5 Ottobre 2004

Quante briciole cadute dalla ricca mensa del crack-Parmalat


Quante briciole cadute dalla ricca mensa del crack-Parmalat, potranno tornare nelle tasche dell`esercito di risparmiatori che affidarono improvvidamente i propri soldi ai bond dell`ormai ex colosso alimentare italiano? La domanda, nient`affatto teorica, ma concretissima come i dolorosi consuntivi da estratto conto per decine di migliaia di italiani, comincerà a trovare una risposta questa mattina nell`aula magna del palazzo di giustizia di Milano, resa famosa dal triplice invito a resistere contro le ingerenze della politica sull`amministrazione della giustizia pronunciato qualche anno fa dall`allora procuratore della Repubblica Francesco Saverio Borrelli. Serviva un`aula dalle dimensioni di una palestra per il processo riguardante lo scandalo economico-finanziario più imponente che sia mai avvenuto in Italia. Non tanto per i 32 indagati chiamati all`udienza preliminare davanti al gup Cesare Tacconi, ma per la legione di avvocati e di rappresentanti delle parti lese che si presenteranno all`appello del cancelliere.

Processo per aggiottaggio, ostacolo alla Consob e falso dei revisori. Sono queste le ipotesi d`accusa che riguardano il versante borsistico della voragine-Parmalat, ovvero l`aver diffuso «in tempi diversi e per il tramite della sede amministrativa di Milano della Parmalat Finanziaria, notizie false con le quali fornire rassicurazioni circa la solidità finanziaria del gruppo, invece in crisi a far data per lo meno dal 1999». Con evidenti benefici sul valore delle azione e sulla solidità delle proposte di investimento inbond poi rivelatisi fallimentari. Non siamo ancora al processo per la bancarotta vera e propria, di cui si sta occupando la Procura di Parma. Eppure l`udienza che si apre oggi – e che avrà una durata biblica – è importante perchè riguarda la prima richiesta di rinvio a giudizio per i componeti del sistema-Parmalat. E perchè servirà a capire se i risparmiatori riusciranno a ricavare qualcosa dalla sequela dei processi futuri. O se invece, per loro, si tratterà dell`ennesima beffa, dovuta all`impossibilità di trovare i resti di ciò che rimane del grande scialo di denaro.

L`ammanco causato da Calisto Tanzi e dal suostaff, secondo una ricostruzione effettuata dagli esperti dell`amministratore straordinario Enrico Bondi, sarebbe di due miliardi 300 milioni di euro. Una cifra da capogiro, calcolata sulla differenza tra gli oltre 14 miliardi di euro di entrate accertate dal 1990 al 2003 per il gruppo e i quasi 12 miliardi di euro di uscite documentate. Gli oltre due miliardi mancanti sarebbero comprensivi della distrazione dei fondi a favore della famiglia, soldi ingoiati dalle spese pazze o dai dissesti economici di alcune societò.

Ma siccome una perizia della Procura di Milano fissa in 982 milioni di euro le supposte distrazioni a favore dei Tanzi, ecco che mancano al conto un miliardo e trecento milioni di euro. È questo il cosiddetto “tesoro dei Tanzi“ che si sta cercando dai paradisi fiscali al Sud America, dalla Svizzera all`Asia, ammesso che esista. Ed è dal recupero di quei soldi che dipende la possibilità dei risparmiatori di recuperare qualcosa.

Il processo Parmalat rischia per questo di trasformarsi in una guerra per disputarsi resti che forse sono stati a loro volta ingoiati nel grande buco. E quindi in una battaglia tra parti civili, oltre che tra accusa e difesa. A sostenere l`accusa saranno i pubblici ministeri Francesco Greco, Eugenio Fusco e Carlo Nocerino. Una legione gli avvocati, e proprio questa mattina i due difensori di Calisto Tanzi illustreranno alla stampa, poco prima dell`inizio del processo, un dossier costruito nel tentativo di dimostrare che la responsabilità è delle banche.

Sul fronte delle parti civili si prevede un lunghissimo appello che durerà per buona parte dell`udienza. Poi tutto sarà aggiornato al 25 ottobre. Ma che lo scontro sia durissimo lo si è capito ieri quando il Codacons, che assiste parte dei risparmiatori, ha diffuso un comunicato contro Bondi che «non può rappresentare i risparmiatori italiani. Anzi la Parmalat e il suo attuale commissario straordinario dovrebbero stare dall`altra parte della barricata, e cioè tra gli imputati, non certo con le parti offese». Codacons si oppone anche alla costituzione di parte civile da parte della Consob, sostenendo che anche questo organismo dovrebbe essere imputato per omissioni.

A sua volta, anche Bondi è contrario all`ammissione dei risparmiatori come parte civile, perchè a rappresentare gli interessi di azionisti e obbligazionisti del gruppo sarebbe lo stesso amministratore straordinario. Più soldi riuscirà a recuperare in giro per il mondo e maggiore solidità riuscirà a garantire a ciò che resta del gruppo – è la sua tesi – più rosee saranno le prospettive di chi si attende di recuperare qualcosa.

Per il momento i piccoli risparmiatori non dovrebbero costituirsi in prima persona nel processo. Lo spiega da Padova Roberto Nardo, di Adiconsum, che è impegnato da mesi a raccogliere le posizioni di chi si ritiene bidonato da Parmalat. «Innazitutto all`udienza si costituirà l`associazione. Per le singole posizioni, infatti, bisogna calcolare costi e benefici della rappresentanza legale, considerando che l`udienza preliminare sarà lunghissima. Dopo i rinvii a giudizio, ci sarà tempo per costituirsi anche al processo di primo grado». Concretamente, quanto potranno recuperare? «Rispondo con quello che abbiamo sempre detto: solo se si troveranno soldi nascosti da qualche parte sarà possibile sperare di ottenere qualcosa da Parmalat. Ma la nostra linea è un`altra. Noi riteniamo le banche, che hanno proposto le operazioni di acquisto delle azioni o deibond, responsbaili almeno quanto i Tanzi per quello che è accaduto». È per questo che molte associazioni che assistono i consumatori hanno avviato azioni o trattative nei confronti degli istituti di credito.

Tra gli imputati, troviamo in prima fila il patron Calisto Tanzi, con il figlio Stefano e il fratello Giovanni. L`uomo-chiave è l`ex direttore finanziario Fausto Tonna, che ha contribuito a costruire la ragnatela di società, il castello di autofinanziamenti che alla fine è crollato. Sul banco degli imputati vi sono però anche revisori dei conti e società di revisione dei bilanci, come Grant Thornton e Deloitte e Touche, oltre ad alcuni funzionari della sede milanese di Bank of America. È l`intreccio di questi livelli che avrebbe consentito allo scandalo di dilagare. Per gli esperti di società e finanza, è un processo senza precedenti.

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