13 Agosto 2007

QUANTI FALSI AMICI SUI TANGO BOND

I 200.000 investitori che non hanno aderito al concambio sono vicini a una perdita del 100%. Chi invece si è fidato di Buenos Aires sta già recuperando un 60%. Tutta colpa di governi, mass media (quotidiani in testa) banche e consumatori.

TORINO *Beppe Scienza è professore al Dipartimento di Matematica dell`Università di Torino. Il contenuto di questo scritto esprime il pensiero dell` autore e non necessariamente rappresenta la linea editoriale di Wall Street Italia, che rimane autonoma e indipendente. (WSI) ? “Piove, governo ladro!“. È un po` questo l`atteggiamento di chi addossa colpe al governo Prodi, perché ora non riesce a ottenere nulla dall`Argentina per i possessori delle sue obbligazioni, rimasti col cerino acceso in mano. Cioè per i circa 200mila risparmiatori italiani che hanno ancora in portafoglio i vecchi titoli, non avendo accettato il compromesso offerto da Buenos Aires a inizio 2005. È la stessa logica di chi allora accusava il governo Berlusconi di non adoperarsi abbastanza per ottenere condizioni migliori per i circa 450.000 italiani coinvolti nell`insolvenza dello stato sudamericano. L`offerta pubblica di scambio (ops) dell`Argentina fu infatti oggetto di critiche veementi. Venne definita offensiva, inaccettabile, irricevibile, iugulatoria e chi più ne ha, più ne metta, perché proponeva titoli molto più lunghi e con tassi molto più bassi in cambio di quelli andati a gambe all`aria. Attese salvifiche In entrambi i casi il governo del momento viene visto come un deus ex machina che, qualunque cosa vada storta, deve comunque provvedere a raddrizzarla. E deve farlo anche se non ha nessuna responsabilità di quanto accaduto, come per l`insolvenza dell`Argentina a fine 2001. Vale la pena di osservare che si tratta di pretese tutte italiane. Una quota non trascurabile dei titoli argentini (5,1% corrispondenti a 3,2 miliardi di euro) era posseduta dai risparmiatori tedeschi, ma in Germania nessuno si sognò di chiedere ai politici di intervenire. Per altro adesso là il problema non si pone più, perché saggiamente i tedeschi aderirono in larghissima misura all`ops. La presenza di una quota così elevata – grosso modo la metà – di risparmiatori rimasti a bagno è di nuovo una peculiarità tutta italiana, che merita qualche spiegazione. Ed è uno di quei casi in cui viene proprio da dire: “Dagli amici mi guardi Iddio!“. Consigli sciagurati A parte i pochissimi che hanno ottenuto rimborsi dalle banche, incastrandole per irregolarità spesso formali, chi si trova adesso a peggior partito è chi non ha dato all`Argentina i vecchi titoli in cambio dei nuovi, indiscutibilmente molto meno redditizi. Quando i giornali ritornano sull`argomento del cosiddetto default, ovvero insolvenza, dell`Argentina, si riferiscono appunto a quanti hanno ancora in mano o, a essere volgari, ancora sulle croste i vecchi titoli. Nei mesi scorsi sono usciti parecchi articoli sull`argomento. Mai una volta però che l`autore abbia riferito com`è andata a chi ha accettato il concambio (vedi Marco lo Conte, Sole 24 Ore, Plus24, 22-4-2006, pag. 6; Isabella Bufacchi, Sole 24 Ore, 17-9-2006, pag. 25; Elena Bonanni, La Stampa, 5-3-2007, pag. 27 e potremmo continuare a lungo). Un po` di conti Per questo possono essere interessanti le valorizzazioni della tabella pubblicata in questa pagina, dove si tirano le fila della vicenda, basandosi su dati incontestabili, in quanto tutti pubblici. Si vede così che i piccoli risparmiatori hanno recuperato ai prezzi attuali oltre metà di quanto investito, un po` meno chi ha ricevuto le Argentina Discount 2033, un po` di più quanti hanno avuto in cambio le Par 2038. Questa per altro è la situazione di inizio agosto, nettamente peggiorata dopo le salite dei tassi d`interesse degli ultimi mesi. Chi ha liquidato la propria posizione a fine 2006, dovrebbe aver riportato a casa 65 o rispettivamente 60 euro ogni 100 euro di capitale nominale iniziale. Che per un fallimento significa leccarsi le dita. Siamo quindi di fronte a perdite ben inferiori al 70%, percentuale spesso riportata anche contro ogni evidenza (vedi Edmondo Rho, Panorama, 14-12-2006, pag. 203). Colpe delle banche Ovviamente non si tratta di assolvere lo stato argentino per le sue inadempienze. Ma di non dimenticare neppure le gravi colpe di