10 Giugno 2006

Quei 18 mesi in viale Mazzini

Roma. Diciotto mesi tutti in salita, tra difficoltà di rapporti all` interno e all` esterno dell` azienda Rai, in particolare col mondo della politica, defezioni illustri, crisi degli ascolti e qualche `gaffe` personale rimasta celebre. Quando Enzo Siciliano diventa il primo presidente della Rai dell` Ulivo (10 luglio 1996), i nemici politici, ma soprattutto quelli `interni` del famigerato partito Rai, lo accolgono sbandierando subito una intervista in cui il neopresidente in tempi non sospetti ammetteva candidamente di non vedere mai la tv. L`arrivo del raffinato intellettuale in Rai, coincide in realtà con una fase delicata di riordino legislativo del sistema delle telecomunicazioni e i problemi cominciano all` indomani della nomina e si intrecciano con quelli cronici del carrozzone Rai. Deve subito affrontare il “caso Santoro“, che Siciliano aveva in parte contribuito ad alimentare con la frase diventata celebre “Michele chi?“. Quella di Santoro è la prima di una serie di defezioni e rinunce. Inizia anche una vera e propria “colluttazione dialettica“ tra il presidente della Commissione di Vigilanza, Francesco Storace, e lo stesso Siciliano, che, un anno dopo la sua nomina, conterà 158 lettere di protesta a vario titolo inviategli dall` esponente di Alleanza Nazionale. Ma il problema principale per Siciliano in Rai (“troppo poeta per guidare un cavallo“, è la battuta di Emilio Fede) è legato agli ascolti, proprio nel momento in cui la concorrenza diventa più intraprendente. Raiuno si vede superata da Canale 5 nella sfida dei varietà del sabato e nel preserale. Alla fine ci si mette anche il Codacons: proprio nel giorno delle dimissioni di Siciliano (21 gennaio 1998) chiede al presidente della Rai 25 miliardi di lire per i danni subiti dalla Lotteria Italia a seguito del flop di “Fantastico“.

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