9 Novembre 2010

“Puntare al nucleare per la riduzione delle emissioni di Co2”

NL’ Italia ha bisogno del nucleare nei prossimi anni se vuole riuscire a mantenere gli obiettivi di riduzione delle emissioni e contemporaneamente abbassare il costo dell’ elettricità. Lo hanno affermato i ricercatori riuniti per la conferenza organizzata dall’ Accademia dei Lincei sul tema dell’ energia. «Nel 2020 avremo bisogno di 445 Terawattora di energia, e potremo produrre solo 90 milioni di tonnellate di CO2 – ha spiegato Massimo Beccarello, economista dell’ università di Milano Bicocca – anche prevedendo di raddoppiare la produzione dalle rinnovabili e aumentare l’ uso di carbone e cicli combinati «mancheranno» 80 Terawattora, e l’ unico modo di produrli senza incidere sulle emissioni e a costi ragionevoli è con 6 centrali nucleari». Secondo l’ esperto anche il problema delle scorie è relativo: «L’ Italia già deve smaltire 35mila metri cubi di scorie di pericolosità media e 9mila metri cubi di scorie ad alta pericolosità – ha sottolineato Beccarello – con le nuove centrali per tutto il ciclo produttivo se ne produrrebbero 7mila metri cubi del primo tipo e 3mila del secondo, numeri molto inferiori. Il nostro paese ha comunque bisogno di un deposito anche senza nuovi impianti». La necessità del nucleare è dettata anche dal fatto che le rinnovabili sono ancora economicamente poco vantaggiose: «Il solare fotovoltaico è di sicuro la fonte del futuro – ha affermato Sergio Carrà del Politecnico di Milano – ma c’ è bisogno ancora di molti anni e molta ricerca prima di renderlo competitivo. Nel frattempo dobbiamo tornare al nucleare anche per ragioni culturali e scientifiche, visto che tutto il mondo si sta dedicando all’ atomo e non possiamo rimanere indietro». Durante la conferenza si è messo l’ accento anche sulla necessità di una maggiore efficienza energetica: «L’ efficienza è la prima fonte di energia per il futuro – ha aggiunto Carrà – ma anche in questo campo servono investimenti: si pensi che aumentando del 15% il costo di un’ auto si riduce del 17% il consumo di benzina». L’ Italia scalda i motori per il ritorno al nucleare. Con la nomina di Umberto Veronesi a presidente dell’ Agenzia nucleare, e con la definizione degli altri quattro consiglieri che lo affiancheranno, parte di fatto l’ iter per il rientro dell’ atomo all’ interno dei confini nazionali, stimabile entro il 2020, secondo il sottosegretario allo Sviluppo economico Stefano Saglia e l’ amministratore delegato di Enel Fulvio Conti. L’ Agenzia, le cui nomine sono state attese per mesi soprattutto a causa del ritardo accumulato nel periodo di interim dopo le dimissioni dell’ ex ministro dello Sviluppo economico, dovrà innanzitutto occuparsi della scelta dei siti per i nuovi impianti. La localizzazione delle centrali e l’ individuazione del deposito per raccogliere le scorie radioattive rientrano infatti tra i compiti essenziali del nuovo organismo, a cui è affidato anche il ruolo di sorveglianza e monitoraggio dell’ attività. Accanto a Veronesi siederanno nel consiglio dell’ Agenzia scienziati esperti del settore e alti dirigenti ministeriali. In quota ministero dello Sviluppo economico sono stati nominati Maurizio Cumo e Marco Enrico Ricotti, entrambi professori universitari (il primo alla Sapienza di Roma e il secondo al Politecnico di Milano). Il ministero dell’ Ambiente ha invece indicato Michele Corradino (capo di gabinetto del dicastero) e Stefano Dambruoso (magistrato, capo dell’ ufficio per il coordinamento dell’ attività internazionale del ministero della Giustizia). Ma è soprattutto sul nome del presidente che si è scatenata la polemica. Il più accanito è il Codacons che annuncia di voler ricorrere al Tar del Lazio contro Veronesi, colpevole, a dire dell’ associazione, di aver «omesso di indicare le possibili conseguenze collegate all’ installazione di centrali nel nostro Paese».

 

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