«Quei dati non sono visionabili da nessuno»
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fonte:
- Il Tempo
Il ritardo di ore con cui, lunedì scorso, l’ Auditel ha comunicato i suoi tanto attesi dati, proprio nel giorno in cui Massimo Giletti, esordendo su La7 con il nuovo programma «Non è l’ arena», lanciava la sfida a «Che tempo che fa» di Fabio Fazio, arrivando a toccare il 9 per cento di share, non poteva non creare polemiche e far sorgere più di un sospetto. Ma, soprattutto, non poteva non far tornare in mente tutte le volte in cui la società che rileva gli ascolti tv è stata messa nel mirino. Nel lontano 1999, ad esempio, il Codacons, per bocca dell’ allora presidente Flavio Manieri, chiese alla Rai di uscire dall’ Auditel soprattutto per via dell’ «assenza di controllo reali e pubblici sui dati» e per l’ influenza «determinante degli sponsor tramite i conduttori televisivi, trasformati direttamente o indirettamente in procuratori di affari in grado di inibire l’ azione di qualunque commissione interna per la qualità». La stessa associazione dei consumatori affermò che l’ Auditel «si presenta ufficialmente come società super partes e imparziale per la rilevazione dell’ ascolto tv», ma in realtà «i dati grezzi non sono visionabili direttamente da nessuno» e «le indicazioni sono raccolte sulla “base di un campione di famiglie a lungo insufficiente, senza alcuna certezza della loro equilibrata distribuzione nazionale». Tre anni dopo, in seguito all’ approvazione del Garante del regolamento in materia di sondaggi, Codacons, Adusbef e Feder consumatori presentarono alla procura di Roma un esposto perché «il sistema di rilevazione sarebbe in contrasto con il regolamento sulla pubblicazione e diffusione dei sondaggi approvato dall’ Autorità garante per le comunicazioni». E quando, nel 2005, alcuni canali satellitari fecero ricorso accusando l’ Auditel di non rilevare correttamente i loro dati di ascolto, il Codacons si accodò evidenziando come fosse grave che l’ Auditel non avesse «intenzione di fornire» elementi utili «per valutare e accertare la correttezza e la congruità del campione», e non intendesse «adeguare il proprio campione statistico all’ intero mercato televisivo», ignorando, così, «l’ evoluzione tecnologica realizzata prima attraverso la tv satellitare e poi il digitale terrestre». Nel gennaio del 2006 toccò alla società Sitcom Spa, che controlla i canali Alice, Leonardo, Marco polo e Nuvolari, depositare una formale denuncia contro Audi tel rivolgendosi all’ Antitrust per «abuso di posizione dominante». Poche ore dopo il presidente dell’ Antitrust, Corrado Calabrò, ammise: «Ci sono carenze indubbie. Le critiche all’ attuale sistema non vengono solo da operatori marginali, ma ce ne sono anche di importanti che ci incalzano per problemi di raccolta pubblicitaria». Il riferimento non poteva che essere a Sky (che ancora, a differenza di Rai, Mediaset e La7, non faceva parte del Cda della società), che si scagliò contro Auditel e la sua governance, parlando di «una forma di conflitto d’ interesse che sarebbe bene superare». La conseguenza fu un’ istruttoria avviata dall’ Antitrust per abuso di posizione dominante. Nel dicembre del 2011 arrivò la sanzione: 1,8 milioni di multa. «I comportamenti anticoncorrenziali della società denunciati da Sky – spiegò l’ antitrust – hanno causato un pregiudizio significativo alle dinamiche competitive nei mercati della raccolta pubblicitaria». Auditel ricorse al Tar, che però confermò la decisione, e così fece il Consi glio di Stato (che ridusse la multa del 10 per cento). Il 2015, infine, fu l’ anno dell’«incidente». Per un errore nell’ invio di un’ email, infatti, fu rivelata l’ identità, che dovrebbe essere assolutamente top secret, di alcune delle 5.600 famiglie che componevano il panel in base al quale gli ascolti venivano rilevati. Circostanza che provocò l’ intervento critico del nuovo presidente del Codacons, Carlo Rienzi, il quale ricordò anche uno strano precedente: «Già negli anni passati – disse Rienzi fummo costretti a presentare una denuncia per il caso di una diretta su Rai1 del 15 luglio 2000: in quella circostanza un temporale fece interrompere il collegamento di uno spettacolo di Katia Ricciarelli e per 15 minuti la Rai mandò in onda il segnale orario. Il giorno seguente Auditel certificò che in quel quarto d’ ora ben 3 milioni di telespettatori erano sintonizzati su Rai1». Poi Rienzi chiosò: «Il sistema Auditel è superato, non si può garantire terzietà e imparzialità quando controllori e controllati sono la stessa persona».
luca rocca
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