23 Maggio 2017

QUEL VACCINO CHE NON C’ È

Il decreto del governo sui vaccini ha avuto il pregio di mettere un punto in una disputa assai poco ragionevole, alimentata da una campagna irresponsabile che confonde pericolosamente le idee, soprattutto nelle famiglie ancora libere da pregiudizi. E che continua, ancor più irresponsabilmente. Ieri il Codacons, l’ associazione che intende difendere i consumatori, ha emesso un comunicato in cui si parla di migliaia di lettere di protesta, si invita alla «Rivoluzione civile», si riferisce che tanti genitori penserebbero di «trasferirsi all’ estero o di non fare più figli» e si annuncia l’ impugnazione del provvedimento davanti alla Corte costituzionale e, «se non basterà», davanti alla Corte europea di Strasburgo. Una delirante dichiarazione di guerra civile. Allora val la pena ribadire alcuni punti. 1)Fissando l’ obbligatorietà di 12 vaccini come requisito per iscrivere i bambini a nidi e materne, e stabilendo multe per i genitori dei ragazzi delle elementari non vaccinati, il governo si è assunto il compito di stabilire una priorità assoluta nella difesa dei diritti, privilegiando il bene della salute pubblica, con affievolimento del diritto dei genitori a prendere autonomamente decisioni sui propri figli, anche se inseriti in comunità scolastiche. E’ la logica tipica di un’ emergenza, peraltro applicata facendo attenzione al principio costituzionale del diritto allo studio: è qui la ragione del mancato allargamento alle elementari perché scuole dell’ obbligo, con ripiegamento sulla misura delle sanzioni. Ma chi vuole fare solo agitazione fa finta di non capirlo. 2) La sfida ora si sposta sul piano organizzativo e coinvolge Asl e scuole. Per il successo dell’ operazione c’ è da augurarsi che tutti i dirigenti coinvolti siano consapevoli dell’ importanza e della delicatezza del compito: i bambini coinvolti dalla svolta sono migliaia e migliaia. Dovrebbero quindi essere evitate strumentalizzazioni politiche di qualsiasi genere. 3) Proprio sul piano politico la determinazione del governo ha costretto anche i Cinque Stelle a fare i conti con le proprie ambiguità: schierarsi contro la legge avrebbe voluto dire caricarsi di una responsabilità molto grave, in contrasto con tutte le evidenze scientifiche. E non è stato per un caso che sia stato Beppe Grillo ad avviare un riposizionamento rapido sulla linea del ní. Dice in sintesi il movimento Cinque Stelle: non siamo contrari ai vaccini, ma renderli obbligatori non è stata una scelta saggia e comunque si doveva limitare il campo delle malattie soggette all’ obbligo. continua a pagina12.
paolo ermini

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