16 Ottobre 2007

Puniamo le speculazioni sul pane

Puniamo le speculazioni sul pane. A Roma abbiamo assistito a settembre a una impennata

“Puniamo le speculazioni sul pane. A Roma abbiamo assistito a settembre a una impennata del prezzo al chilo da 2,08 euro a 2,49. Senza alcuna giustificazione“. I consumatori attaccano con una nota siglata da Adoc, Adusbef, Codacons e Federconsumatori. Ma sul caro pane c`è dell`altro: c`è la decisione dell`Autorità garante della concorrenza e del mercato di avviare un`istruttoria “per possibile intesa restrittiva della concorrenza nei confronti dell`Unione panificatori di Roma e Provincia“. In sintesi: il 23 settembre, nel corso di un`assemblea dell`Unione panificatori (di cui fa parte la maggioranza dei 1.030 forni di Roma), è stato diffuso un documento con dei prezzi consigliati (l`Autorità Antitrust lo definisce “listino“). Suggeriva: la rosetta deve essere venduta all`ingrosso a 2-2,2 euro al chilo, al pubblico a 2,6-2,8; il pane casareccio a 1,6-1,8 all`ingrosso, a 2,2-2,4 al pubblico. “Per tutti gli altri tipi di pane e prodotti da forno – si leggeva ancora nel documento dell`Unione panificatori – applicare una maggiorazione dagli 0,30 agli 0,50 euro“. E anche andando a verificare sul campo si scopre che l`aumento c`è stato. Nel giro di quaranta giorni, a Roma è stato del 20 per cento. Secondo l`Autorità antitrust, che ha recepito una segnalazione di Altroconsumo, “l`indicazione dell`associazione potrebbe aver indotto un aumento generalizzato e sostanzialmente uniforme, superiore a quello che ci sarebbe stato senza il tariffario“. Morale: ieri mattina i funzionari dell`Autorità, in collaborazione con la guardia di finanza, hanno svolto alcune ispezioni e notificato il provvedimento all`Unione panificatori. In questo scenario del “caro pane“ si aggiungono due tasselli: la Coldiretti parla di crollo di consumi del pane (oltre il 7 per cento), causato proprio dall`aumento dei prezzi. La Cia Confederazione italiana agricoltori parla di “aumenti totalmente ingiustificati“. Infine, Adoc, Adsbef, Codacons e Federconsumatori preparano la rivolta: “Con questi aumenti a Roma c`è una maggiore spesa per la famiglia pari a quasi a 75 euro annui“. Di fronte a questa raffica di accuse, Claudio Conti, presidente dell`Unione panificatori di Roma, replica attaccando. Osserva: attenzione, noi siamo le prime vittime di quanto sta succedendo, andate a vedere quanto è aumentato il prezzo del grano, pensate ai costi più alti che pesano su un forno, dalle utenze agli affitti. “Sapete – attacca Conti – che il costo del grano è aumentato del 120 per cento nell`ultimo anno e del 70 solo negli ultimi due mesi? Ma da parte dell`Unione panificatori non è stato diffuso alcun listino. Semplicemente abbiamo dato dei suggerimenti. E non è vero che i panificatori a Roma sono 8.000, sono 1.030 e la maggioranza fa parte della nostra associazione“. Ma la grande distribuzione si è adeguata a questi aumenti? “In alcuni casi sono nostri clienti, ma hanno logiche differenti, spesso giocano sui prodotti civetta. In altri casi, grazie al “regalo“ del decreto Bersani hanno panifici interni. Ma qui parliamo di logiche commerciali differenti. Comunque, il romano continua a preferire il pane comprato dai fornai“. Conclude Bernardo Bartocci, presidente dell`Associazione panificatori di Roma: “Per la nostra categoria c`è un danno d`immagine enorme, siamo anche noi vittime in questa storia“.

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