19 Settembre 2013

Quanto costa una pizza? 6,5 euro al Sud, 22 al Nord

Quanto costa una pizza? 6,5 euro al Sud, 22 al Nord

Se non si vuole rinunciare a una serata fuori con amici o famiglia ma questi tempi di crisi hanno messo a dura prova il portafoglio, l’ ideale è optare per una pizza. A seconda della città in cui abitate potreste spendere meno di sette euro. I conti li hanno fatti le associazioni di consumatori Movimento Difesa del Cittadino e Codacons che hanno girato le pizzerie di 22 città italiane, da nord a sud. Il risultato è che in media una pizza margherita e una bibita costano 11,70 euro, coperto compreso. Nord e sud divisi dal prezzo. Che la pizza sia uno dei piatti preferiti dagli italiani non è certo un mistero. Tanto che, secondo i dati dell’ Istituto europeo della pizza italiana, un italiano arriva a consumare in un anno 7,6 chili di pizza e viene superato a livello mondiale soltanto da un americano (che ne mangia 13 chili). Secondo i calcoli delle due associazioni le regioni in cui conviene mangiare la pizza sono al Sud, dove la media tra le sette città visitate è di 11,14 euro. E dove si trovano le città con la pizza meno cara: Termoli e Campobasso . Qui per una margherita e una bevanda bastano 6,50 euro che comunque non superano gli otto-nove euro nei casi ‘peggiori’. Le regioni più care, sempre in base ai dati raccolti dalle due associazioni nell’ ambito del progetto Famiglie&Consumi, finanziato dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, risultano essere quelle del Centro, con una media di circa 13,60 euro a testa. Si spende un po’ meno nelle regioni settentrionali, 11,60 euro in media, ma è proprio al Nord che si trova la città più cara, Treviso , dove si possono spendere anche 22 euro e dove comunque non si scende sotto i 15 euro. Per il secondo posto delle città più costose si torna al Sud, a Crotone, dove i prezzi oscillano tra i 21 e 15 euro. Segue Roma, a pari merito con Benevento, tra i 20 e i 12 euro e Pescara, che oscilla tra i 18 e i 13 euro. I clienti non mancano, i pizzaioli sì. Negli ultimi anni le pizzerie sono aumentate del 14 per cento, passando da circa 22.200 unità a 25.300 e a questo numero andrebbero poi aggiunte le pizzerie al taglio e quelle solo da asporto. Nel settore della ristorazione, insomma, occupano una bella fetta: il 40 per cento nel 2010 rispetto al 32,4 per cento del 2001. Una dimostrazione che gli amanti della pizza non vi rinunciano neanche momenti peggiori della crisi, forse proprio per il buon rapporto qualità-prezzo. Nonostante questo, però, i ristoratori fanno fatica a trovare pizzaioli professionisti. Secondo la Fipe, Federazione italiana pubblici esercizi di Confcommercio, mancherebbero all’ appello circa seimila pizzaioli qualificati che potrebbero essere assunti in una delle 50.000 pizzerie, comprese quelle che sfornano pizzette al taglio, presenti nella penisola e che generano un fatturato aggregato di circa nove miliardi di euro. Ad averne più necessità sono le piccole imprese che farebbero contratti a tempo indeterminato se solo riuscissero a trovare pizzaioli specializzati. In mancanza di questi le pizzerie sono spesso costrette ad assumere personale poco qualificato e a sobbarcarsi poi dei costi e del tempo per dare loro la formazione adeguata.

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