23 Gennaio 2005

Quelle vite distrutte aspettando il 53

Quelle vite distrutte aspettando il 53

Neanche ieri è uscito il ritardatario di Venezia





BOLOGNA – Sa aspettare, il signor Antonio Manfrinato, titolare del bar tabacchi “Il Vizio“. “Se avessimo anche le donne, potremmo offrire Bacco, tabacco e Venere“. Dietro i due computer della ricevitoria del lotto 578 in zona Corticella (case popolari, impiegati, media borghesia) attende i “malati“ colpiti dalla sindrome del 53 sulla ruota di Venezia. “Arrivano qui il giovedì, prendono il caffè, guardano i computer e scuotono la testa, come per dire: basta, non ci casco più. “Il 53, me lo sento, non esce nemmeno stavolta“. Al venerdì un altro caffè. Al sabato entrano, prima vanno al bancone del bar e zac, eccoli qui davanti a me. E quasi tutti scelgono il computer che non ha il piccolo schermo che mostra a tutti quanto si gioca. So solo io quanto esce dalle loro tasche. Sono cifre da paura“.

Anche ieri sera il 53 non è uscito e per tanti è iniziata una notte di disperazione. “Un signore si è appena giocato 11.000 euro e sono gli ultimi. Gioca da alcune settimane e finora ha buttato 70.000 euro. Erano i soldi che lui e sua moglie avevano messo via per poter comprare la casa al figlio. Io non so se la moglie è informata“. Al sabato c`è la fila, davanti al computer. Meglio fingere di essere un cliente. “Un euro sul 53? Se esce, lei vince 11,25 volte la posta. Se invece punta su due numeri, la vincita è 250 volte la posta“.
Fa impressione, questa processione di persone un tempo spinte dalla voglia di vincere e ora dal disperato desiderio di recuperare i soldi perduti. “Il signore degli 11.000 euro è alla canna del gas. Ma ci sono tanti altri che hanno grattato il barile fino in fondo. C`è chi ha asciugato il conto in banca, chi ha ritirato i soldi depositati alla Coop, chi ha preso tutto ciò che aveva alle Poste. Ma la cosa brutta è che spesso chi gioca lo fa di nascosto, senza dire nulla a casa. Ci sono persone che in questi mesi hanno buttato via anche 110.000 euro“.


Ricevitoria in centro storico. “Non metta nemmeno il numero, altrimenti c`è chi capisce. Ho una cliente, una signora ormai anziana, che per anni ha sempre giocato un paio di euro la settimana. Poi ha preso la febbre del 53. Dieci euro, 15, 18, 25 e via dicendo. In breve, un mese fa si è messa a giocare più di 10.000 euro a botta. E sa dove ha preso i soldi? Me l`ha confessato lei piangendo, una settimana fa. E` vedova, e il marito aveva lasciato un fondo d`investimento per il figlio medico, che adesso lavora all`ospedale ma vuole aprire un ambulatorio privato. Aveva la firma anche lei, su quel fondo, ed ha preso tutto di nascosto: circa 150.000 euro. Oggi non è venuta a giocare“.

Ormai tutti lanciano l`allarme contro questo “gioco“ che rischia di colpire le tasche degli italiani come una mezza Finanziaria. Sul 53, senza contare i soldi arrivati ieri, sono stati puntati 3,2 miliardi di euro. Il cardinale di Firenze Ennio Antonelli dice che “non bisogna alimentare la passione del gioco“. Il Codacons propone di limitare a 1.000 euro le puntate sul 53. C`è chi, svuotato ogni borsellino, le prova tutte. Una signora di Rosignano Solvay ha giocato 50.000 euro con due assegni falsi. Ha dovuto cambiare paese. “Gli assegni – dice Fabio Pinardi, ricevitoria 567 della Casaralta – io non li voglio nemmeno vedere. Non è comunque la prima volta che c`è questa febbre per i numeri ritardatari. Cinque anni tutti puntavano sul 31 sulla ruota di Bari ma la cosa fece meno scalpore perché allora nelle tasche degli italiani c`erano più soldi. Quelli che mi fanno star male sono gli anziani. Ce ne sono alcuni che ritirano la pensione alla posta e la portano qui. Sperano in un miracolo. Si trovano in miseria“.


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