16 Dicembre 2005

Quant`è cara l`energia senza strategie

Quant`è cara l`energia senza strategie


E così l`Italia fa i conti con la bolletta energetica più salata degli ultimi vent`anni. Dobbiamo tornare al 1985 per ritrovarci in una situazione simile: il 2005 si chiude infatti con una “maxifattura“ di 36 miliardi di euro per l`acquisto di tutte le fonti energetiche, con un aggravio complessivo di sette miliardi rispetto al 2004. Se consideriamo solo il petrolio, il fabbisogno ci è costato 21,6 miliardi, con aumenti di 4,6 miliardi. Se poi andiamo a guardare i prezzi dei carburanti allora i rincari sono da capogiro, con la benzina verde in aumento del 31% e il gasolio schizzato in su del 45% rispetto a un anno fa. Ma l`Unione Petrolifera, che ha diffuso i dati del pre-consuntivo annuale, è ottimista per il prossimo anno, poiché le quotazioni attuali “sono ingiustificate e, guardando la buona situazione della domanda e dell`offerta mondiale, ci si può attendere un ridimensionamento“. Gli analisti prevedono per il 2006 un barile di Brent sui 45-55 dollari, rispetto ai 60 attuali (ma con punte fino a 67 dollari registrate nei mesi scorsi). Nel 2001 il prezzo del barile era di 18 dollari! E ora veniamo alle conseguenze dirette per le nostre tasche. Secondo l`Intesa consumatori quest`anno ci toccherà pagare 500 euro in più solo per il rincaro dell`energia. Ma quali sono le cause di quest`impennata di prezzi che produce spinte inflazionistiche e ci assottiglia il portafogli? Per l`Unione la colpa non è dell`offerta minore rispetto a una domanda crescente (si è spesso parlato del fabbisogno impetuoso delle fabbriche della Cina). L`offerta sarebbe superiore, nel mondo, di un milione di barili al giorno rispetto alla domanda del pianeta. La volata dei prezzi del 2005 invece dipende dalle operazioni speculative dei Fondi pensione americani, le cui operazioni comportano un aggravio del 5-10% rispetto al prezzo reale dell`oro nero. A guadagnarci non sono solo i fondi americani con il loro trading, ma anche le borse arabe, che hanno messo le ali: non a caso otto delle 10 borse mondiali con le migliori performance di quest`anno sono in Medio Oriente. Come sempre, di fronte alla volata dei prezzi petroliferi, l`Italia si interroga sui modi per raffreddare i prezzi. Senza trovare risposte. Le associazioni dei consumatori ricordano la possibilità di tagliare le accise (vale a dire le tasse che lo Stato mette a monte, alla produzione) e l`allargamento della vendita della benzina non solo alle pompe ma anche nella grande distribuzione (come in Francia, dove il pieno si può fare al supermercato). Ma è difficile che il Tesoro rinunci alle maggiori entrate derivanti dalle tasse sui carburanti, vista la situazione dei conti pubblici, per sterilizzare gli effetti per i consumatori. Oltretutto il maggiore gettito dell`Iva collegato agli aumenti del prezzo industriale del greggio è stato vanificato dal calo dei consumi, cui sono collegate direttamente le accise. Se lo Stato si salva così, i prezzi crescenti del petrolio agiscono invece come una potente tassa sui consumatori, che hanno poi meno soldi da spendere in altri beni. La stagnazione dell`economia non consente di attutirne l`impatto con un aumento dei redditi. In questa situazione anche i risparmi si assottigliano. Infine dobbiamo considerare l`aumento dei costi di produzione dei beni e dei servizi e la riduzione dei margini di profitto delle aziende. L`incidenza dei consumi energetici sul Pil in Italia è del 5,2%, più della Francia, dove è del 4%, e della Germania (3,2%). Detto questo, probabilmente la riduzione delle tasse non risolverebbe certo il problema di un Paese condannato a importare energia poiché privo di materie prime, petrolio compreso. Quello che manca all`Italia è un serio progetto sulle fonti di energia alternativa. La minore incidenza sul Prodotto interno lordo dei consumi energetici di Francia e Germania (che dispongono di energia alternativa, come il nucleare e molti impianti di energia eolica e solare, tanto per fare un esempio) sta lì a dimostrarlo. Noi, dopo aver detto irrevocabilmente no al nucleare, non ci siamo mossi di un passo, siamo ancora fermi al petrolio e al carbone. Dobbiamo pensare che finiscano del tutto nel pianeta prima di pensare a qualcosa di più nuovo e pulito? Eppure, come dice un noto cabarettista, l`età della pietra non è finita perché sono finite le pietre.

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