11 Agosto 2019

Quanto ci costa la crisi

debito su di 4 miliardi ogni 100 punti di spread in due anni rincaro iva di 1200 euro per famiglia
MILANO – Finanza da una parte (spread e Borsa), economia reale (rischio aumento dell’ Iva) dall’ altra. In mezzo, i bilanci delle famiglie, che rischiano di essere messi a dura prova dalle conseguenze della crisi di governo. Solo sul fronte dell’ Iva, se non si riuscisse ad evitare il rialzo delle aliquote, ci sarebbero 23 miliardi aggiuntivi sulle spalle dei consumatori nel 2020 e 28 nel 2021. Il Codacons ha calcolato che tra aumento Iva e rincaro delle accise il conto medio per una famiglia sarebbe di 1.200 euro nel biennio. L’ assaggio di quanto potrebbe ancora succedere sui mercati si è avuto venerdì: lo spread, il differenziale dei titoli di Stato italiani rispetto a quelli tedeschi, è salito di circa 30 punti base, sfiorando quota 240. Se questo livello si dovesse consolidare, in un anno si pagherebbero 1,2 miliardi di interessi aggiuntivi sul debito pubblico. Se invece lo spread si alzasse stabilmente di 100 punti base, l’ aggravio per le finanze pubbliche sarebbe di 4,2 miliardi per il primo anno, di 9 miliardi per il secondo e poi a salire, fino ad arrivare a regime dopo 7 anni (la durata media del debito italiano). Del resto, quando si pagano 178 milioni al giorno di interessi sui titoli di Stato, anche piccole variazioni rischiano di avere l’ effetto-valanga. L’ elemento positivo è che, in valore assoluto, i tassi restano relativamente bassi: anche due giorni fa, dopo la fiammata, il Btp decennale rendeva l’ 1,84%, la metà di quanto rendeva nell’ ottobre scorso (3,68%), in piena bagarre sui conti pubblici. Ma nello stesso arco di tempo il Bund tedesco è passato da un rendimento positivo dello 0,41% al meno 0,57% di due giorni fa. Nel frattempo è cambiato lo scenario sui tassi in Europa e si riparla di un nuovo programma di acquisti sui titoli pubblici. Anche il Btp, pur con la solita zavorra del debito pubblico, era da qualche settimana in forte miglioramento, prima della doccia fredda della crisi politica. Destinata ad avere impatti concreti e diretti sulle tasche dei cittadini: maggior spesa per interessi da finanziare in qualche modo – o con maggiori tasse o con minori investimenti o ancora con maggiore deficit, entrando in rotta di collisione con l’ Europa – ma anche perdite di valore sugli investimenti in Btp, direttamente o attraverso fondi comuni, gestioni patrimoniali, fondi pensione. Solo ieri alcuni Btp (in particolare nella fascia 5-10 anni) sono arrivati a perdere fino all’ 1%, la metà del rendimento annuale (anzi un po’ di più) di un Btp a 10 anni. E sono stati ancora i titoli di Stato a mettere in ginocchio le banche. Venerdì la Borsa ha bruciato 15 miliardi di capitalizzazione e molte banche hanno chiuso con cali del 7-8%, con punte del 9%. Gli istituti di credito hanno nei loro forzieri circa 400 miliardi di titoli di Stato: più questi scendono, più si riduce il cosiddetto Cet1, il patrimonio di vigilanza di miglior valore. Ebbene, una variazione di 100 punti base dello spread “mangia” circa 32 punti base di Cet1. ©RIPRODUZIONE RISERVATA.
di vittoria puledda

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