10 Novembre 2020

Puglia, caos giurisprudenziale e amministrativo Non c’ è pace per la scuola ai tempi del Covid

Conflitto giurisprudenziale ed amministrativo sulle restrizioni scolastiche della Regione Puglia; i Tar di Bari e Lecce diversamente decidono ed in più sopraggiunge un comunicato stampa domenicale dal Ministero dell’ Istruzione. Con ordinanza n. 407 la Puglia aveva disposto (27 ottobre) la didattica digitale integrata per primarie e secondarie, riservando le attività in presenza ai laboratori ed agli alunni con bisogni educativi speciali. Contro l’ atto amministrativo il Codacons (associazione per la tutela di utenti e consumatori) è ricorso al Tar di Bari, mentre alcuni genitori hanno adito il Tar di Lecce. Entrambi gli organi di giustizia sono competenti ma hanno deciso, in via cautelare -ossia per il momento- differentemente. Il tribunale del capoluogo pugliese (decreto n. 680/2020) ha dato provvisoriamente ragione al ricorrente e sospeso l’ ordinanza regionale; mentre a Lecce con il decreto n. 695/2020 la domanda è stata respinta mantenendo in vita l’ atto amministrativo. In entrambi i casi, il merito (cioè le ragioni per ritenere valido il potere di emettere l’ ordinanza 407) verrà esaminato tra circa un mese. Il Tar di Bari censura la carenza di motivazione, ma a ben leggere l’ ordinanza si scorrono una serie di «considerato» sul monitoraggio dell’ emergenza, sulla diffusività esponenziale, sull’ andamento dei contagi nelle comunità scolastiche: situazioni tutte che nel giro di pochi giorni si sono realizzate, e che erano state indicate come prevalenti dal giudice leccese, votato ad altra sensibilità. Evenienze formanti il recente Dpcm (3/4 novembre 2020) che ha assegnato alla Puglia un indice di rischio medio-alto (arancione). Possibile pertanto che il merito i tribunali decidano per una sopravvenuta cessazione della materia del contendere. Il Presidente pugliese, Michele Emiliano, ha emesso una nuova ordinanza (n. 413 del 6.11.2020) ove richiama le due pronunce, e rimodula, alla luce delle emergenze segnalate dal Governo e dal Dipartimento della Salute, la distribuzione del servizio differenziando il primo ciclo di istruzione ove valga la richiesta dei genitori, dalle secondarie che possono avere eccezioni alla didattica digitale solo per laboratori e bisogni educativi speciali. La questione, escludendo per consacrati motivi la chiusura della attività, si pone all’ interno di un più ampio dibattito sul funzionamento scolastico che, da un lato, vorrebbe mantenere la frequenza fisica degli alunni nelle scuole, e da altro che preferirebbe la didattica da remoto mediante lezioni online. Se è facile rinvenire i motivi della prima opinione nel valore dell’ azione didattica che fin dai tempi antichi si corrobora nella compresenza dal vivo di docenti e discenti e nell’ efficacia piena delle attività laboratoriali (compromesse e fittizie in chiusura); da altra parte va segnalato come lo stesso Ministero ha lodato per efficienza la didattica a distanza dal marzo scorso, ed ha fornito mezzi per la sua realizzazione; inoltre non va dato corpo ai sospetti che si vorrebbe mandare i ragazzi a scuola per la concomitante difficoltà dei genitori di averli in casa, forse anche da soli. Piuttosto molti contestano, con tutta evidenza, che andava valutata non tanto l’ organizzazione delle scuole (che in alcuni casi è stata eccellente -anche senza rotelle nei banchi), quanto il riflesso intuibile (doverosamente immaginabile da parte degli organi amministrativi) che la circolazione degli studenti (e del personale) avrebbe provocato sul trasporto e nelle adiacenze scolastiche. Verso questa considerazione propendono quanti rilevano che il virus ha ripreso consistenza proprio dopo il primo mese di scuola e non nel periodo estivo, pur vissuto senza restrizioni. Sulla questione pugliese, il Ministero ha diramato un comunicato stampa che annota la necessità di «scongiurare un insostenibile conflitto tra scuole e famiglie» alimentato dalla didattica a distanza: modalità che danneggia il dialogo e la ricerca di soluzioni condivise su cui si basa da sempre la comunità scolastica stessa, e trasforma «l’ Istruzione in un servizio a domanda, quale non è e non può essere, specie nella fascia dell’ obbligo». Nel comunicato, che invoca una parte del dettato costituzionale, non emerge preoccupazione per la situazione sanitaria. © Riproduzione riservata.
giuseppe mantica

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