7 Febbraio 2012

Protesi Pip in Trentino  

Protesi Pip in Trentino
  il codacons: «silicone difettoso, colpite 4 donne»
 

TRENTO – Febbri molto alte e ricorrenti, senza nessuna apparente causa fisica. Se non, come unica spiegazione possibile, le protesi al seno Pip dichiarate tossiche e ora bandite in Francia e nel resto del mondo. Sono i sintomi denunciati da una donna trentina che assieme ad altre tre, accomunate dalla sfortuna di aver avuto interventi chirurgici con l’ applicazione degli impianti difettosi, ha deciso di rivolgersi al Codacons. «Valutiamo una possibile azione legale collettiva a livello italiano» dice Gloria Canestrini, avvocato e responsabile in Trentino dell’ associazione dei consumatori, che è stata interpellata dalla radio locale Rtt. Le trentine che si sono affidate al Codacons hanno tutte tra i 35 e i 40 anni e hanno effettuato l’ intervento negli ultimi cinque anni, in strutture sanitarie fuori provincia. Due sono di Rovereto, le altre dei dintorni di Trento, e della val di Non. Come quasi 500mila donne nel mondo si sarebbero viste applicare, a loro insaputa, gli impianti di silicone tossico dell’ azienda francese fondata da Jean-Claude Mas, oggi in arresto. Dieci volte meno cari del materiale a norma, con un’ alta probabilità di rottura dell’ involucro, le protesi Pip sembra abbiano un’ elevata possibilità di infiammare i tessuti e rischiano di provocare un tumore al seno. In Italia dal 2001 al 2011 si stima che siano stati fatti 4.525 impianti con protesi mammarie Pip, come aveva chiarito il ministro della Salute Renato Balduzzi. La speranza per chi è stato colpito è, oltre a scongiurare conseguenze fisiche, ottenere un giusto risarcimento per i danni e i timori vissuti. «Le donne trentine sono giustamente preoccupate. Come Codacons stiamo chiedendo i dati epidemiologici al ministero sull’ impiego delle protesi e le possibili conseguenze. Purtroppo mentre in Francia hanno già annunciato il ritiro degli impianti, in Italia prevale la logica dello "state tranquilli". Valutiamo comunque l’ avvio di azioni legali collettive». RIPRODUZIONE RISERVATA.

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