Quelle protesi conservate nella «riserva speciale» Oltre 4 anni di sequestri e indagini
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fonte:
- La Sicilia
La vicenda venne a galla nel marzo 2013, oltre 4 anni fa, quando il commissario regionale dell’ ospedale Cannizzaro, dott. Paolo Cantaro, insediatosi alla guida dell’ ospedale, esaminò alcuni documenti e resosi conto che nella Cardiologia c’ era un numero di protesi scadute (e serpeggiava il forte sospetto che alcune protesi seppure non più a norma fossero state ugualmente utilizzate), denunciò tutto alla magistratura e segnalò il caso anche all’ assessorato regionale alla Salute.Nel corso della conseguente relazione interna della direzione sanitaria il commissario inoltre, riscontrò disfunzioni anche nell’ approvvigionamento di prodotti sanitari e dispositivi medici «con acquisti in misura non coerente con i volumi di attività del reparto». Acquisti che sarebbero avvenuti anche al di fuori dell’ iter della Farmacia dell’ ospedale, in maniera forse diretta. Proprio per questo allora, nella direzione dell’ ospedale, si parlò anche di «disecotomia che oltre al rischio di scaduto, nel caso della Cardiologia, poteva configurare il profilo del danno erariale».Inoltre i massimi dirigenti dell’ azienda sanitaria segnalarono alla magistratura anche presunte azioni da parte di persone rimaste ignote finalizzate alla modifica dei bollini di scadenza applicati sulle confezioni degli stent e si segnalò che le protesi scadute erano tenute in una stanza denominata «riserva speciale».Dopo la denuncia del commissario, nel 2014 venne presentata in Procura anche quella del Codacons che nel frattempo aveva raccolto le testimonianze di numerosi pazienti operati nel reparto. Inoltre recentemente il Codacons ha alzato il livello e ha presentato un nuovo esposto sugli stent avanzando forti sospetti per una paziente deceduta poco tempo dopo l’ installazione di uno stent. L’ episodio risalirebbe al 2010 e il Codacons nell’ esposto spiega che «le gravi anomalie riscontrate nei documenti sanitari relativi alla paziente potrebbero nascondere gravi responsabilità che potrebbero aver cagionato l’ aggravamento dello stato di salute della paziente poi deceduta». Non è detto, però che questo episodio, avvenuto un anno prima dei casi ora contestati, abbia qualcosa a che vedere con quelli finiti nel filone d’ indagine della Procura.Dopo l’ esposto della direzione del Cannizzaro nel 2015 la polizia giudiziaria si presentò all’ ospedale Cannizzaro e sequestrò le cartelle cliniche di una decina di pazienti. Il sospetto fondato era che a questi pazienti l’ equipe avesse installato alcune mini protesi scadute. Nel frattempo numerosi pazienti che a cavallo tra il 2011 e il 2012 erano stati operati dal reparto chiesero una copia della cartella clinica e alcuni si accorsero che c’ erano anomalie tra la data di scadenza delle protesti e la data dell’ intervento. L’ indagine andò avanti sino alle decisioni della Procura che nell’ ottobre del 2015 notificò avviso di conclusione indagine nei confronti degli indagati. Nella nota la Procura aggiungeva che «le indagini – svolte dal Nas dei carabinieri – hanno consentito di verificare il sicuro impianto di 16 stent scaduti di validità (medicati e non). Tale pratica – continuava la nota firmata dall’ allora procuratore reggente Michelangelo Patanè – ha apportato illeciti vantaggi economici alle ditte fornitrici di stent ed è stato altresì accertato come le ditte abbiano fornito all’ azienda ospedaliera materiali con scadenze estremamente ravvicinate alla consegna in violazione dei capitoli sottoscritti con la stessa azienda ospedaliera». Il reato ipotizzato dalla Procura era quello di abuso d’ ufficio, somministrazione di medicinali guasti e frodi nelle pubbliche forniture. In particolare la Procura aggiungeva che «l’ impianto di stent scaduti non ha, in concreto, determinato lesioni per la salute dei pazienti e che gli interventi di angioplastica sono stati effettuati in presenza di quadri clinici coerenti con la necessità di procedere all’ intervento». Nel corso delle indagini sono state disposte anche intercettazioni telefoniche.Giuseppe Bonaccorsi.
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