Quando l’ intelligenza artificiale decide le sentenze. Patroni Griffi: “Utile, usiamola ma con criterio”
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fonte:
- TiscaliNet news
L’ intelligenza artificiale fa il suo debutto in una cerimonia dell’ anno giudiziario, una dei riti più antichi, e a volte anche più ripetitivi, nel calendario degli appuntamenti istituzionali. Robot e giustizia possono sembrare un ossimoro, un algoritmo applicato a quanto di più variabile ci possa essere come i comportamenti umani e il diritto che li deve governare. Sono invece una realtà con cui gli addetti ai lavori stanno facendo i conti da qualche anno. Con successo. Anche in Italia. Interessante in tempi in cui la politica non sa trovare la quadra a un tema come la prescrizione e ad un problema come l’ arretrato dei tribunali penali e civili. Algoritmi e giustizia Ieri mattina ha voluto dedicare una specifica raccomandazione a questo il Presidente del Consiglio di Stato Filippo Patroni Griffi. Ha riconosciuto “la generale ammissibilità e utilità dell’ algoritmo nell’ azione amministrativa, anche discrezionale” ma ha sollecitato che “l’ applicazione dell’ intelligenza artificiale all’ attività amministrativa preveda una paziente opera di adattamento delle tradizionali forme e categorie giuridiche”. E’ necessario cioè assicurare “quali elementi di minima garanzia, la piena conoscibilità a monte del modulo utilizzato e dei criteri applicati, l’ imputabilità della decisione all’ organo titolare del potere, il quale deve poter svolgere la necessaria verifica di logicità e legittimità della scelta e degli esiti affidati all’ algoritmo, e la verifica e la sindacabilità in sede giurisdizionale dei dati immessi e dei criteri utilizzati”. Insomma, usiamo pure l’ algoritmo nei processi, in questo caso amministrativi (ampio l’ uso anche in materia civile), però ci deve sempre essere la piena consapevolezza e responsabilità dell’ individuo e dei dati usati. Chissà se il premier Giuseppe Conte e il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede, seduti in prima fila, hanno preso spunto per risolvere qualche bega di governo che rischia di far saltare il tavolo del Conte 2. Il Presidente della Repubblica ha ascoltato attento. “In difesa dei cittadini” Da qualche anno la cerimonia nell’ austero ed elegante palazzo Spada, sede del Consiglio di Stato, organo di rilievo costituzionale e sede suprema della giustizia amministrativa ha smesso l’ abito del rito antico e polveroso e si è adeguata a rappresentare quello che è la giustizia amministrativa: non più solo un centro di potere dove il diritto diventa in fretta burocrazia fino a fermare la vita dei cittadini e delle imprese, degli enti locali e delle grandi società ma anche “un organismo a difesa dei cittadini e dei consumatori”. C’ è stato un tempo, non troppo lontano, in cui in nome della disintermediazione qualcuno aveva ipotizzato l’ abolizione dei Tar. “Datemi un ricorso al Tar e fermerò il mondo” è stato uno dei detti più ricorrenti nelle cronache. In effetti un ricorso al Tar e il successivo passaggio al Consiglio di Stato possono bloccare cantieri, concorsi pubblici, nomine, assunzioni. Una sorte di ombelico del mondo senza via d’ uscita. Negli ultimi anni – aveva cominciato l’ ex presidente Antonio Pajno, prosegue a passo spedito Patroni Griffi – palazzo Spada è diventato un luogo a cui guardare per vedere come e se può cambiare, nel senso di migliorare, il Paese. Le Corti amministrative nazionali ha rivendicato il Presidente “sono vicine ai cittadini e alle persone che interagiscono direttamente con le istituzioni pubbliche e che alle Corti si rivolgono per richiedere tutela; cittadini che chiedono la difesa della loro sfera individuale e che reclamano servizi pubblici effettivi”. Arretrati L’ efficienza si misura soprattutto con i tempi. Nel 2019 Palazzo Spada ha ridotto l’ arretrato dell’ 8 per cento. L’ anno prima il taglio era stato del 2 per cento. Fa impressione la storico dal 2015 a oggi: i fascicoli pendenti davanti al Consiglio di Stato sono passati da 26.381 (2015) a 24.039 (2019); le pendenze davanti ai Tar regionali sono passate da 241.865 (2015) a 149.958 (2019), centomila fascicoli in meno. Una riduzione dovuta all’ arrivo di nuovi magistrati, personale amministrativo, nuove sezioni. Risorse e personale, una ricetta antica. Ma anche a nuovi metodi organizzativi. E all’ intelligenza artificiale, all’ utilizzo di algoritmi per stilare statistiche, serie storiche, precedenti, verifiche indispensabili per arrivare a sentenza. “Il buon funzionamento corrente della giustizia amministrativa richiede il progressivo ma deciso abbattimento dell’ arretrato e una macchina amministrativa di servizio adeguata facente capo al Segretariato generale” ha sottolineato Patroni Griffi. “Non più consigliere del Re” I tempi. E i