altri. Per cominciare delle banche, i cui dipendenti non hanno sottolineato abbastanza il rischio comunque insito in quei titoli. Per altro l`Argentina è un caso nettamente diverso dalla Cirio e dalla Parmalat. Per la Cirio è chiaro che alcune banche l`hanno spinta a emettere obbligazioni e poi aiutata a piazzarle presso i risparmiatori italiani. Le hanno fatto così arrivare in cassa soldi, con cui essa ha potuto rimborsare prestiti bancari. Per la Parmalat la questione è molto più complessa, ma stanno venendo alla luce complicità da parte di istituti di credito anche in relazione a sue emissioni obbligazionarie. Ma per le obbligazioni argentine sicuramente non è la regola, checché taluni affermino, che le banche italiane le abbiano affibbiate ai propri clienti, non sapendo come altrimenti sbolognarsene. Normalmente era infatti possibile venderle senza difficoltà sull`euromercato. Ma chi ha aderito all`ops, ha appunto salvato il salvabile. È invece grave la situazione di chi ha ancora le vecchie obbligazioni e dal dicembre 2001 non ha più visto il becco di un quattrino. E rischia di non incassare nulla neanche in futuro. Cioè una perdita del 100%. Si tratta soprattutto di piccoli risparmiatori, perché quasi tutti i grossi investitori e tutti gli speculatori hanno aderito senza esitazioni. Altroconsumo Sono invece rimasti fuori quanti hanno dato retta alle pubblicazioni del gruppo editoriale Altroconsumo (si tratta, ricordiamolo, di società di capitale con fine di lucro) e ai consigli di molte associazioni di consumatori, quali per esempio Codacons, Adiconsum ecc.. Tutti costoro si erano appiattiti senza riserve sulla posizione della Task Force Argentina (Tfa), un`associazione imbastita dalle banche italiane al fine di distogliere i propri clienti dal proposito di rivalersi su di esse. Essa ha invitato pervicacemente gli interessati a rifiutare lo scambio, senza lesinare i toni fieri e le minacce risibili, come quella del sequestro degli interessi che l`Argentina avrebbe pagato ai legittimi proprietari delle nuove obbligazioni. La newsletter Altroconsumo attivò addirittura una newsletter, come se ci fossero state così tante cose da dire, mentre bastava una parola: “Aderite!“. Il Codacons chiese di cambiare il nome a Piazza Argentina in Piazza della Vergogna Argentina? per non parlare dei perentori inviti a smettere subito di ballare il tango. Eppure bastava un minimo di competenza per sapere che conveniva dire di sì, come sostenni io stesso su più testate (la Repubblica, Quotidiano Nazionale, Milano Finanza, lo stesso Libero ecc.). Chi vuole conoscere meglio i dettagli della vicenda, trova parecchio materiale nel mio sito all`Università di Torino (www.beppescienza.it). Manna per avvocati Una manna per gli avvocati. Ma anche chi ha perso tutto, può perdere altri soldi. Si aggirano infatti alcuni avvocati, veri o finti, che si fanno dare soldi per intentare cause perse contro quell`uno o quell`altro soggetto; alcuni addirittura contro la Consob. Ma bisogna stare attenti anche prima di citare una banca italiana, ricordandosi che nelle cause l`avvocato ci guadagna sempre, il cliente solo a volte. Chi poi ricorda varie sentenze favorevoli a risparmiatori, tenga conto che gli italiani vittime dei titoli argentini sono appunto circa 450mila. Fossero quindi anche duecento le cause vinte, si tratterebbe solo dello 0,04 per cento. In quanto all`arbitrato internazionale promosso dalla Tfa, l`avvocato Paolo Marzano ha dichiarato che “il governo argentino dovrà pagare il capitale, gli interessi. Poi i danni“ (Economy, 21-2-2007, pag. 9). Le probabilità che ciò accada sono zero via zero. Barlumi di speranza Con tutto ciò forse non è irrimediabilmente segnata la sorte dei possessori delle vecchie obbligazioni. Un qualche ripescaggio dell`Argentina è anche possibile. Cadono però le braccia a leggere che il ministro degli esteri Massimo D`Alema abbia come fonte d`informazione e riferimento Nicola Stock, presidente della Task Force Argentina, famigerata per le sue previsioni regolarmente smentite dai fatti e soprattutto per i danni provocato a chi le ha dato ascolto. Infatti anche nel caso in cui l`Argentina decida di riaprire il concambio, esso sarà sicuramente a condizioni peggiori rispetto a quello chiuso nel 2005.

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