Quel telefono, gli ascensori aperti, i misteri sommersi
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fonte:
- Corriere Fiorentino
DAL NOSTRO INVIATO ISOLA DEL GIGLIO – Doveva essere una normale ispezione quella di ieri, si è trasformata in uno snodo investigativo. La visita al relitto della Concordia, terminata alle 18, ha regalato altri spunti di riflessione. Primo su tutti: la porta di servizio che immette nella sala del generatore di emergenza, quello che sarebbe stato manomesso – secondo le ultime indagini della Procura – dal perito della Costa Camillo Casella, era aperta e non sigillata. Ed ecco perché i sostituti procuratori Stefano Pizza e Alessandro Leopizzi hanno chiesto e ottenuto il sequestro del contaore del generatore di emergenza: servirà a capire quando e se ha smesso di funzionare. Non solo: è stato preso anche un telefono, che si trova al ponte 11: smistava le comunicazioni. Si tratta di una specie di «segreteria» che tiene in memoria le comunicazioni tra la Concordia e l’ esterno: potrebbe contenere in memoria le telefonate tra la nave e l’ esterno (compresa l’ Unità di crisi di Costa). Durante la giornata, ci sono stati i rituali screzi. Per protesta, il legale del Codacons non è salito a bordo del relitto. «Un processo – afferma il presidente del Codacons Carlo Rienzi – che dopo la violazione dei sigilli non ha più senso: una delle parti responsabili ha fatto e disfatto sul materiale probatorio come a casa propria». Un’ accusa alla Costa e al Tribunale di Grosseto che aveva ordinato il sequestro della nave e le relative misure di sicurezza. Rienzi continua spiegando che «la giustizia ha fallito e accettare di fare una perizia su cose già ”periziate” privatamente da uno dei responsabili pure condannato con pena patteggiata, significherebbe rendersi corresponsabili di giustizia negata. Basti ricordare che, secondo alcune ipotesi tecniche, se il generatore di emergenza (periziato privatamente da Costa) avesse funzionato, ben quattro naufraghi non avrebbero forse fatto la fine dei topi nell’ ascensore». Durante l’ ispezione, gli ascensori non sono stati trovati aperti al quartro piano, come sarebbe dovuto accadere, bensì ad altri piani: alcuni erano chiusi, altri no. Resta però da capire se il parziale inabissamento della Concordia abbia sfalsato la posizione degli ascensori: passaggio fondamentale, questo, per capire se davvero qualcosa era fuori norma. Dal punto di vista della Procura, però, poco cambia: se Schettino non avesse provocato l’ incidente e non avesse aspettato oltre mezz’ ora a dare l’ allarme, non solo quei quattro passeggeri si sarebbero tranquillamente salvati ma anche gli altri 28 sarebbero ancora vivi. Simone Innocenti RIPRODUZIONE RISERVATA.
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