Quanto ci costa la crisi di governo
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fonte:
- Giornalettismo.com
La crisi di governo apre all’ aumento dell’ Iva , ma anche al rischio che si debba versare la seconda rata dell’ Imu. In più, a dicembre arriva la versione hard della Tares : il vero salasso. La mossa di Silvio Berlusconi , che aveva secondo quanto detto dal Cavaliere l’ intenzione di protestare contro il rinvio del decreto che procrastinava l’ aumento dell’ Iva, potrebbe quindi avere l’ ironico risultato di rendere ancora più pesante il carico fiscale sugli italiani. Ecco il comunicato del Cav pubblicato oggi dal Giornale: CRISI DI GOVERNO, IVA ED IMU – A fare i conti su quanto ci costa la crisi di governo è Valentina Conte su Repubblica: Il rincaro dell’ Iva (dal 21 al 22%, a partire da martedì) e il saldo natalizio dell’ Imu sulle prime case, entrambe misure ormai inevitabili senza un governo al timone, insieme valgono 3,7 miliardi. E cioè circa 210 euro in media nei prossimi tre mesi: 65 di Iva, 145 di Imu. Ma se il caos politico portasse a un cambio di maggioranza o allo scioglimento delle Camere, il forte rischio di non convertire il decreto Imu in tempo – quello che cancellava la prima rata, rifinanziava la Cassa integrazione in deroga, copriva altri 6.500 esodati – farebbe balzare quel conto a 7 miliardi. Obbligando gli italiani a pagare per intero tutta l’ Imu. Lasciando i lavoratori senza Cig, gli esodati scoperti da gennaio e le imprese orfane di altri 7 miliardi di crediti che lo Stato in quel decreto si impegnava a saldare. Inoltre, privi di un esecutivo operativo, la legge di Stabilità che l’ Europa attende entro il 15 ottobre sarà minimale e “alleggerita” delle riforme: casa, Iva, lavoro. Il viceministro Fassina ha invece spiegato che molto probabilmente sarà la Trojka a scrivere la prossima legge di stabilità . L’ Unità segnala invece soltanto i rischi a breve in questa infografica: Nel dettaglio, segnala il quotidiano di Ezio Mauro, “la prima conseguenza della crisi di governo è proprio l’ Iva. Il decreto che doveva rinviare il rincaro dell’ aliquota a gennaio (un miliardo, il costo) è stato il primo a saltare. Scontrini e fatture dovranno così adeguarsi dalla mezzanotte di domani, non senza disagio soprattutto per la grande distribuzione, colta un po’ di sorpresa, come segnala Confcommercio. Abbigliamento, calzature, prodotti per la casa, parcelle dei professionisti, benzina, parrucchiere, idraulico, giocattoli, auto, elettrodomestici: tutto aumenta. Per Federconsumatori e Adusbef, le famiglie pagheranno 207 euro in più all’ anno. Per la Uil, Servizio Politiche territoriali, 65 euro extra solo nei prossimi tre mesi, 260 euro l’ anno”. TUTTE LE VIGNETTE SULLA CRISI DI GOVERNO IL GRANDE RITORNO DELL’ IMU – Ma è l’ Imu lo spauracchio principale del contribuente italiano: L’ imposta si pagherà, quasi sicuramente, nel suo saldo di dicembre, a dispetto di proclami e promesse: 2,7 miliardi (compresi terreni e fabbricati rurali), dunque 145 euro medi a famiglia, calcola la Uil. Ma il rischio, sempre più concreto, è di dover a questo punto versare tutto (257 euro medi). Anche la prima rata di giugno che un decreto aveva sì cancellato, ma la cui conversione in legge (entro il 28 ottobre) a questo punto è fortemente in discussione. Tra l’ altro, un terzo dei sindaci sin qui ha deliberato aliquote più alte. Napoli dal 5 al 6 per mille. Bologna dal 4 al 5. Genova dal 5,5 al 5,8. Milano studia dal 4 al 6 e Roma dal 5 al 6. E per soprannumero mancheranno anche i 330 milioni per la cassa integrazione in deroga che sarebbero arrivati con il decreto bloccato venerdì scorso. Lo stesso decreto conteneva un finanziamento pari ad altri 500 milioni per gennaio. L’ aumento dell’ Iva comporterà “una raffica di rincari in tutti i settori”, dall’ abbigliamento agli elettrodomestici agli alimentari. Lo prevede il Codacons in una nota. “Una lunga serie di beni subirà un incremento dei listini, con conseguenze pesantissime sui consumi – afferma il presidente Carlo Rienzi -. In base alle nostre stime, per effetto della maggiore IVA, gli acquisti delle famiglie scenderanno del 3% su base annua”. Il Codacons teme poi l’ effetto “arrotondamento”, già registrato in occasione dell’ incremento Iva del settembre 2011, che produrrebbe un ulteriore aumento dei prezzi al dettaglio. “Se il Governo non bloccherà l’ aumento Iva di ottobre, si registrerà una vera e propria ecatombe nel settore del commercio, con ricadute enormi sul fronte occupazionale e sullo stato economico del nostro Paese”, conclude. POI TOCCA ALLA TARES – Ma c’ è di più e se possibile di peggio: il piatto forte del costo occulto della crisi di governo è rappresentato dalla Tares in arrivo a dicembre. Spiega La Stampa: Con il saldo 2013 da versare entro dicembre costerà in media 281 euro a famiglia, stima il servizio politiche del territorio dellaUil che ha curato l’ indagine. Tanto per fare un raffronto la famigerata Imu sulla prima casa lo scorso anno era costata in media 225 euro, 56 in meno della nuova Tares che porterà nelle casse pubbliche 2,3 miliardi in più rispetto alla vecchia tassa rifiuti. Si perché la nuova imposta da un lato dovrà coprire per intero il servizio smaltimento rifiuti, dall’ altro con un balzello di 30 centesimi a metro quadro finanzierà i cosiddetti servizi indivisibili Il grafico del quotidiano: Che spiega in che modo si calcola: La tassa si paga infatti sulla base di un mix tra i metri quadri e il numero dei componenti che abitano nella casa che viene deciso dalle singole amministrazioni. In alcuni comuni, come Milano e Venezia, pagherà di più chi abita in case “large”, in altri come Firenze e Bologna il conto sarà più salato per le famiglie numerose. Una cosa però sembra certa: quasi ovunque si pagherà di più. Le rilevazioni della Uil, fatte su un appartamento tipo di 80mq abitato da 4 persone, dicono che in 36 città capoluogo dove si è già deliberata la nuova tariffa i ritocchi sono stati tutti all’ insù, ad eccezione di Varese. L’ aumento medio sarà del 23,5% rispetto alla vecchia tassa sui rifiuti, percentuale equivalente a 66 euro.
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