22 Ottobre 2020

Quella fornitura di marzo costata 18,5 milioni

 

CAGLIARI. A marzo, in pieno lockdown, quando le mascherine erano introvabili, la Protezione civile finì nell’ occhio del ciclone per una fornitura dal costo allora definito esagerato: 18,5 milioni. Acquisto ora tornato alla ribalta dopo le indagini della Guardia di finanza e l’ arresto del fornitore calabrese. Perché a vincere quell’ appalto, bandito con procedura d’ urgenza, fu proprio la Demar Hospital, intestata a Renato De Martin, in queste ore considerato l’ autore del raggiro ai danni della Regione. Al di là delle inchieste giudiziarie in corso, a marzo quella fornitura scatenò un vero e proprio caso politico e non solo. Vinto dalla Demar Hospital, l’ ordine prevedeva l’ acquisto di mascherine chirurgiche, circa 2 milioni, a 0,93 centesimi a pezzo, Ffp2, un milione, a 5,45 e altrettante Ffp3 a 7,8 euro. Solo che lo stesso giorno, il 24 marzo, l’ Azienda universitaria di Sassari aveva acquistato 100mila mascherine chirurgiche a soli 35 centesimi, 10mila Ffp2 a 2,11 euro e 5mila Ffp3 a 3,03 euro, spendendo tre volte meno grazie ai prezzi concorrenziali strappati, senza intermediari, alla Selvel Hong Kong Limited. Due listini prezzi, quindi, molto distanti fra loro. La Regione, seppure nel pieno della prima fase della pandemia, si difese sostenendo che «visto l’ impossibilità di reperire mascherine in Italia e in Europa, la Protezione civile era stata costretta a rivolgersi agli importatori di prodotti cinesi, ritenendo che gli stessi prodotti fossero certificati». Ma dopo diversi mesi è saltata fuori la verità: le mascherine della Demar erano taroccate. Tra l’ altro, in quei giorni, a sollevare il caso del prezzo sospetto fu soprattutto il Codacons, con due esposti: uno alla procura della Repubblica, l’ altro alla Corte dei conti.

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