Quattro condanne per il disastro di Rometta
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fonte:
- Gazzetta del Sud
messina Ieri, a distanza di quasi dieci anni dalla tragedia ferroviaria di Rometta Marea, è arrivata la sentenza di condanna per i quattro imputati. La Prima sezione penale del Tribunale di Messina, presieduta dal dottor Attilio Faranda e composta dalle dottoresse Monica Marino ed Eliana Zumbo, ha inflitto tre anni (oltre al pagamento delle spese processuali), pena condonata, per il reato di disastro colposo a ciascuno dei quattro imputati: Carmelo D’ Arrigo, Oscar Esposito, Roberto Giannetto e Salvatore Scaffidi; poi interdizione dai pubblici uffici per cinque anni; mentre per intervenuta prescrizione dei reati di omicidio colposo e lesioni colpose, i quattro non saranno tenuti a dover risarcire alcunché. Parliamo della tragedia risalente al 20 luglio del 2002 in cui persero la vita 8 persone e altri 60 rimasero feriti a seguito del deragliamento, all’ altezza di Rometta Marea, dell’ espresso Palermo-Venezia "Freccia della laguna". Alla luce dell’ avvenuta prescrizione per gli altri due reati, l”avvocato Daniela Agnello, intervenuta nella precedente udienza in difesa delle parti civili, ha ribadito l’ intenzione di procedere comunque, in sede civilistica, alla causa di risarcimento danni. La prima udienza del processo risale al 18 novembre del 2004; poi altri cinque di dibattimento; fino ad arrivare a ieri, giorno della sentenza. A Palazzo Piacentini, un paio di mesi fa, a sette di anni dall’ avvio del dibattimento di primo grado, i pm Ugo Carchietti e Diego Capece Minutolo avevano pronunciato le pesanti richieste di condanna nei confronti degli unici quattro imputati per il deragliamento del treno, una delle più gravi sciagure ferroviarie che il nostro Paese ricorda. I quattro dovevano rispondere di omicidio colposo plurimo aggravato e disastro ferroviario. I rappresentanti della pubblica accusa, al termine della lunga requisitoria, avevano chiesto complessivamente 27 anni di carcere: 10 per il capo tronco dei lavori Fs tra Venetico e Milazzo, Salvatore Scaffidi (difeso dall’ avv. Luigi Autru Ryolo); 9 per il tecnico dello stesso tronco, Carmelo D’ Arrigo (difeso dall’ avv. Carlo Autru Ryolo); 4 anni per l’ imprenditore Oscar Esposito (difeso dall’ avv. Mauro Murone), titolare dell’ omonima impresa di Caserta che effettuò i lavori di manutenzione sulla tratta Venetico-Milazzo qualche mese prima del disastro; e altri 4 per il direttore dei lavori, Roberto Giannetto (difeso dall’ avv. Alberto Gullino), ispettore capo Fs dell’ Ufficio territoriale di Catania. I due pubblici ministeri avevano inoltre chiesto di dichiarare la sopravvenuta prescrizione per il reato di lesioni colpose (così come avvenuto). Parte civile nel procedimento, insieme con i parenti delle vittime e i feriti, si sono costituiti anche Rfi e il Codacons. La sentenza era attesa per il 27 ottobre scorso, poi gli ulteriori rinvii. Come si ricorderà, le cause del disastro (già ipotizzate durante i primi sopralluoghi) sarebbero da attribuire a un "giunto provvisorio" tra due rotaie sistemato male il 29 giugno dagli addetti e sul quale non solo non venne effettuata la dovuta manutenzione ma anzi qualcuno si accorse che la staffa non poteva tenere, e forse già il giorno successivo pensava di provvedere alla relativa sostituzione. La tesi del giunto collocato male scaturì da una superperizia che un pool di esperti eseguì durante le indagini. Ed è proprio questa superperizia ad aver rappresentato il punto di riferimento dell’ accusa; superperizia che invece il collegio di difesa contestò sin dall’ inizio. Un lavoro comunque impegnativo, affidato a un pool di esperti in campo nazionale che a distanza di poche ore dalla sciagura lavorarono alla ricostruzione del fatto e alle possibili cause. Il giunto fu staffato non a regola d’ arte, ovvero con due bulloni anziché quattro come invece si sarebbe dovuto fare. Infatti i convogli che trasitavano a velocità ridotta, come emerse dalle indagini, avevano registrato per giorni diversi sobbalzi. Un miracolo, in pratica, che la tragedia di Rometta provocò solo otto vittime viste le condizioni strutturali del tratto in questione. Quello del 27 ottobre sarà un verdetto che farà discutere, comunque. Erano le 19,05 quando l’ espresso finì improvvisamente a pezzi. Il convoglio andò a schiantarsi sul casello situato lato monte, mentre la locomotiva proseguì la sua corsa superando il sovrappasso sul torrente Santa Venera per poi finire sulla vicina scarpata. Agli occhi dei soccorritori uno scenario raccapricciante di corpi, otto in tutto, dilaniati dalle lamiere.
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