19 Gennaio 2007

Quel regista si merita un bel taglio

TORNA LA CENSURA Quel regista si merita un bel taglio
Il film di Gibson. E quello di Lars Von Trier. E poi: lo spettacolo della Scala, la mostra di Bolzano. E Benevento… Così l`Italia si riscopre bacchettona

Il seno balugina dai pixel dello schermo, la natica si gonfia sotto lo zoom della telacamera piazzata a sud del monte di Venere. Occhioni, labbroni, polpaccioni frullano imbizzarriti da un palinsesto a un altro. Dove capita anche di inciampare in un porno d`autore, trash vero, di quelli che costano un mucchio di soldi: bisturi che dissezionano languide cavità ascellari per infilarci un popò di silicone tremolante. Per carità, niente di male. è la tv, bellezza. Peccato che tanta libertà d`espressione non sia equamente distribuita anche in altre aeree di questo scanzonato pianeta dell`informazione. E della cultura. Perché nei film, opere d`arte, artisti in carne e ossa, se poco poco c`è odore di sesso, sono guai. E allora giù, una rasoiata di censura. E la pruderie si acquieta. Così capita che `Il grande capo`, ultima opera di un regista di culto come Lars Von Trier, resista pochi giorni senza il crocione del `vietato ai minori di anni 14`. Motivo: una scena di sesso, tanto paradossale quanto lo è il film, in cui s`intravedono un paio di tette, accompagnate dai mugolii strampalati dei due improbabili performer erotici. Quanto basta alla terza commissione di revisione cinematografica per bollarla come “scena chiaramente rappresentativa di un rapporto sessuale poco coerente con l`intero contesto narrativo e di carattere molto spinto e gratuitamente volgare“. E dire che il ministro della Cultura Francesco Rutelli aveva avvertito che “oggi, a differenza di cinquant`anni fa, non sono tanto le scene di nudo a costituire motivo di censura, ma è la violenza“. Il riferimento era a `Apocalypto`, pellicola splatter del sanguinariamente scorretto Mel Gibson, che artisticamente parlando poco prometteva, se non un po` di raccapricci per le varie gole sgozzate dei piccoli maya e molta noia per l`interminabile inseguimento dell`unico sopravvissuto alla furia di altri maya. Film che, dopo aver passato indenne le maglie della censura italiana, con gran fracasso di Codacons che ha subito minacciato ricorso al Tar, ha trovato proprio in Rutelli un sostenitore degli occhi innocenti dei minori di 14 anni. Che, secondo il ministro, avrebbero dovuto vedere il film accompagnati dai genitori, come ha raccomandato inviando una lettera agli esercenti delle sale italiane. Invito che ha messo d`accordo maggioranza e opposizione: dalla diessina Anna Serafini, presidente della commissione bicamerale per l`Infanzia, al forzista Maurizio Paniz, al capogruppo dei Verdi in commissione Cultura alla Camera Roberto Poletti e Riccardo Villari della Margherita. Il film è stato vietato e incassa benino. Non basta. Perché la bacchettonaggine, non pare aver assalito solo i cattolici, che forse se ne infischiano di un po` di tette al vento e del sangue sguaiatamente sparso alla maniera di Hollywood (a parte la senatrice Prc Tiziana Valpiana, Rosy Bindi è stata l`unica a prendere una posizione un po` sfumata su `Apocalypto`), ma è un movimento forte e trasversale. Che dice no anche a Berlusconi in mutande, che si dimena in svagata compagnia dei suoi ex colleghi Chirac, Bush, Putin e Blair, tutti parecchio alcolici. Così sarebbero dovuti comparire il 20 giugno alla Scala di Milano, nella rivisitazione politico-pecoreccia del `Candide`, che lo scrittore americano Leonard Bernstein rifece della celebre opera di Voltaire all`epoca del maccartismo e portata ora in scena a Parigi dal regista canadese Robert Carsen. Ma il sovrintendente Stéphane Lissner le ha sbarrato la porta. La censura non c`entra, fanno sapere dalla Scala, il fatto è che è un musical e parecchio cheap. E quindi se, come ha espressamente chiesto Lissner a Carsen, quei cinque bravi ragazzi sghignazzeranno un po` meno sui vari G8 e sull`effetto serra, indossando abiti e non mutande, forse alla Scala ci arriveranno pure. Forse. Chi invece rimane in pericolosa stand by sono le due giovani artiste GoldieChari (Eleonora Chiari, 36 anni e Sara Goldischmiedt, 32 anni) e la loro opera `Confine immaginato`: marcetta suonata da diversi rumori di sciacquone che dava il benvenuto all`ingresso della mostra `Group Therapy` allestita al Museion di Bolzano lo scorso autunno. Sequestrata una prima volta il 18 ottobre per `vilipendio alla bandiera o altro emblema dello Stato`, dissequestrata il 10 novembre