18 Marzo 2009

Quella del randagismo a Scicli è un’emergenza

 Quella del randagismo a Scicli «è un’emergenza nata da un fatto di cronaca gravissimo che però non riguarda la necessità di fare interventi legislativi, governativi o da parte delle forze dell’ordine». E non ha dubbi il ministro dell’Interno, Roberto Maroni «le leggi ci sono, bisogna solo capire cosa non ha funzionato in Sicilia: ci sono servizi veterinari che controllano le Asl, ci sono le responsabilità dei Comuni che devono organizzare i canili e delle Regioni che organizzano il servizio di accalappiamento dei cani». Di solito funziona, ma non certo nel ragusano. Nella zona tra Modica e Punta Sampieri la gente vive nel terrore del branco killer, e le aggressioni dei randagi in quella parte d’Italia hanno fatto esplodere la polemica sulle norme che regolano «i cani vaganti» e contemplano il divieto di abbattimento, ma anche sulla carenza di canili pubblici in troppe province, a iniziare da quella di Napoli. L’esercito dei randagi è formato da circa 600 mila cani: la Sicilia, con 68mila randagi presunti, è terza, dopo Puglia, con 70.671, e Campania, con 70.003. Ma il numero di canili sanitari e rifugio è di 1144: in Sicilia se ne contano 37 sanitari e 42 rifugio, contro i 63 canili sanitari ed i 75 rifugio del Piemonte. Il presidente dell’Udc, Rocco Buttiglione, punta il dito contro quelle amministrazioni, in particolare nel Sud, «in colpevole ritardo nella costruzione di canili e nella lotta al randagismo» che, invece, «deve diventare una priorità, a tutela dei bambini» attraverso cattura, sterilizzazione, ricovero nei canili e «in situazioni di emergenza anche attraverso l’abbattimento dei capi pericolosi». Servono, sottolinea Buttiglione, «più controlli». Si terrà oggi nella sede dell’Ausl 7 di Ragusa una riunione anche gli esperti del ministero della Salute sulle misure da adottare «per debellare il fenomeno del randagismo» nella zona. Andrà presto in Sicilia il sottosegretario alla Salute, Francesca Martini per fare il punto sulla situazione dopo che ha già inviato nell’isola il comandante dei Nas e una funzionaria del ministero. Ma per Martini la responsabilità è tutta dei sindaci che «disapplicando le leggi sono i fautori di situazioni di gravità. I cani vanno catturati nel rispetto delle leggi, come si catturano le tigri, attraverso anestetico». E aggiunge: «Sto combattendo per evitare una mattanza che riporta il nostro paese a paese del terzo mondo». Il sottosegretario, infatti, è subito intervenuta – con la soddisfazione di Enpa e animalisti – per far sospendere l’abbattimento dei randagi nella zona di Scicli. Ma per il Codacons «è da terzo mondo che un branco di cani possa andare in giro ad aggredire le persone» e mentre per Barbara Mannucci del Pdl «si uccidono i cani a prescindere per nascondere le responsabilità delle amministrazioni locali», Enrico Farinone del Pd chiede un «piano straordinario». Ma i sindaci non ci stanno e ribattono alle accuse. Dietro il problema c’è la scarsità di mezzi e canili «è irresponsabile il governo a emettere sentenze» dice Andrea Piraino, segretario dell’Anci, associazione dei comuni, in Sicilia. «La polizia municipale ha la responsabilità di vigilare anche sui randagi, ma mancano i soldi per la benzina per le auto, figuriamoci per i cani» spiega Ernesto Sica, sindaco di Pontecagnano (provincia di Salerno), dove il 6 maggio scorso una donna di 61 anni è stata sbranata dal suo pitbull. 

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