Pulire la casa è diventato più costoso
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fonte:
- Libero
FRANCESCO BOZZETTI L’ unica cosa che lievita oltre ai contagi al tempo del Coronavirus, è il carrello del supermercato. Nonostante la massiccia affluenza della gente per rifornirsi di beni di prima necessità e dunque con il conseguente incremento potenziale delle vendite, sono aumentati i prezzi dei generi alimentari e dei prodotti dedicati alla persona. Accade un pò in tutti i centri vendita che secondo l’ ultimo report mensile dell’ Istat hanno registrato nello scorso mese di marzo aumenti medi dell’ 1 per cento in più su tutta la filiera alimentare e dei prodotti per l’ igiene. Dunque non c’ è soltanto la speculazione sui prezzi delle mascherine che hanno raggiunto cifre da usura sul mercato illegale ma non solo. Si assiste anche all’ aumento spropositato dei prezzi nei principali supermercati dell’ intera penisola che, al dettaglio, superano quelli rilevati dall’ Istat con aumenti dei prodotti che, in alcuni casi, arrivano a toccare l’ 8-10 per cento rispetto al periodo antecedente la pandemia da coronavirus. Tanto che hanno spinto alcune associazioni dei consumatori a chiedere l’ intervento dei carabinieri del Nas per controllare l’ abnorme aumento dei prezzi dei beni di prima necessità. È il caso del Codacons che ha appunto chiesto l’ aiuto dei militari per fermare la speculazione messa in atto da alcuni (non tutti) supermercati: «Molti prezzi – scrive il Codacons – vengono ritoccati al rialzo con atteggiamento spregiudicato e ingiustificato». Un’ altra associazione pro-consumatori, Altroconsumo rileva inoltre come sia in atto in molti supermercati il calo delle promozioni con evidente aggravio di costi per l’ utenza. Ma la vera rilevazione sull’ aumento dei prezzi al tempo del coronavirus è nella borsa della spesa di qualsiasi massaia che registra ad esempio il costo delle zucchine ora a 2,99 euro al kg quando a febbraio costavano 40 centesimi in meno, le banane vendute ora a 1,80 al kg quando prima costavano 20 centesimi in meno, i peperoni a 2,99 al kg rispetto al risparmio di 50-60 centesimi di qualche settimana fa, dei meloni retati venduti ora a 3,29 euro al kg quando prima del coronavirus costavano 1 euro in meno. Quasi tutti i detergenti per la casa sono mediamente aumentati tra 0,40 e 0,60 centesimi, il succo d’ arancia è volato a 1,29 euro (più dieci centesimi) mentre la carne registra rialzi compresi fra i 30 e i 40 centesimi. Questa la media degli aumenti su un carrello-tipo di spesa. Ovviamente i prezzi (e gli aumenti) si diversificano fra catene di supermercati a capillare diffusione (più contenuti) e market a conduzione famigliare (più spropositati), ma la sostanza non cambia. Mentre la gente viene subissata di divieti e obbligo di autocertificazioni anche per fare la spesa, manca però il controllo delle autorità sull’ aumento ingiustificato dei prezzi che in periodo di così elevati consumi non trova alcuna giustificazione plausibile se non la semplice voglia di speculazione a danno di chi oltre a subire il disagio di interminabili code, non ha altre fonti di approvvigionamento. riproduzione riservata.
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