29 Marzo 2021

QUALCUNO RICORDI A VIRGINIA RAGGI CHE LE BUCHE SULLE STRADE DI ROMA PROVOCANO 30 VITTIME ALL’ANNO

Segnaletica sbiadita o assente, luce scarsa, voragini e radici di alberi ovunque Ogni tre giorni muore una persona. Alla manutenzione si preferiscono i rattoppi
Se non sono radici, sono buche. Se non sono buche, sono voragini. Di sera ci si mettono pure le luci sbiadite dei lampioni.
Mentre la segnaletica orizzontale, che indica il confine tra le corsie, l’ampiezza delle strisce pedonali, gli stop agli incroci, spesso bisogna immaginarsela tanto è erosa dal tempo. Siamo a Roma. Capitale d’Italia. Il giornalista Augusto Minzolini, che ci è caduto tre volte, ci ricorda che, in media, «per le buche muoiono 30 persone all’anno». Tragedie che gettano nello sconforto l’intera comunità e riportano alla luce uno dei problemi che la città sede del Quirinale e del Parlamento, della Storia e di chi, a pochi passi, cura le anime, non riesce (o non vuole) proprio a venirne a capo.

I freddi numeri della statistica ci consegnano un morto ogni 2,7 giorni. L’ultimo si chiamava Daniel Guerini, promessa della Lazio la cui vita è finita sulla Palmiro Togliatti. Nell’inchiesta per omicidio stradale si indaga anche sulla condizione del manto stradale, del quale i residenti da anni lamentano, inascoltati, lo stato pietoso. Molti scontri sono colpa della distrazione, certo.

Dell’eccesso di velocità, si dirà, così come di una scarsa educazione alla strada. Ma è colpa anche, e soprattutto, di arterie con manti stradali da terzo mondo al punto da spingere, all’inizio degli Anni Novanta, diversi produttori di due ruote a scegliere proprio Roma per testare i propri motocicli. Che qui durano la metà che altrove. E da allora non è che le cose siano molto cambiate.

Anzi. Roma continua ad uccidere più di qualsiasi altra città italiana. E non soltanto perché vi bazzicano 3,5 milioni di individui. Nel 2019 sull’asfalto sono state raccolte 131 persone senza vita. L’anno prima erano state 143. Ci dicono Istat e Aci che gli incidenti, nello stesso anno, sono stati 12.271 e di questi 5.177 hanno riguardato le due ruote, andate giù a causa delle buche (uno su cinque) e delle radici che potenti sollevano la strada. Scendendo più nel dettaglio, i sinistri in moto hanno provocato la morte di 40 persone e il ferimento di 5.038 individui. Nemmeno con la bici si scherza: 7 i decessi e 328 i feriti.

Nello stesso anno Milano, in totale, ne ha contato 49 di morti. Torino 33 e Napoli, che nell’immaginario comune è la città dove in motorino ci vanno famiglie intere e il casco è un optional, ne ha registrate 32. Il tasso di mortalità, calcolato ogni centomila abitanti, è di 4,6 nella Città Eterna. Come lei solo Bologna, mentre la più sicura risulta Firenze (1,6) e poi Napoli (2,3). Insomma, nella Capitale la vita al volante o in sella è davvero dura. Raul Bova, per dire, due anni fa ha deciso di non spostarsi più su due ruote, cosa che faceva dall’età di 14 anni, per «una questione di sicurezza personale».

Troppe buche anche per lui. Minzolini, invece, rischia addirittura il processo. All’ennesima caduta, anziché fare causa al Comune, ha scritto un tweet: «Percorro strade dissestate di Roma e mi domando perché un’incapace, ignorante, demente abbia voluto fare il sindaco. È disonestà intellettuale!». Virginia Raggi non ha gradito e l’ha querelato. «Il pm voleva archiviare, il gip ha disposto l’imputazione coatta».

E processo sia. «Meglio presentare querela che scrivere un tweet», dice, «ma la cosa che mi fa incavolare di più è che tu sai che il problema è quello, un cittadino nemmeno ti denuncia e tu lo quereli…».

Meglio aveva fatto l’esponente Pd Gianclaudio Bressa. Caduto per una buca vicino a piazza Navona, «si è ritrovato con 12 punti di invalidità», ci racconta Minzolini, «l’assicurazione del Senato pagata e il Comune che rigetta le responsabilità alla società a cui ha affidato la manutenzione di quel tratto di strada». Strade, ci spiega Martina Verrilli, responsabile dell’Associazione familiari e vittime della strada, «il cui rifacimento è migliorato, ma non abbiamo risolto i problemi».

Perfino la Corte dei Conti vuole vederci chiaro sulle buche. Per farlo ha aperto un’inchiesta: nel mirino amministratori di Campidoglio e Municipi che dal 2015 ad oggi hanno amministrato la città. Saranno censite le strade più dissestate per poi risalire ai responsabili della scarsa manutenzione, spesso risolta buttando un po’ d’asfalto. E dire che i soldi che il Comune incassa per le multe (178 milioni nel solo 2017) dovrebbero essere proprio indirizzati alla manutenzione.

Invece, dopo un esposto del Codacons, si indaga pure sulla distrazione di tali fondi che, in alcuni casi, sarebbero serviti per pagare bonus ai vigili urbani. Giuseppa Cassaniti, presidente AIFVS (Associazione italiana familiari e vittime della strada), ci ricorda che l’Italia è «ben lontana dall’obiettivo Ue di azzerare le vittime della strada entro il 2050. Quando succede un incidente non ci si chiede mai perché è successo». Si rattoppa.

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