contenuti. Perché sempre di più il Consiglio di Stato è diventato negli ultimi anni una sorta di organo di consulenza del Parlamento, dei consumatori, quindi dei cittadini, e delle varie Authority. La promozione a pieni voti arriva da una delle associazioni più esigenti e severe con la pubblica amministrazione, il Codacons. “Il Consiglio di Stato da consigliere del Re è passato ad essere l’ organo giudiziario più vicino ai cittadini” ha commentato ieri il presidente Carlo Rienzi a palazzo Spada. Una prima volta assoluta. Così come aver lasciato il podio, durante alle avvocature, all’ Avvocatura di stato e al Consiglio nazionale forense, “un’ apertura di sistema” voluta da Patroni Griffi che ha lavorato per mettere in rete le varie competenze, per farle dialogare l’ una con l’ altra per fornire il “servizio” necessario ai cittadini. “Più la crisi si fa profonda e più cresce la richiesta di tutele” ha detto Patroni Griffi. Il quadro in cui i giudici si muovono “è variegato e frammentato. Vi si agitano questioni di equilibrio tra i poteri dello Stato e tra istituzioni di governo e di garanzia, l’ emersione di nuove istanze di tutela dai poteri pubblici o di nuove pretese nei loro confronti, l’ esigenza che la politica si riappropri del suo ruolo e l’ amministrazione della responsabilità delle proprie scelte, lo sviluppo di un diritto giurisprudenziale che espone all’ incertezza insita nell’ opinabilità e nella varietà delle decisioni giudiziarie”. Xylella, bollette e altre sentenze Dunque, un sistema in crisi dove i cittadini pretendono maggiori tutele. Che sono iniziate ad arrivare nel 2019 grazie ad alcune sentenze. Su temi come la qualità della vita e l’ ambiente è stato seguito “il principio di precauzione” contenuto nel Trattato sul funzionamento dell’ Unione europea, che in sostanza obbliga le autorità ad agire preventivamente. Un principio, ha spiegato Patroni Griffi, che “obbliga le autorità ad adottare provvedimenti appropriati al fine di scongiurare i rischi potenziali per la sanità pubblica, per la sicurezza e per l’ ambiente, senza dover attendere che siano pienamente dimostrate l’ effettiva esistenza e la gravità di tali rischi e prima che subentrino più avanzate e risolutive tecniche di contrasto”. Tra le decisioni prese c’ è “l’ affermazione dell’ obbligo di bonifica dei siti inquinati in capo ad un soggetto direttamente responsabile dell’ inquinamento”; le “azioni di contrasto contro la Xylella (che ha colpito gli ulivi in Puglia)”; la giusta via di mezzo “tra precauzione e prevenzione relativamente ad una gara per l’ acquisto di un vaccino”. Maggiori tutele ai cittadini/consumatori sono arrivate anche da almeno due sentenze relative al mercato delle comunicazioni. La prima è quella relativa alla scelta delle compagnie telefoniche di portare la fatturazione a 28 giorni, meccanismo che, nei fatti, andava a creare un aumento dei ricavi (e quindi dei costi per i consumatori). La seconda è quella relativa allo ‘ius variandi’ del gestore telefonico nei contratti di tariffazione a consumo per cui gli operatori telefonici non possono decidere variazioni unilaterali delle condizioni economiche. “La tutela delle posizioni giuridiche degli utenti e dei consumatori emerge attraverso il sindacato sugli atti delle autorità indipendenti, che sanzionano le pratiche commerciali scorrette degli operatori professionali” ha ricordato il Presidente. Il Codacons, presente alla cerimonia, ha sottolineato come proprio ieri “il Consiglio di Stato ha depositato le motivazioni della sentenza con cui dà il via libera ai rimborsi automatici in favore degli utenti coinvolti nelle illegittime bollette a 28giorni. Grazie a questa decisione milioni di utenti potranno ora, attraverso il sito del Codacons, delegare l’ associazione a chiedere alle compagnie telefoniche l’ indennizzo loro spettante”. “Sinergia contro la paura” Per la prima volta hanno preso la parola le avvocature. Una scelta per favorire quel sistema che è stato il filo conduttore dell’ intervento di Patroni Griffi. Andrea Mascherin, presidente del Consiglio nazionale forense, ha chiesto che “soprattutto in questa fase storica è necessario vincere la paura e cercare la sinergia”. E poi, guardando Conte e magari Bonafede lì vicino, sperando soprattutto nella vigilanza del Capo dello Stato, Mascherin ha chiesto lo stop de “l’ alluvione di norme inutili, quando non dannose”, ad esempio la prescrizione difesa con i denti dal ministro, un freno alla “legislazione caotica, confusa e confondente” che sembra presupporre “sfiducia e sospetto” dello Stato verso il cittadino, controllato anche “attraverso un’ asfissiante burocrazia”. Tutela dei consumatori e trasparenza delle amministrazioni. Se comincia l’ amministrazione dello Stato, forse poi seguirà anche la politica.
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