30 Settembre 2013

Quanto ci costa la tassa Berlusconi

Quanto ci costa la tassa Berlusconi

Altro che misura inevitabile per fermare la “sinistra delle tasse”. La crisi di governo aperta dallo strappo di Silvio Berlusconi peserà sulle spalle dei cittadini italiani, oltre che peggiorare la credibilità all’ estero del nostro Paese. Già i mercati hanno reagito in modo negativo alla nuova instabilità politica italiana: Piazza Affari cede già il 2% ed è tornato a salire l’ incubo collettivo dell’ estate del 2011, lo spread tra Btp decennali e Bund, che ha sfiorato quota 300 punti base. In Consiglio dei ministri, a causa delle dimissioni pretese da Berlusconi per i suoi esponenti di governo, è saltata approvazione di quella manovrina necessaria per mantenere gli impegni con l’ Europa in merito al vincolo del 3% nel rapporto deficit/Pil. Ma soprattutto la follia Pdl non ha permesso il rinvio a gennaio dell’ aumento dell’ aliquota Iva dal 21 al 22% , che scatterà da martedì. In media, secondo le stime del Codacons, per le famiglie italiane composte da 5 persone l’ aggravio sarà di 349 euro a famiglia, mentre per un nucleo di tre individui l’ aumento su base annua sarà di 209 euro . Ma non solo: salirà anche il costo dei carburanti . Il prezzo raccomandato della benzina da domani salirà di circa 1,5 centesimi euro/litro, quello del diesel di 1,4, mentre per il Gpl l’ aumento darà di 0,7 centesimi. Ecco quanto ci costerà la “tassa Berlusconi”. Senza dimenticare il mancato rifinanziamento della cassa integrazione (330 milioni di euro previsti prima dello stop) che peserà su migliaia di lavoratori. O il rischio di tornare a pagare la seconda rata dell’ Imu, dato che bisognava trovare risorse per 2,4 miliardi di euro – già conteggiati nel bilancio di quest’ anno – entro il 15 ottobre. Una prospettiva non certo piacevole per i contribuenti italiani. TUTTI GLI AUMENTI PER COLPA DI BERLUSCONI – Qualche speranza l’ avevano offerta i nuovi dati sull’ inflazione, comunicati dall’ Istat, che avevano mostrato una situazione meno critica, con “i prezzi dei prodotti ad alta frequenza di acquisto, il cosiddetto “carrello della spesa”,che avevano registrano un aumento dello 0,2% su base mensile e dell’ 1,0% su base annua, in rallentamento di sette decimi di punto rispetto ad agosto (+1,7%)”. Il dato più basso dall’ ottobre del 2009. Anche l’ inflazione annua a settembre crolla allo 0,9%, in netta frenata rispetto ad agosto (+1,2%). Ma a preoccupare gli italiani, di fronte alla crisi di governo, è soprattutto il mancato rinvio dell’ aumento dell’ Iva, considerato come l’ elenco delle categorie di beni e prodotti interessate dall’ aumento dell’ Iva dal 21 al 22% è lungo. Era stata la Cgia a mostrare un elenco di tutti i beni coinvolti dagli aumenti. Tra i prodotti colpiti ci saranno alcolici come birra e vino, abbigliamento, calzature, elettrodomestici, detersivi e stoviglie, automobili, pezzi di ricambio, carburanti. Ma anche giocattoli, televisori, tablet e prodotti tecnologici, piante, fiori e prodotti per la cura personale. Anche per andare dal barbiere o dall’ estetista gli italiani saranno costretti a spendere di più rispetto al passato. Photocredit: Cgia Mestre Una mannaia per tante famiglie, come ha spiegato il Codacons, che ha calcolato quale sarà l’ impatto in termini di costi medi su base annua. Il bilancio per tanti italiani è preoccupante: tradotto in cifre, l’ aumento dell’ imposta comporterà una crescita da 209 euro per una famiglia composta da 3 persone e un aumento di 349 euro per le famiglie di 5 persone. Allo stesso tempo era stata invece la Cgia a spiegare come l’ aumento dell’ aliquota dell’ Iva al 22% previsto a partire dal primo ottobre avrebbe pesato in misura maggiore per le famiglie meno abbienti. IL NODO CARBURANTI – A pesare sulla spesa degli italiani saranno anche gli aumenti nelle accise per quanto riguarda benzina e gasolio. Per effetto del mancato slittamento dell’ aumento dal 21 al 22% dell’ aliquota ordinaria dell’ Iva, il prezzo raccomandato della benzina dal primo ottobre salirà di circa 1,5 centesimi di euro/litro. Allo stesso modo crescerà quello del diesel di 1,4, mentre per il Gpl l’ aumento sarà di 0,7 centesimi. L’ impatto sui prezzi praticati non dovrebbe essere immediato, ma dovrebbe essere spalmato lungo la settimana in funzione della fisiologica rotazione delle scorte. In realtà, come sottolinea “Quotidiano energia”, si tratta in termini paradossali quasi di un “vantaggio” per i consumatori. Il motivo? Per coprire il rinvio dell’ aumento dell’ aliquota Iva, prima che il Consiglio dei ministri subisse lo stop per colpa delle dimissioni dei ministri berlusconiani, era stato individuato come copertura proprio un rincaro delle accise sui carburanti di 2 cent al litro per tutto il 2013 e poi di 2,5 fino al 15 febbraio 2015 (assieme ad altre misure fiscali). PROSPETTIVE PESANTI – Per gli italiani lo strappo di Berlusconi, quindi, non sarà indolore. Se per troppo tempo l’ Italia continuerà a vivere nell’ instabilità politica – come già avvenuto nel post elezioni delle ultime politiche – a spaventare gli italiani sarà poi la variabili impazzita dello spread. Già tornato a lambire quota 300 punti base, se dovesse avvicinarsi a 400/450 il differenziale tra i nostri BTp e i Bund tedeschi tornerebbe a minacciare la stessa tenuta dell’ eurozona. Secondo i calcoli del Tesoro, ogni aumento di 10 punti base equivale almeno a un aumento della spesa di circa un miliardo di euro per gli interessi pagati sui titoli di Stato.

 

Previous Next
Close
Test Caption
Test Description goes like this
WordPress Lightbox