Quella doppia velocità dei carburanti
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fonte:
- La Stampa
La benzina non smette di correre La crisi libica si è già fatta sentire sui portafogli dei consumatori. Violenti e inaspettati i disordini nel Paese di Gheddafi hanno subito raggiunto la pompa di benzina con i prezzi che, in pochi giorni, hanno fatto un salto in avanti sulla scia della fiammata dell’ oro nero. Da inizio settimana la benzina è rincarata di oltre due centesimi dai livelli medi di 1,484 euro registrati lunedì scorso e ha così raggiunto i massimi dal luglio 2008. Tutto questo mentre il prezzo del Brent, il tipo di petrolio che utilizziamo noi europei e che è scambiato in prevalenza sulla piazza di Londra, saliva a 120 dollari, il 40% in più rispetto allo scorso autunno, per poi ritornare a quota 112. In vista ci potrebbero essere nuovi aumenti e per questo probabilmente qualcuno ha già iniziato a fare il pieno in previsione di nuove fiammate e di altri rincari. La situazione è incerta in Nord Africa e allora ai distributori indipendenti, le così dette pompe bianche vale a dire quelle con i listini più bassi, si stanno già formate le prime code di clienti a caccia dello sconto, tutti in fila a far rifornimento di benzina e gasolio finché i prezzi sono ancora a quotazioni contenute. Poi non si sa, anche perché negli anni passati ogni volta che il valore del barile è salito è successo che il prezzo della benzina è rimasto alto e non è tornato a scendere tanto rapidamente seguendo il calo del greggio. E’ il dilemma della doppia velocità, da una parte la fulminea ascesa dei prezzi al distributori che si adeguano quasi in tempo reale ai rincari del barile ogni volta che i prezzi salgono. Dall’ altra una ridiscesa degli stessi prezzi che invece è lentissima, anche in presenza di un abbattimento delle quotazioni petrolifere. Su questo fenomeno si scontrano da anni associazioni a tutela dei consumatori e Unione petrolifera. Le associazioni dei consumatori, ogni volta, alzano la voce e denunciano manovre di speculazione. Tanto per fare qualche esempio, il 20 gennaio di quest’ anno, prima ancora che scoppiassero i disordiniin Libia, il Codacons segnalava prezzi della benzina arrivati intorno ai 1,50-1,52 euro al litro, vale a dire gli stessi valori praticati nel periodo del luglio 2008, quando il petrolio era vicino ai massimi e quotava attorno a 140 dollari al barile. Eppure il valore del greggio il 20 gennaio era ben lontano dai massimi con quotazioni ferme a 91 dollari (105-107 dollari al barile a parità di cambio). Il 2 settembre del 2008 il Codacons denunciava invece tempi lunghissimi per la ridiscesa dei prezzi. In quei giorni il petrolio era crollato a 108,33 dollari, un vero e proprio tonfo se si pensa che il massimo storico di 147,27 era stato raggiunto neanche due mesi prima, l’ 11 luglio di quell’ anno. Vista la retromarcia del greggio, gli automobilisti si aspettavano diminuzioni anche dal benzinaio. E invece niente ribassi alla pompa. Anzi, nonostante la differenza di prezzo di 30 dollari i prezzi alla pompa erano aumentati salendo a 1,47-1,48 euro al litro. Lo stesso fenomeno si verifica anche guardando alle quotazioni dei derivati sulle piazze internazionali. Per fare un esempio, la benzina (quotazione Platts a Londra), il 16 giugno, costava 736 dollari alla tonnellata, pari a 40 centesimi di euro al litro. In quei giorni al distributore, i prezzi consigliati in media si attestavano a circa 1,30 euro al litro. Fatto sta che il 9 luglio del 2009, con il cambio euro/dollaro sempre a 1,40, il Platts veniva quotato attorno a 615-620 dollari alla tonnellata, ciò comportava una riduzione del prezzo dai 40 centesimi a 33 centesimi di euro al litro, con una diminuzione, quindi, di 7 centesimi al litro. Ma di questi 7 centesimi, non c’ era alcuna traccia nella vendita al dettagli. Se l’ incertezza scandiscei prezzi alla pompa, certo è che le quotazioni del greggio potrebbero salire ancora. La banca d’ affari Nomura ha già predetto che il barile potrebbe presto raggiungere i 220 dollari al barile, ma solo nell’ ipotesi che Libia e Algeria chiudano davvero i loro rubinetti. E poi ci sarebbe un crollo perché l’ economia mondiale non potrebbe sostenere un prezzo del genere.
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