7 Dicembre 2002

Quel fil di fumo clandestino

PERUGIA – Per strada, in casa o in ufficio: gli umbri sono fumatori incalliti. I dati di un rapporto del Sedes (l`agenzia per la promozione e l`educazione alla salute) collocano l`Umbria, in una ipotetica graduatoria regionale, ai primi posti subito dopo Lazio, Lombardia, Emilia Romagna e Toscana. Un`abitudine al fumo, nonostante le campagne informative, in continua crescita: 176 mila i fumatori, pari al 24,1 per cento della popolazione con età superiore ai 14 anni. La maggior parte consuma sigarette (173 mila) mentre gli altri 3 mila hanno l`abitudine di fumare la pipa e i sigari. Gli uomini che fumano sono circa il 30 per cento, mentre le donne raggiungono la quota del 19 per cento (superiore di due punti alla media nazionale). Dal dato risulta, inoltre, che i giovani che si dedicano al fumo sono in aumento: fuma, infatti, il 23,5 per cento dei ragazzi e delle ragazze d`età compresa tra i 18 e i 19 anni ed il 29,4 per cento di quelli con età compresa tra i 20 e i 24 anni a conferma del fatto che il 90 per cento circa dei fumatori ha “assaggiato“ la sua prima sigaretta prima dei 18 anni.
Il dato giovanile della passione per le “bionde“ trova conferma anche nei controlli effettuati nelle strutture universitarie. Esemplare il caso di medicina a Perugia. Lungo i corridoi adiacenti le aule didattiche centinaia di studenti, ma anche professori e dipendenti si concedono più sigarette lungo l`arco della giornata. Luoghi dove sarebbe proibito fumare, e non solo perché pubblici, ma anche perché sede di laboratori. Il divieto di fumo è un illustre sconosciuto; mancano i cartelli e dei controllori che dovrebbero far rispettare i divieti (individuati dalla stessa struttura) non c`è neppure l`ombra. Tra coloro che non vogliono avere nulla a che fare con il fumo molti hanno chiesto l`intervento dell`amministrazione centrale per far rispettare le regole. Risposta? Bisogna rivolgersi alla facoltà. Ma le proteste sono rimaste lettera morta.
Ritornando ai dati. Il consumo medio si aggira tra le 14 e le 15 sigarette al giorno, con gli uomini che ne fumano 16 e le donne che si fermano a 11. La maggior parte (il 40,7 per cento) fuma quotidianamente tra le 11 e le 20 sigarette, il 18 per cento ne fuma meno di cinque, il 32,4 per cento tra 6 e 10 sigarette, mentre poco meno dell`8 per cento supera la soglia delle venti sigarette al giorno. Ma dove fumano gli umbri? Scorrendo la lista dei controlli effettuati dai Nas emerge che fumano un po` dovunque, con particolare predilezione per i luoghi chiusi e pubblici.
“Quest`anno abbiamo eseguito 170 controlli – dicono i Nas di Perugia – 49 presso ospedali e strutture sanitarie; 16 in musei e altrettanti presso uffici postali; 14 in biblioteche e archivi; 10 e 9 rispettivamente nelle sale corse o nelle ricevitorie; 6 in sale d`attesa di aeroporti e stazioni ferroviarie“. Le contravvenzioni elevate sono state 17 per fumo in luoghi non consentiti; 2 per aver fumato in presenza di categorie sensibili (bambini, donne incinta e malati bronchiali); in 7 casi la multa è stata comminata perché il proprietario del locale non aveva esposto il cartello del divieto. Ed è su questo fronte che si appuntano le critiche dei non fumatori. Ancora è difficile individuare il responsabile d`ufficio, il controllore che può elevare le contravvenzioni e, d`altronde, neppure le competenze sono ben precise. “I controlli dall`esterno sono scarsissimi – dice Carla Falcinelli, presidente del Codacons di Perugia – e quelli all`interno degli uffici quasi inesistenti. Basti pensare che in molti uffici non esiste la persona incaricata che far rispettare il divieto, tanto nei confronti dei dipendenti quanto degli utenti“. In alcuni casi è la stessa associazione di consumatori a mettere in atto dei controlli a sorpresa. “Nell`ultimo periodo abbiamo controllato banche e ospedali – continua la Falcinelli – il divieto non è assolutamente rispettato e, inoltre, non siamo riusciti ad individuare i responsabili per il rispetto della normativa. Nei pochi casi in cui ci siamo riusciti abbiamo scoperto che la persona incaricata, colui che non dovveva far fumare gli altri, era a sua volta fumatore“.
Il rapporto del Sedes, infine, evidenzia che nella regione la dismissione dell`abitudine fumatoria si è arrestata e le leggi che vietano il fumo nei luoghi pubblici non hanno contribuito a far diminuire il numero dei fumatori.

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