Quattro volte su dieci in ritardo, standard non rispettati e lunghe code agli sportelli
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fonte:
- la Repubblica
Così il servizio rischia il collasso Da Trento a Napoli, ecco la mappa dell`inefficienza
Il traffico più lento è quello tra regioni diverse
A luglio l`esposto del Codacons
Su una tratta su tre le buste non si recapitano entro un giorno lavorativo
La chiamano “prioritaria“ e perciò costa circa il 30% in più. Ma ormai c`è solo questa, arriva quando arriva e funziona sempre peggio. Più che una “priorità“, la posta in Italia è un`incognita, un`altra variabile indipendente di un “sistema Paese“ che in troppi settori appare ormai fuori controllo, un servizio o disservizio pubblico tanto inefficiente quanto costoso. A documentarlo, non sono più soltanto le lamentele dei cittadini, le proteste degli utenti o le indagini dei consumatori; ma anche le rilevazioni periodiche fornite al ministero delle Comunicazioni e alle stesse Poste dall`Izi di Roma, una società per le ricerche di mercato che s`è aggiudicata la gara per questo incarico. L`analisi compone con dovizie di dati una mappa statistica delle disfunzioni postali da un capo all`altro della Penisola. Dopo l`esposto presentato a luglio dal Codacons alla Procura di Roma, per denunciare che il 45% delle lettere spedite dall`associazione non è arrivato a destinazione nei tempi prestabiliti, tutto questo materiale è destinato ora a finire sui tavoli dell`Antitrust che recentemente ha aperto un`istruttoria contro Poste Italiane per verificare l`ipotesi di abuso di posizione dominante. Città per città, provincia per provincia, regione per regione, un campione della cosiddetta “posta prioritaria“ è stato sottoposto a un controllo puntuale e minuzioso da cui risulta che, in mancanza di una vera concorrenza, gli standard fissati nel Contratto di programma 2006-2008 vengono largamente elusi. Nel primo semestre di quest`anno, su un totale di 800 tratte in cui è articolata l`Italia postale, ben 331 – pari al 37,1% – erano al di sotto dell`80% di consegna entro un giorno lavorativo (dalla spedizione e dall`orario di ritiro indicato sulle cassette): ciò significa, in pratica, che quasi 40 lettere su 100 arrivano in ritardo, con una punta di oltre il 63% nel traffico extra-regionale. E il peggio è che dal 2003 a oggi, la situazione tende nettamente a peggiorare, visto che quattro anni fa le tratte fuori norma erano 176 con una percentuale di gran lunga inferiore (19,7). Nella graduatoria per capoluoghi di regione, la “maglia nera“ tocca a Trento con il 67% di consegna regolare contro uno standard previsto dell`89% entro le ventiquattr`ore. Seguono Napoli con il 69%, quindi Potenza (77%), Venezia (79%), Udine (84%), Milano (87%) e infine Torino che risulta appena in linea. Per le altre tratte urbane, rispetto allo stesso parametro, in fondo alla classifica si trova Biella in Piemonte, detta la “Manchester d`Italia“ per la presenza di numerose fabbriche di filatura e tessitura della lana, con una percentuale di posta consegnata puntualmente di poco superiore alla metà (54%). Poi, tra le ultime dieci città, si piazzano Salerno (56%), Lucca (57%), Enna (62%), Isernia (65%), Brindisi e Trento (67%), Massa (68%), Napoli (69%), Verona e Siracusa (71%). A livello provinciale, tra i comuni maggiori presi a campione, il caso peggiore è quello di Treviglio – in provincia di Bergamo – dove solo il 51% della posta arriva regolarmente dal capoluogo, rispetto allo standard dell`85 % stabilito dal Contratto di programma. Seguono, a ruota, Borgomanero (Novara) e Piazza Armerina (Enna), entrambe con il 52%. Ancora peggio quando la posta viaggia dalla periferia al centro: in Campania, per esempio, sulla tratta da Montesarchio a Benevento le lettere che arrivano puntuali sono soltanto 