30 Gennaio 2019

Pulizia delle spiagge, fine di un incubo per turisti e imprese

ALGHERO È stato un braccio di ferro durissimo, ma ha risolto un problema infinito, a voler credere che il nome di Alghero derivi da questa sua peculiarità di “città delle alghe”. Finalmente c’ è un piano per la rimozione e la gestione della posidonia spiaggiata: Alghero chiude i siti di stoccaggio tra San Giovanni, vicino al porto, Cuguttu, nella pineta di Maria Pia, e Punta Negra, a Fertilia.Il Comune e gli operatori balneari hanno trovato l’ accordo. Può partire il progetto dell’ assessorato dell’ Ambiente per la definitiva rimozione dei cumuli storici di posidonia, la pulizia sistematica delle spiagge, la vagliatura e la caratterizzazione di posidonia e sabbia. Il via libera è arrivato due sere fa dall’ incontro a Porta Terra tra il sindaco Mario Bruno, l’ assessore Raniero Selva, gli operatori, il segretario cittadino di Confcommercio, Massimo Cadeddu, e il presidente provinciale di Federalberghi, Stefano Visconti. La loro mediazione ha archiviato mesi di contrapposizioni e incomprensioni.L’ operazione partirà lunedì prossimo. La Verde Vita di Porto Torres vaglierà la posidonia e caratterizzerà la sabbia, ripristinando condizioni ambientali ottimali ed eliminando i cumuli. Dalla prossima stagione balneare ci sarà un solo sito di stoccaggio a Cuguttu, in un terreno pubblico lungo viale I maggio, la litoranea tra Alghero e Fertilia. Accoglierà solo materiale asportato a inizio stagione, che da lì sarà prelevato per i riposizionamenti autunnali. «Questo è l’ anno zero», commenta il sindaco Mario Bruno. Ma il più soddisfatto di tutti è l’ assessore comunale dell’ Ambiente, Raniero Selva. Per mesi ha ascoltato tutto e tutti. Ha riso amaro quando è stato bersaglio dei contestatori. Si è confrontato con chiunque l’ abbia voluto. Poi ha immagazzinato dati e informazioni, ha tracciato una linea e ha fatto un suo bilancio, stabilendo che tutte le accuse piovute sull’ amministrazione siano state assolutamente strumentali. Per supportare questa sua teoria, oggi snocciola un po’ di dati e un po’ di cose fatte nei due anni e mezzo trascorsi da quando è assessore. «Abbiamo reperito 800mila euro per la rimozione definitiva dei siti di stoccaggio di San Giovanni, Maria Pia e Punta Negra – afferma l’ assessore – e abbiamo investito 750mila euro per affidare un appalto triennale per la pulizia delle spiagge». Per la scienza e per la legge la posidonia serve per proteggere l’ arenile dall’ erosione. «Per quanto ci riguarda abbiamo fatto ogni cosa possibile per ottenere che venga riposizionata la posidonia solo dove nel frattempo non se n’ è depositata altra per via delle mareggiate». Con un ultimo chiarimento. «Quella riposizionata è solo quella del 2018, non quella vecchia – precisa Selva – è l’ Arpas a confermare in una relazione di 21 pagine che non ci sono problemi legati alle microplastiche».L’ obiettivo era la rimozione dei siti di stoccaggio, «ma stiamo battendo ogni strada possibile, con coraggio, per evitare di conferirle in discarica come un qualsiasi rifiuto». Intanto Wwf, Italia Nostra, Gruppo di intervento giuridico, Ferderparchi, Codacons e Lipu tornano alla carica. Visionati i documenti avuti dal Comune e la relazione dell’ Arpas, gli ambientalisti «ribadiscono la richiesta di indagini e di esami fisico-chimici nei depositi storici di posidonia» e chiedono che «il riposizionamento della posidonia avvenga con mezzi meccanici di piccole dimensioni, a basso impatto sull’ arenile». Il loro auspicio è che «nell’ asportazione della posidonia si tutelino le piante pioniere». In vista del Pul, poi, chiedono che «gli stabilimenti balneari siano a cinquanta metri uno dall’ altro».
gian mario sias

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