi e apartitici. Vogliamo solo stimolare il dibattito sulla razionalizzazione dei costi nella rete pubblica. Si spendono soldi per iniziative che poco hanno a che fare con gli interessi dell’ utenza. Spesso si producono format di cui la Rai non è neanche proprietaria. Come un utero in affitto”. Ma avete contatti con deputati 5 stelle? Avete sentito Casaleggio o Grillo? “Noi colloquiamo con tutti. Sarebbe impossibile non avere contatti istituzionali. Una cosa sono i contatti altra sono le frequentazioni abituali. Siamo interlocutori sia col Movimento che con gli altri partiti”. CARO RODOTA’ – Trasparenza, etica e orale. Sarebbero questi i tre pilastri dei ribelli di Viale Mazzini. Il modello di rinnovamento su cui puntano sarebbe quello di una BBC all’ italiana, con una governance non scelta dalle forze politiche, ma solo per peso curriculum. “Nomi – spiega De Jorio – di alto respiro di alta professionalità. Sia dal mondo dell’ economia che dalla televisione. Ma anche dalla politica. Per esempio? Uno Stefano Rodotà è sicuramente un personaggio di alto profilo pur essendo nella compagine del centrosinistra. Non gli si può negare una certa competenza nel campo dei media. E’ stato garante per la Privacy”. COSI’ NON VA – Programmi flop, troppe esternalizzazioni, sprechi e figuracce da Codacons, telegiornali “fotocopia” e pochi approfondimenti. Sono tutti questi i nei individuati dalla compagine in movimento. “La Rai – aggiunge – deve riconoscere che il mondo sta andando verso una altra parte. Non ha ancora un piano industriale-editoriale sul web. Siamo una azienda che compete sul mercato ma ad armi spuntate. Perché ha un tetto della pubblicità, una mission pubblica”. Una soluzione secondo lui ci sarebbe: “Servizio pubblico e avere, magari una rete, che le permetta di competere senza canone e solo con la pubblicità. Tutto ciò può avvenire solo tramite un percorso fatto da professionisti d’ alto livello, che non sono certo quelli individuati dai partiti”. Una idea per migliorare il tutto? “Separando la proprietà delle reti da quella che gestisce i contenuti”. IL GRANDE LIBRO – L’ arma di Giornalisti in Movimento saranno le righe di inchiostro, muro del pianto di Mamma Rai. “Un libro bianco con denunce, segnalazioni e proposte – spiega De Jorio – raccolte da tutti i dipendenti. Saranno rigorosamente anonime. Presto lo presenteremo in conferenza con delle proposte, senza entrare nei particolari, per replicare a queste esigenze di cambiamento”. Intanto lo scambio di mail con i vertici, continua. Anche su singoli casi: “I doppi incarichi per esempio – spiega De Jorio – le doppie deroghe devono essere date in modo egualitario e trasparente. Susana Petruni e Francesco Giorgino hanno rinunciato alla line per condurre. Il caso invece di Bianca Berlinguer è differente: direttore del Tg3, continua a condurre il Tg”. A irritare il gruppo ma anche i sindacati in viale Mazzini è la circolare ignorata del dg Luigi Gubitosi. Nero su bianco era espresso lo stop a doppi ruoli, per i vicedirettori o capiredattori di line che sono anche conduttori, in tutte le reti e nelle testate giornalistiche del servizio pubblico. Ma qualcuno ha fatto le orecchie da mercante. CARO GUBI TI SCRIVO – Carlo Alberto Morosetti, altro componente del coordinamento spiega il perché del libro: “Diciamo che non c’ è nulla di nuovo. L’ idea nostra è quella di raccogliere in modo sistematico per avere un quadro che secondo me neanche l’ azienda ha tutt’ oggi. Questo è un posto fatto da ere geologiche. Anche queste operazioni di tagli sono spesso fatte sui dipendenti e non sugli appalti. Vogliamo evitare una razionalizzazione selvaggia”. Secondo lui l’ esternalizzazione avrebbe un senso solo per autori indipendenti e blog. “Una contaminazione che farebbe bene, ma qui stiamo parlando di esternalizzazioni con aziende grosse dove la Rai prende il pacco e manda in onda a costi esorbitanti”. L’ idea è essere come gli altri broadcast europei con sistema crossmediale, dove l’ organizzazione pecca. Che ci si sia la zampa di Casaleggio? Anche se la politica è in crisi e “c’ è cambiamento”. Per fare la nuova Rai ci vorrebbe una nuova classe politica. “Secondo me ora c’ è la possibilità di farlo. Certo che però bisogna capire come andrà a finire col governo” aggiunge Morosetti. “Gubitosi con molta umiltà – aggiunge – ha cercato di capire le difficoltà della Rai. Secondo me questa strada della comunicazione diffusa interna è quella da percorrere”. Regola da proporre? “Produce one distribute many” spiega Morosetti. Ovvero con una troupe si distribuisce su più canali e reti. Cambiamento di paradigma non facile. “Il target è giusto che sia differente per rete. Quello che dico io è che a livello organizzativo occorre ripensare le cose”. Obiettivo prossimo? “Il problema più grosso – spiega Morosetti – che vedremo anche col sindacato, è la formazione. L’ azienda deve investire sulle risorse umane dell’ azienda. Io stesso sono andato ai seminari sull’ Eurovisione a spese mie. Questa è una azienda vecchia nel management delle risorse, la formazione è basilare”. DUNQUE? – Sfruttare l’ onda di Grillo per sollevare ciò che è inabissato in viale Mazzini. Ma non sarà una ricerca ad appoggi parlamentari. Sembra solo una riforma “a piccoli passi”. “Ognuno può votare quello che vuole ma non può diventare una associazione 5 stelle Rai. Sarebbe una follia” spiega Morosetti. “Non siamo né contigui – aggiunge De Jorio – né una costola del Movimento. Altrimenti sarebbe una azione uguale/contraria. No?”. Intanto tra le scrivanie si aspetta il famigerato dossier, riempito da “copiose” segnalazioni. Dopodiché la palla spetterà a Gubitosi ma sopratutto ai nuovi (o vecchi) volti che si preparano ad approdare sotto il Cavallone. Il gioco d’ altronde non è nuovo, si ripete ad ogni Parlamento. A questo giro però cambiano gli attori. Chissà se si interesseranno anche loro al restyling di Mamma Rai.
stefania carboni
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