5 Marzo 2008

Quelle assurde morti bianche e gli ispettori che non vedono

Perché i controlli si fanno sempre dopo che un cantiere, una fabbrica, un laboratorio si trasformano in tombe? La risposta è semplice: perché nessuno vuole controllare. In Italia c`è un ente, l`Ispesl, che sulla carta ha il potere di bussare alle porte e fare delle ispezioni. Ma di fatto non lo fa. Il bollettino dei primi due mesi di quest`anno è già pronto: ottanta incidenti mortali e duemilacinquecento invalidi. Nel 2007 abbiamo contato mille morti e quasi diecimila incidenti. In Italia siamo molto bravi a tenere aggiornato l`elenco dei morti e dei feriti sul lavoro anche se il risultato è sempre più avvilente: siamo in fondo alla graduatoria dei Paesi più sviluppati con un morto ogni ora e mezza lavorativa. Più difficile è capire per quale motivo un ente creato anche per fare controlli preventivi, non li abbia mai fatti. L`Istituto superiore per la prevenzione e la sicurezza del Lavoro (Ispesl) è stato istituito con la legge sulla riforma sanitaria (la numero 833 del 23 dicembre 1978), ma in trent`anni non ha mai provveduto a realizzare quanto previsto dall`ar ticolo 23 della stessa legge: fare ispezioni e diventare un punto di raccordo fondamentale con le Aziende sanitarie locali (l`Ispesl avrebbe dovuto collaborare con il servizio sanitario nazionale). A Torino l`Asl si è mossa dopo che alla Thyssen Krupp sette operai sono morti bruciati come torce umane. E solo quando lo ha chiesto la magistratura che su quel rogo ha aperto un`inchiesta. L`Asl ha rilevato 116 infrazioni alle norme della sicurezza, tra cui i trentadue estintori completamente scarichi. Inevitabile pensare che se questi controlli fossero stati fatti prima, quegli operai non sarebbero sette nomi su altrettante lapidi, ma quattordici braccia al lavoro negli impianti dell`acciaieria. “Davanti alle morti della Thyssen Krupp e a quelle di Porto Marghera, Prodi ha detto che i controlli di sicurezza devono essere più severi, ma i controlli ispettivi di competenza dello Stato non vengono più fatti perché l`Ispesl omette di farli!“ denuncia il Codacons. L`avvocato Carlo Rien zi, presidente dell`associazione di consumatori aggiunge: “L`Ispesl fa poco perché la gestione è affidata a un presidente troppo personalista che fa il bello e il cattivo tempo. È preoccupante che molte leggi abbiano sempre più privatizzato i controlli sulla sicurezza nei luoghi di lavoro“. Ma perché l`Ispels è inattivo su questo fronte? Dieci parlamentari della sinistra democratica – con in testa il capogruppo Cesare Salvi hanno girato la domanda al governo. In un`interrogazione chiedono di sapere perché il presidente dell`istituto, Antonio Moccaldi “in carica ininter- rottamente da circa venticinque anni, non ha mai adottato un`efficace programmazione dell`attività per i 1300 dipendenti di cui 800 nei ruoli tecnici; e non risultano valutabili concrete attività, né misure di intervento ispettivo a tutela della salute dei lavoratori“. Il presidente Moccaldi è seduto sulla poltrona più importante dell`ente dal 1983. Praticamente da sempre. I maligni evidenziano la parentela con Gerardo Bianco, ex democristiano che dalla Margherita è passato alla Rosa Bianca (Moccaldi è il marito della figlia della sorella di Bianco). I dieci sena- tori, invece, sono interessati a capire per quale motivo l`Ispesl abbia “erogato, in contrasto con le indicazioni della Presidenza del Consiglio, emolumenti indebiti al Presidente e ai membri del consiglio di amministrazione“. Per due anni, infatti, il presidente e il cda (di cui faceva parte il futuro ministro dell`Istruzione Giuseppe Fioroni) si è auto-attribuito emolumenti superiori a quelli fissati dalla presidenza del Consiglio: per Moccaldi 238mila euro annuali invece di 131mila. Per Fioroni e i suoi ex colleghi del cda, 40mila invece di 30mila. Solo nel gennaio 2007 i vertici dell`ente hanno cominciato a restituire allo Stato la differenza. Un prestito senza interesse. Su questo il Codacons ha chiesto l`intervento della Corte dei conti. Ma i magistrati contabili dovrebbero anche verificare come l`Ispesl spende i fondi e i contributi di ricerca. Il Codacons segnala i settecentomila euro alla Fondazione Don Gnocchi per realizzare un centro di ricerca, anche se la fondazione non è un`istituzione scientifica ma un centro di ricovero e cura. E i 300mila euro, oltre assunzioni e rimborsi per materiali di ricerca all`Università di Chieti. 9.000 Le vittime sul lavoro dal 2002 a oggi, quattro al giorno 1.225 Le vittime sul lavoro nel 2007, 180 dall`inizio del 2008 Salvo per uso personale è vietato qualunque tipo di riproduzione delle notizie senza autorizzazione.

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