Quel naufragio minuto per minuto
Dal tubo antincendio esce fumo, non acqua. È la notte tra il 27 e il 28 dicembre 2014. A bordo del Norman Atlantic, partito da Patrasso e diretto ad Ancona si sviluppa un incendio. Le scatole nere registrano le preoccupate conversazioni tra i membri dell’ equipaggio. Quando si trova al largo delle coste albanesi le fiamme avvolgono il traghetto. Il mare è in burrasca. Fa molto freddo. Solo la professionalità del comandante evita che il bilancio possa essere ancora più grave: 29 vittime delle quali ufficialmente 18 ancora dispersi. Due anni dopo il naufragio, il relitto annerito e svuotato è ancora ormeggiato nel porto di Bari. Il tragico ricordo di quella notte è adagiato ferito sul molo 19. Dal portellone spalancato, si intuisce cosa devono avere vissuto passeggeri ed equipaggio. Infreddoliti, con le coperte intorno alle spalle e gli occhi di chi aveva visto la morte in faccia. Arrivarono così a Bari molti dei superstiti, a bordo del Spiritus of Piraeus il mercantile che rappresentè per loro la salvezza. Esattamente due anni fa. L’ altra faccia della medaglia è rappresentata dagli eroi invisibili e senza nome che misero a rischio le proprie vite per salvare quelle degli altri. Condizioni meteo difficili che potrebbero anche avere concorso a causare il disastro. Ma torniamo a quelle voci. Il mare in tempesta. Buio. Freddo. Fiamme a bordo. Qualcuno aziona il sistema antincendio. E si scopre che da quei tubi che dovrebbero rappresentare la salvezza esce fumo. Non acqua. Non sono le scene più raccapriccianti di un thriller ad alta tensione. Ma è quanto realmente è avvenuto a bordo del traghetto nella notte tra il 27 e il 28 dicembre scorsi. Dalle voci dell’ equipaggio che iniziava a gestire l’ incendio, emerge uno spaccato inquietante. Il contenuto delle registrazioni custodite nella scatola nera riaffiorarono tragicamente durante le indagini. Dalla prima segnalazione di fumo alle 4.23 e una voce che dice c’ è un incendio, quattro minuti più tardi gli ordini in plancia si fanno frenetici. Alle 4.29 il comandante ordina di avviare manualmente il sistema antincendio al ponte 4 ma la conferma che la manovra abbia avuto successo stenta ad arrivare: una risposta affermativa – ricostruisce il Codacons, persona offesa nel procedimento penale – giunge alle 4.33 ma, evidentemente, il comandante non è convinto perché continua a chiedere rassicurazioni sul corretto funzionamento che, però, non arrivano. Alle 4.40 qualcuno gli risponde … è pieno di fumo … è pieno di fumo e alle 4.45 …dal tubo antincendio esce fumo non acqua!. Alle 4.47 la richiesta quasi disperata alla Capitaneria di Porto di Bari ricostruisce ancora il Codacons. Intervenite con tutti i mezzi – dicono dalla nave -: non possiamo mettere le lance in mare, abbiamo un gravissimo incendio a bordo, venite con i rimorchiatori. Rimorchiato fino a Brindisi e poi a Bari, il traghetto è stato prima svuotato di tutte le carcasse di tir e auto parcheggiati sui ponti, poi – a partire dal giugno 2015 sottoposto ad approfondite perizie. Nelle prossime settimane i periti incaricati dal gip di Bari Alessandra Piliego depositeranno la relazione conclusiva sugli accertamenti fatti a bordo, che comprendono le verifiche sugli impianti antincendio, sulle scatole nere e su tutte le attrezzature di bordo. L’ incidente probatorio servirà a cristallizzare le prove relative alle presunte responsabilità ipotizzate dalla Procura nei confronti dei 12 indagati. I pm Ettore Cardinali e Federico Perrone Ca pano, che coordinano gli accertamenti della Capitaneria di porto, hanno indagato per cooperazione colposa in naufragio, omicidio plurimo e lesioni nei confronti di centinaia di parti offese, il comandante della motonave Argilio Giacomazzi, sette membri dell’ equipaggio, l’ ar matore Carlo Visen tini, i due legali rappresentanti della società greca Anek, che noleggiò il traghetto, e un dipendente della stessa società Anek, il cosiddetto supercargo (addetto alle fasi di imbarco). La posizione di altri membri dell’ equipaggio è al vaglio dei pm. La vicenda, intanto, è approdata anche nelle aule della giustizia civile barese perché i familiari delle vittime e i passeggeri sopravvissuti, in totale un centinaio di persone, hanno citato le società proprietaria e noleggiatrice del traghetto per ottenere un risarcimento dei danni milionario.
giovanni longo
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