Quei veleni sulla Rocca
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fonte:
- Milanofinanza.it
Il via libera della Commissione europea ai Monti bond costituirà una tappa decisiva nel processo di risanamento del Monte dei Paschi. I tecnici di Bruxelles stanno studiando con attenzione il nuovo piano industriale della banca e il verdetto è atteso per le prossime due settimane. Da giugno intorno alla partita si è dipanata una fitta rete di contatti che non impegna soltanto i vertici dell’ istituto senese, ma anche il ministero dell’ Economia e la presidenza del Consiglio, a riprova dell’ importanza di Mps per il sistema bancario ed economico italiano. Questo attivismo non deve stupire, visto che da anni gli altri governi europei si stanno muovendo con la medesima sollecitudine per mettere in sicurezza le proprie banche, elargendo aiuti decisamente più generosi di quelli messi a disposizione per Siena. Eppure, in un periodo di antipolitica tracimante, il salvataggio del Monte è diventato anche il bersaglio privilegiato per colpire e delegittimare la Casta. Non c’ è dubbio infatti che certi ambienti della politica nazionale abbiano strumentalizzato il travagliato risanamento della banca per colpire i propri avversari o ampliare la propria base di consenso. Così venerdì 23 agosto ha fatto clamore la notizia diffusa dal Codacons circa un presunto esposto di Consob contro gli attuali vertici di Mps. La nota dell’ associazione non brillava certo per diplomazia e anzi chiedeva senza mezzi termini la rimozione degli amministratori della banca. Il management della banca ha risposto a stretto giro, dichiarandosi «estraneo ai procedimenti» e annunciando azioni legali. Anche se gli investitori sono rimasti quasi indifferenti alla querelle e il titolo Mps ha chiuso le contrattazioni con un lieve ribasso del 1,12%, viene da chiedersi cosa supporti il duro attacco del Codancons. Per prima cosa, la documentazione trasmessa a febbraio da Consob alla Procura di Siena non sarebbe un esposto, ma la risultanza dell’ attività ispettiva su fatti aventi possibile rilevanza penale. Non si tratterebbe, dunque, di un atto eccezionale, visto che la Commissione guidata da Giuseppe Vegas fornisce con discreta frequenza segnalazioni di questo genere. Al centro della vicenda ci sarebbero ancora una volta il famigerato prestito Fresh da un miliardo del 2008 e la ristrutturazione del derivato Alexandria, fatta con Nomura nel 2009. Le due operazioni sono al centro dell’ inchiesta condotta dalla Procura di Siena sugli ex amministratori di Mps e sono già state ampiamente sviscerate dai pubblici ministeri Aldo Natalini, Antonino Nastasi e Giuseppe Grosso. Più nel dettaglio, sotto la lente della Consob sarebbe finito il flusso informativo tra Mps e il mercato nel periodo successivo all’ insediamento dei nuovi vertici. Lo scorso 13 aprile 2012 la Commissione avrebbe chiesto alla banca e alla Fondazione informazioni sul Fresh e, sulla base delle risposte ottenute, avrebbe ritenuto «non veritiere e fuorvianti» le informazioni fornite dalla banca in merito sia a chi fossero i veri sottoscrittori del Fresh, sia sul fatto che era poi stato stipulato dalla Fondazione un contratto di total return swap. Quanto alla ristrutturazione di Alexandria, «la reale natura dell’ operazione è stata peraltro celata anche nelle risposte della banca del 6 luglio 2012 e del primo ottobre 2012 a fronte di specifiche richieste di informazioni», scrive Consob. La questione sollevata da questi assai scarni elementi non è nuova e attiene sostanzialmente alla tempistica con cui il nuovo management è venuto a conoscenza dello scandalo e delle relative perdite. Di Alexandria parlò per la prima volta nel marzo 2012 un blogger senese, ripreso domenica 6 maggio dalla trasmissione televisiva Report con la testimonianza di un banker anonimo di Mps Londra. L’ amministratore delegato Fabrizio Viola avrebbe invece avuto piena contezza della situazione soltanto il successivo 10 ottobre, dopo l’ apertura della cassaforte e alcuni accertamenti tecnici preliminari. A quel punto Rocca Salimbeni decise di tamponare le perdite alzando da 3,4 a 3,9 miliardi la dotazione dei Monti bond richiesta al Tesoro. Proprio in quell’ occasione Consob e Banca d’ Italia avrebbero chiesto alla banca di fare chiarezza sulla situazione finanziaria, sicché in un comunicato datato 28 novembre il Montepaschi menzionò esplicitamente la «redditività negativa di talune operazioni strutturate poste in essere in esercizi precedenti». Non solo. Per fare luce su tutte queste operazioni, il nuovo consiglio di amministrazione del Monte nella seduta del 6 febbraio 2013 ha deliberato la riscrittura del bilancio per registrare circa 730 milioni lordi di perdite a patrimonio. Nel dettaglio 273,5 milioni di correzioni fanno riferimento all’ operazione Alexandria, 305,2 milioni a Santorini e 151,7 milioni a Nota Italia. Solo le autorità competenti potranno chiarire la vicenda e sgombrare il campo da sterili speculazioni, ma appare del tutto plausibile che Viola abbia acquisito piena contezza delle perdite solo dopo una lunga e puntuale ricognizione. «Diffondere dati vaghi e approssimativi prima che si disponesse di cifre puntuali, avrebbe solo allarmato gli azionisti e danneggiato la banca», spiega una fonte finanziaria. Appare comunque difficile che una vicenda ancora tutta da chiarire interferisca sulla trattativa con Bruxelles. Secondo quanto trapelato nelle scorse settimane, la Commissione europea avrebbe chiesto correzioni corpose al piano industriale presentato a giugno. Nel mirino sarebbero finiti compensi ai manager, riduzione dei costi e del rapporto di redditività, politiche di accantonamento, dimensione delle attività di trading, esposizione e sensibilità complessiva all’ andamento dei titoli di Stato, remunerazione dei titoli di debito subordinati e ibridi, che la Commissione giudicherebbe troppo morbidi. Nel dettaglio, la Ue ha puntato il dito contro la necessità di tagliare 5 mila posti di lavoro, ritenendola «gonfiata» per compensare una perdita di introiti stimata in 320 milioni. Il responso definitivo della Ue potrebbe arrivare a fine mese, ma i vertici di Mps hanno già fatto sapere di essere pronti a correggere il piano. Tra le opzioni possibili ci potrebbe essere un’ ulteriore stretta sui costi, con nuovi esuberi e chiusure di filiali, e una diversa gestione della tesoreria. Insomma lo sforzo di risanamento del Monte procede a tappe forzate e le prossime settimane potrebbero essere decisive. Sgambetti permettendo. (riproduzione riservata)
luca gualtieri
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