19 Aprile 2016

Punito dalla Rai per aver difeso «Libero»

Punito dalla Rai per aver difeso «Libero»
si oppose alla censura sui giornalisti sgraditi e fu oscurato. ma il giudice gli dà ragione

ENRICO PAOLI Se la nuova Rai renziana (RaiRenzi, per gli amanti della satira) dovesse scegliere di dedicarsi alle fiction incentrate sulle aule di tribunale avrebbe tanto di quel materiale a disposizione da sfornare una serie infinita. Non dovrebbe far altro che pescare carte e documenti dal proprio ufficio legale, dove le cause abbondano, per tirar giù delle sceneggiature visto che dipendenti, giornalisti e dirigenti sono costretti a ricorrere alle carte bollate per vedere riconosciuti i propri diritti. Come Milo Infante, conduttore e giornalista televisivo della Rai, allontanato dal video perché contrario alle liste di «proscrizione» stilate dai dirigenti. Elenchi che comprendevano anche i giornalisti di Libero, a partire dal direttore Maurizio Belpietro. Peccato che tutto ciò fosse scorretto. La Corte d’ Appello del Tribunale di Milano ha accertato che durante l’ ultima stagione del programma «L’ Italia sul Due», il giornalista Milo Infante, assistito dall’ avvocato Maurizio Borali del foro di Milano, è stato dequalificato professionalmente, condannando la Rai al risarcimento del danno, al pagamento di metà delle spese processuali e al reintegro in mansioni compatibili con la professionalità del conduttore televisivo fermo da 5 mesi, nonostante abbia sempre ottenuto ottimi risultati di ascolti. Tutto inizia nel settembre 2011 quando Roberto Milone, vice direttore responsabile dei programmi del pomeriggio di Rai Due emette una «Fatwa» nei confronti di molti personaggi del mondo della cultura, del giornalismo, religiosi compresi. In questa lista di proscrizione finiscono personaggi come Don Mazzi, il direttore del Fatto Quotidiano Marco Travaglio e tutti i suoi giornalisti, il presidente del Codacons Carlo Rienzi, la redazione di Libero e il suo direttore Maurizio Belpietro, Alessandro Sallusti, Riccardo Bocca, Bruno Vespa, Massimo Giletti e molti altri. Al loro posto Milone dà grande spazio ai rappresentanti di una comunità religiosa, «Nuovi Orizzonti» che, guardacaso, era anche l’ editore del suo libro «Per Trenta denari». Un dato per tutti: nei primi 3 mesi di trasmissione gli esponenti di «Nuovi Orizzonti» sono presenti complessivamente per ben 42 volte in trasmissione. Contro questa «gestione» della trasmissione Infante si rivolge, con ampia documentazione, ai vertici della Rai. Il risultato però non è quello sperato: Milone comincia a ridurre la presenza in video di Infante, relegandolo agli spazi «minori», quelli dedicati al gossip, alla cucina e alle interviste agli ex partecipanti di reality. Solo negli ultimi mesi di messa in onda, da febbraio a maggio, gli viene consentito di tornare ad occuparsi di cronaca. Un vera e propria dequalificazione professionale, quella subita da Infante, che la Corte d’ Appello ha accertato. Lo scontro giudiziario non si è ancora concluso dal momento che Infante non ha un incarico e sarà ancora un giudice a decidere sull’ esecuzione della sentenza di reintegro sul posto di lavoro. Intanto, però, il giornalista si gode il primo round, in attesa di tornare in video. E non tanto per la sentenza, quanto per la sua professionalità. twitter@enricopaoli1 riproduzione riservata

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