8 Febbraio 2012

Protesi al silicone Sospesa l’ attività nella clinica privata   

Protesi al silicone Sospesa l’ attività nella clinica privata 
  negarono di aver impiantato le pip: 30 giorni di stop.  
 

La difesa: «Non potevamo saperlo, affittiamo» Durante la fase ispettiva, il Medicenter negò al Nas di aver impiantato le protesi sotto accusa Trenta giorni di sospensione dell’ attività medica di day surgery e una denuncia per falso. Sono i provvedimenti a carico di una nota clinica privata di Torino, il Medicenter di via Freidour, finita negli atti dell’ inchiesta del procuratore Raffaele Guariniello per le protesi mammarie francesi Poly Implant Prothese (Pip), prodotte con silicone scadente e considerate pericolose per la salute. Il caso del Medicenter, dove sarebbero stati effettuati una ventina di impianti, è emerso grazie alle segnalazioni del Codacons, l’ associazione consumatori. Il ministero della Salute, il 29 dicembre scorso, raccogliendo l’ allarme internazionale sulla pericolosità delle protesi francesi, aveva ordinato ai carabinieri del Nas di rintracciare tutte le strutture pubbliche e private in cui si era fatto uso dei prodotti Pip. La struttura di via Freidour ha risposto al monitoraggio nero su bianco: «Mai acquistato né impiantato protesi Pip». Ai militari del Nas il presidente del Codacons torinese, l’ avvocato Tiziana Sorriento, ha segnalato esattamente il contrario. «Alcune donne, una decina – spiegano in associazione – pur non accusando problemi di salute, si sono rivolte a noi preoccupate, dichiarando di essere state clienti della struttura. Le segnalazioni le abbiamo consegnate ai carabinieri». Gli investigatori hanno così scoperto una ventina di impianti, in parte ammessi in seconda battuta dai responsabili del centro medico. La Regione, su segnalazione della procura, ha disposto la sospensione «cautelativa» dell’ attività medica per un periodo di 30 giorni. Per il legale rappresentante della clinica, Franco Romeo, si tratta di un equivoco. «Posso confermare – dice – che Medicenter non ha mai avuto, direttamente, rapporti commerciali con la società francese. I nostri locali vengono spesso dati in "locazione" ai medici per i loro interventi e non sappiamo che tipo di prodotti impieghino. Ecco spiegato il motivo per cui abbiamo risposto ai quesiti in maniera negativa, perché eravamo all’ oscuro. Noi non abbiamo mai usato quelle protesi, è la verità. La clinica non c’ entra in questa vicenda». Contro il provvedimento di sospensione, la società sta anche valutando un ricorso. «Riteniamo la decisione eccessivamente punitiva, perché va ampiamente al di là delle nostre reali responsabilità». Al momento sono in tutto 62 le donne, residenti in Torino e provincia, sottoposte a mastoplastiche con prodotti Pip. Una di queste, cliente però di un’ altra clinica privata, è tutt’ ora in attesa di un intervento al seno: una delle sue protesi è esplosa, rilasciando nel corpo silicone.  
 

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