15 Settembre 2004

Protesta o propaganda?


?Non riteniamo che una giornata di sciopero possa risolvere di molto il problema?. Questo è il parere di Fortunato Giaquinto, presidente dell?Unione consumatori di Terra di lavoro, che critica lo sciopero dalla spesa indetto per il 16 settembre. ?I prezzi – continua – del giorno dopo resteranno gli stessi di quelli del giorno prima dell?iniziativa. A nostro giudizio occorre un impegno più consistente che veda partecipi le istituzioni, a cominciare da quella locali sino alla Regione. In quest?ottica è indispensabile che si istituisca, come primo passo, l?osservatorio sui prezzi?. Sono parole dure che, in sostanza, denunciano quanto siano divise sulla politica da adottare le varie associazione che difendono il consumatore. Troppo spesso, infatti, le varie sigle del consumerismo nazionale tendono a trasformare delle legittime rivendicazioni in veri i propri strumenti propagandistici da sfruttare per attaccare il governo ed il suo presidente Berlusconi. Crediamo sia quantomeno singolare programmare uno sciopero, tra l?altro indefinibile dal punto di vista dei risultati, prima di parlare con gli esponenti dell?esecutivo, con i quali confrontarsi e riferire le proprie ragioni e lamentele. A nulla è valsa la buona volontà del vicepresidente del Consiglio Gianfranco Fini che proprio ieri ha voluto ricevere i rappresentanti dell?Intesa (Adoc, Adusbef, Codacons e Federconsumatori). Lo sciopero, evidentemente concepito come diceva Totò, a prescindere, non ha avuto rinvii o eventuali ripensamenti: si doveva fare e si farà! Perché lo sciopero non è il desiderio di affermare il diritto dei consumatori ad essere garantiti e messi al riparo dai soprusi dei commercianti ma è il chiaro tentativo di attaccare genericamente il governo ed il suo presidente Berlusconi. Non è la prima volta che affermiamo la chiara appartenenza dei responsabili dell?Intesa di Consumatori a partiti o sindacati di dichiarata opposizione a questa maggioranza ed è evidente che questi usano ogni strumento, compreso il consumerismo, per fare vera e propria politica d?ostracismo nei riguardi dei propri avversari politici. Un?altra associazione di tutela del consumo lo Snarp, il Sindacato nazionale antiusura di tutela del consumatore, che giorni orsono portammo come esempio di etica e correttezza non percependo alcuna sovvenzione dallo Stato, nell?articolo sui contributi pubblici alle associazioni dei consumatori (ricordiamo che queste organizzazioni comprese quelle che aderiscono all?Intesa si dividono oltre 28 milioni di euro concessi da questo tanto bistrattato governo) non è favorevole a questo sciopero. Il presidente dello Snarp professor Francesco Petrino sostiene che ?E? assurdo indire uno sciopero il 16 settembre quando gli italiani hanno già subito abbondantemente disagi economici durante il periodo delle ferie ed al rientro a partire già dalla prima settimana di settembre. Non serve a nulla limitarsi nelle spese un giorno e spendere il doppio il giorno dopo o quello prima. Chi deve andare a lavorare in automobile – continua il presidente Petrino – consuma ogni giorno la stessa quantità di benzina della quale, pur troppo, non può fare a meno. Allora mi domando, contro chi si sciopera? Contro i commercianti, colpevoli secondo l?Intesa dei consumatori, di aver aumentato ingiustificatamente i prezzi? Contro il governo, perché doveva porre un freno più deciso nei confronti del carovita? Sono domande che non sembrano trovare una chiara ed univoca risposta e per questo abbiamo lasciato libertà di scelta ai nostri quasi 55mila associati. Se vorranno aderire allo sciopero o no dipenderà esclusivamente dalla loro volontà, lo Snarp – conclude il professor Petrino – non vuole essere strumento di lotta a questo governo, perché lo Snarp, voglio precisarlo, non si occupa di politica ma cerca per quello che può, di tutelare i cittadini nei confronti degli abusi delle banche e del sistema creditizio in generale?. Certo, le domande che si pone il presidente del sindacato nazionale antiusura sono legittime e ad una vogliamo rispondere noi ma con un?altra domanda: come si può scioperare contro i commercianti se poi si chiede alle loro associazione di aderire allo sciopero della spesa e dell?auto? Ma perché l?aumento ingiustificato dei prezzi (sempre secondo l?opinione delle associazioni di tutela che aderiscono all?Intesa dei consumatori) è un modo come un altro per dire che in Italia va tutto male, che, come diceva il grande mai dimenticato Gino Bartali, è tutto da rifare, che il latte aumenta per colpa di Berlusconi, che la benzina aumenta per colpa del presidente del consiglio, che le tariffe telefoniche aumentano per colpa del capo del governo, che i libri scolastici aumentano per colpa di Silvio, che i treni ritardano per colpa del Cavaliere e così via. Siamo in pratica tornati al vecchio modo di dire: piove, governo ladro! E poiché al governo questa volta, proprio non gli si può dare del ladro, diamogli almeno dell?incapace totale, dell?ingiusto, dell?antidemocratico! Ed il suo capo critichiamolo per tutto, per la politica economica, per l?amicizia con Bush ma anche per la bandana che ha indossato! Insomma, crediamo che scioperare con la facilità e la frequenza con cui si sciopera in Italia, provochi un solo effetto reale: l?indifferenza dei cittadini, tutelati o meno dalle associazioni consumeristiche, in ogni caso stanchi d?essere molto spesso presi in giro, vessati e strumentalizzati da presunti paladini della democrazia e dell?equità sociale, che in realtà lavorano per portare acqua (e voti) al mulino dei professionisti dell?opposizione a questa maggioranza di governo.


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