10 Ottobre 2014

QUATTROCENTO NO AI FUOCHI D’ ARTIFICIO

QUATTROCENTO NO AI FUOCHI D’ ARTIFICIO

Chiediamo gentilmente spazio per rendere nota un’ iniziativa promossa a Pegognaga nelle ultime settimane. Si tratta di una petizione, firmata già da più di 400 persone, con cui si chiede l’ abolizione di fuochi pirotecnici e botti sul territorio pubblico e privato poiché inquinanti e non rispettosi del benessere degli animali. Sull’ argomento ha preso posizione più volte anche il Codacons. Oltre a far presente la pericolosità di fuochi illegali, ma anche legali, il segretario dell’ Associazione dei consumatori, Francesco Tanasi, ha infatti precisato che i fuochi «provocano un pericoloso aumento delle polveri sottili. La conseguenza è che, il primo dell’ anno, nelle città si supera il limite di legge di 50 microgrammi al metro cubo, con un valore a seconda della città da doppio a triplo rispetto alla media del periodo». Tanasi ricorda inoltre che «per ogni aumento di 10 microgrammi di polveri sottili concentrate nell’ aria, cresce del 3% il rischio di problemi respiratori tipici dei bambini. Ciò significa che se si arriva a cento microgrammi il rischio aumenta del 20%. A correre i maggiori rischi per la salute sono bambini, anziani, asmatici, chi soffre di patologie respiratorie e tutti quelli che hanno patologie correlabili all’ inquinamento». Pegognaga non è immune da problemi di inquinamento e le centraline installate da Arpa nel 2012 hanno evidenziato concentrazioni di PM10 molto alte e, in alcuni giorni, persino superiori a quelle di Mantova. A Torino, Bologna e in altre città i sindaci hanno pubblicato ordinanze per vietare l’ uso di fuochi e botti, sia per motivi di inquinamento che per la tutela e il benessere degli animali. Cani, gatti, uccelli e altri animali hanno un udito molto più sviluppato di quello umano, vivono stati di terrore e di ansia che possono durare anche diversi giorni con conseguente enorme stress psicofisico. Inoltre, è cosa risaputa che fuochi e botti causano spesso la fuga di cani e gatti che trovano la morte su strade trafficate o, nel migliore dei casi, finiscono al gattile o in canile dove, se manca il microchip, la ricerca del proprietario diventa quasi impossibile. Il Codacons avverte anche che «è accertato che i botti fatti scoppiare in prossimità di un cane o di un altro animale domestico, producono danni irreversibili che vanno dalla morte (spesso per la paura si buttano dai balconi) allo spavento, dalla follia ai danni all’ udito. È bene sapere che in questi casi trova applicazione il codice penale sul reato di maltrattamenti degli animali. Una ragione in più perché siano vietati», conclude Tanasi. Ricordiamo che, oltre a tutti gli animali di privati, Pegognaga ospita anche l’ Oasi Falconiera del Parco San Lorenzo e i cani del canile comunale S. Lorenzo, in linea d’ aria vicinissimi al paese. Infine, in tempi di crisi economica, si potrebbe meglio impiegare il denaro pubblico destinato ai fuochi in modo decisamente più utile per la comunità. Proprio in questi giorni, la petizione verrà consegnata al sindaco e al consiglio comunale ai quali si chiede che anche Pegognaga segua l’ esempio di altre città, bandendo fuochi e botti. Ci teniamo a sottolineare che gli animali meritano altrettanto rispetto degli umani e che questo è un sacrosanto principio che ciascuno di noi dovrebbe fare proprio. Auspichiamo che la nostra iniziativa possa motivare anche altri comuni del mantovano a imboccare una nuova strada nel pieno rispetto di animali e ambiente, affinché il divertimento di alcuni non significhi più la sofferenza di altri. Crediamo che, per un comune, la messa al bando di fuochi e botti dovrebbe essere motivo di orgoglio, segno di progresso e civiltà e non di infondati timori poiché vi sono molti altri modi di divertirsi anche senza i costosi fracassoni … Concludiamo, esprimendo i nostri ringraziamenti a tutti coloro, privati e negozianti, che hanno appoggiato la petizione, sostenendoci nel percorso per il cambiamento verso uno stile di vita più rispettoso degli animali, dell’ ambiente e della salute pubblica.

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