10 Marzo 2020

Pub in rivolta Trattorie e pizzerie riducono i posti

di Luca Monaco « Abbiamo scritto alla presidenza del Consiglio e alla protezione civile: chiariscano quali esercizi devono rimanere chiusi, perché il decreto del governo vieta l’ apertura dei pub ma formalmente non esistono locali con questo tipo di autorizzazione e i nostri iscritti continuano a chiederci come devono comportarsi». Il presidente della Fiepet Confesercenti di Roma Claudio Pica chiede alle autorità maggiore chiarezza sulle misure da adottare per scongiurare il contagio da coronavirus. Un quesito tormenta i titolari dei pubblici esercizi: visto che i bar e i ristoranti al momento possono rimanere aperti, cosa si intende per pub? Solo il locale arredato all’ inglese con il bancone in legno e la birra alla spina? «Molti bar che servono caffè e cornetto al mattino, la sera lavorano come cocktail bar – aggiunge Fabio Mina, il presidente della Libera unione pubblici esercizi ( Lupe) – al contrario i pub servono anche le colazioni e fanno ristorazione » . Tutti i 18mila pubblici esercizi di Roma, 11mila bar, settemila ristoranti e 350 pub, hanno la licenza per la somministrazione di alimenti e bevande. Dunque «come ci dobbiamo comportare? – domanda ancora Mina – il Campidoglio pubblichi una circolare per chiarire le cose. Fermo restando che secondo me sarebbe più giusto chiudere tutto garantendo gli ammortizzatori sociali alle imprese » . Anche il presidente del Codacons Carlo Rienzi esorta la sindaca Raggi a firmare un’ ordinanza con « la chiusura dei locali pubblici alle 18». Intanto, nonostante un calo del volume d’ affari « del 70 per cento » , bar e ristoranti provano a resistere adeguandosi alle misure anti-contagio: eliminando il servizio al bancone, riducendo il numero dei coperti e applicando gli ingressi contingentati per garantire la distanza di un metro tra un cliente e l’ altro. «Abbiamo ridotto la capienza da 120 a 60 coperti – spiega Massimiliano Marucci, uno dei titolari di ” Rosso” un bar e ristorante in viale Aventino – i tavoli da due sono diventati singoli, i tavoli rotondi da nove adesso accolgono fino a 5 clienti». Le stesse contromisure introdotte anche da Alessandro Camponeschi, il titolare dello storico ristorante in piazza Farnese. « Al bar abbiamo eliminato il servizio al bancone – fa notare – un nostro addetto si occupa di far rispettare le disposizioni di sicurezza. Al ristorante abbiamo ridotto i coperti, il personale serve con i guanti, al bagno si va uno per volta. Dispensiamo l’ Amuchina su richiesta e sanifichiamo tutto » . L’ ingresso è ” a numero chiuso” anche da Ciampini, in via Cola di Rienzo: «Abbiamo esposto i cartelli informativi, facciamo tutto il possibile – ripete Marco, il titolare – ma se un gruppo numeroso amici vuole sedersi, come fai a separarli?». © RIPRODUZIONE RISERVATA.

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