36 su 100. In Piemonte, da Cossato a Biella, sono 39 e non raggiungono la metà neppure da Melfi a Potenza (48%). Analoga la situazione all`interno delle singole regioni. Nella stessa Campania, contro l`85% previsto dal Contratto di programma, la “posta prioritaria“ in partenza da Napoli registra appena il 53% di puntualità con destinazione Avellino e il 57% su Benevento. E per avvicinarsi al minimo stabilito, bisogna salire in Lombardia (Milano-Lecco) o in Piemonte (Torino-Vercelli). Ma il vero “buco nero“ delle Poste Italiane, come abbiamo già anticipato all`inizio, è il traffico da regione a regione nonostante che qui lo standard di qualità concordato con il ministero sia più basso in rapporto alle maggiori distanze geografiche da coprire (80%). In coda alla graduatoria, ritroviamo il “caso Napoli“: solo il 39% della corrispondenza, spedita da Trento, Bolzano e Aosta, raggiunge in un giorno lavorativo il capoluogo campano. Ed è di poco superiore la percentuale di quella che arriva alle falde del Vesuvio da Ancona, Venezia, Perugia e Pescara. O ancora, da Cagliari, Genova, Potenza, Reggio Calabria e Torino. Anche nei collegamenti postali, insomma, la “capitale del Mezzogiorno“ sembra isolata dal resto d`Italia. Alla documentazione dell`Izi sui ritardi nella consegna della “posta prioritaria“, si aggiungono poi le lamentele diffuse e crescenti dei cittadini per le code interminabili agli sportelli. è vero che la situazione risulta particolarmente congestionata nelle grandi città, a cominciare da Roma, mentre altrove è generalmente più normale. Ma in certi uffici della Capitale, per pagare un bollettino postale o spedire una lettera raccomandata, si può aspettare fino a 40-50 minuti e in alcuni periodi dell`anno anche un`ora o più. Abolito ormai il limite delle cinque operazioni a testa, a volte il povero utente che magari s`assenta momentaneamente dal lavoro o la massaia che esce di casa per andare alla posta rischia di imbattersi nelle segretarie o nei commessi degli uffici e degli studi professionali che riversano allo sportello una valanga di raccomandate, bloccando la fila per mezza mattinata. E a poco valgono i bigliettini salva-code: molti ne ritirano uno, vanno a fare altre commissioni e poi spesso tornano quando il loro turno è già passato, provocando contestazioni o litigi con chi è rimasto più disciplinatamente in coda. In questo scenario di progressivo degrado, è naturale che riprenda corpo la prospettiva della privatizzazione, in linea peraltro con le direttive europee. E per quanto il gruppo Poste Italiane possa vantare nel bilancio 2006 un utile netto consolidato a 676 milioni di euro e un risultato operativo consolidato di 1,5 miliardi, su un totale di 17 miliardi di ricavi, gli osservatori più critici rilevano che questi risultati non derivano dall`attività istituzionale della società, ma per la maggior parte da quella finanziaria. Contro lo snaturamento delle Poste, il 19 luglio scorso è stato presentato intanto alla Camera un progetto di legge a firma di Silvio Berlusconi e altri, di cui il principale artefice è l`ex ministro del Tesoro, Giulio Tremonti. “L`Italia – si legge fra l`altro nella relazione – non ha bisogno di una nuova banca. Sono piuttosto gli italiani che hanno bisogno di migliori servizi sociali. Sono le poste riformate come rete di servizio universale a vantaggio dei cittadini l`azienda che manca, sia all`Italia che agli italiani“. E perciò, la proposta prevede una delega al governo per consentire a tutti di utilizzare le strutture di Poste Italiane Spa “per accedere, dalla propria casa di abitazione, ai servizi pubblici e privati di base“: dalla prenotazione di visite sanitarie ed esami alla raccolta di mandati per svolgere le pratiche burocratiche o quelle bancarie.
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