per `insussitenza dei presupposti del sequestro`. E nuovamente risequestrata in maniera preventiva sei giorni dopo per `vilipendio alla nazione`, su segnalazione del consigliere provinciale di An Alessandro Urzì che il procuratore Cuno Tarfusser raccoglie. A tutt`oggi l`opera rimane sotto sequestro, le artiste sono indagate penalmente, ma decise ad andare avanti fino alla Cassazione. “Una storia paradossale per un`opera dove i rumori sovrapposti dello sciacquone si mimetizzavano a tal punto che molti, fino a che `Confine immaginato` non diventasse suo malgrado così nota, l`avevano scambiavata per una jingle nuziale“, commenta Letizia Ragaglia, curatrice della mostra, “ma alla fine ha vinto l`arte, che non agisce mai in un terreno neutro, specie in una mostra che voleva denunciare politicamente l`anestetizzazione della società“. Chissà se anche Bossi voleva scuotere dal sonno della ragione quando, dieci anni fa, durante un comizio a Venezia consigliò a una signora che esponeva dalla finestra il tricolore di “metterlo nel cesso“. Per lui però il processo non è ancora iniziato. Particolare che non deve essere sfuggito a Roberto Calderoli che, provando goffamente a celentaneggiare, ha detto che il “tricolore è lento ed è meglio metterlo nel cassetto“. Qualcuno s`è indignato? Macché, a parte qualche titolo sui giornali. Gran rumore, invece, a Benevento. Dove, a fine dicembre, neanche il pio clima natalizio ha fermato monsignor Pasquale Maria Mainolfi dal tuonare contro un innocuo Batman appeso alla Torre civica. “Tremate o naviganti tra le tempeste del mare, perché il capitano è assente e la nave è in mano ai cuochi di bordo“, ha sferzato i fedeli riuniti a messa, Clemente Mastella incluso, il monsignor citando Kirkeegard e invocando la rimozione di Batman. Ma si sa, Benevento ha una memoria di stregonerie e viene facile scambiare per il demonio l`opera che l`artista Adrian Tranquilli ha realizzato per la mostra sulla fiaba `C`era una volta un re`, promossa dal museo Arcos. E stavolta la pruderie pizzica tutta a sinistra, visto che Arcos fa capo alla provincia targata Ulivo e il neosindaco Fausto Pepe, mastelliano di ferro, deve decidere se tenersi l`uomo mascherato o dare retta al parroco inviperito. Non a caso Gianni Vattimo la butta in politica: “Questo clima di restaurazione“, commenta, “sboccherà nel partito democratico che fatalmente sarà il partito democratico cristiano“. n Novant`anni a nudo La storia è drammatica e controversa, e non somiglia a una qualunque vicenda di censura. Da una parte c`è Carol Rama, 90 anni, considerata una delle artiste italiane più significative: Leone d`oro alla Biennale di Venezia 2003, amica amata da tanti intellettuali: Orson Welles, Andy Warhol, Felice Casorati, Man Ray ed Edoardo Sanguineti. E dall`altra un fotografo, Dino Pedriali, noto per i nudi d`autore e suo amico da molti anni. L`ultimo incontro risale all`estate 2005 per un servizio fotografico. Pedriali va a casa di Carol, lei – dice lui – “sembra un po` su di giri e dopo un po` si spoglia“. Inutile chiederle di rivestirsi. è difficile far cambiare idea a una donna che anche sotto il fascismo dipingeva femmine nude, con i genitali in vista, le lingue di fuori e i serpenti nella vagina. Pedriali scatta. Il 5 febbraio prossimo 38 foto,di cui solo quattro nudi, sarebbero dovuti andare in mostra alla galleria Luxardo di Roma. Ma Eva Clausen, direttrice dello spazio, e Pedriali sono diffidati dal farlo. Carol Rama è stata interdetta e quelle immagini non recano la sua liberatoria. Interdizione è una parola sempre dura, ma nel caso di Carol Rama non va proprio giù. A Torino, la città dove è nata, dicono che non ne vogliono fare una santerellina, ma solo proteggerla da sbandamenti sempre più frequenti. E anche il suo patrimonio, costituito da un ingente numero di opere, compreso il Leone d`oro che Carol avrebbe regalato a Pedriali. Lei, però, è da una vita che si comporta così. “Il senso del peccato è il mio maestro“, ha più volte detto e se dipingesse continuerebbe a fare “carte scostumate“ che raccontano eterni disordini emotivi. Il punto allora è che a 90 anni ha posato nuda? Che il nudo, alla sua età, è un tabù? “A nessuno piace la misura presa dal pm, io stesso ci sto male, ma quelle foto mi fanno stare ancora più male“, dice l`avvocato Michele Carpano, altro suo vecchio amico e oggi suo tutore. Chissà però come starebbe lei se sapesse che la sua libertà, di cui ha rivendicato sempre gli “eccessi“, oggi non esiste più.

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