6 Giugno 2012

Protesi al seno prodotte in Francia Anche la Procura apre un fascicolo

Protesi al seno prodotte in Francia Anche la Procura apre un fascicolo

Sono diventate un caso internazionale. E ora se ne occupa anche la Procura. Da ieri, infatti, è stato aperto un fascicolo sulle protesi per il seno prodotte dalla francese «Poly impiant prothese », importate in Italia e impiantate su molte pazienti in strutture pubbliche e private, e di recete ritirate dal mercato a causa della loro potenziale pericolosità. Il fascicolo, al momento senza indagati, è in mano al pubblico ministero Nicola Balice, che ha ipotizzato il reato di frode in commercio in seguito all’ esposto che il Codacons ha inviato alle procure di tutta Italia. Altre inchieste, per ora tutte separate e sempre senza indagati, sono state avviate con l’ ipotesi di lesioni colpose in relazione alle singole denunce di tre donne arrivate al pm. Solo una di queste avrebbe avuto problemi, mentre le altresaputo di avere le protesi finite al centro dello scandalo sanitario- hanno chiesto la rimozione. Le indagini sono in corso, e verranno acquisite le cartelle cliniche delle pazienti. Accertamenti verranno fatti sulla documentazione che riguarda la rintracciabilità dei dispositivi medici, così da ricostruire il percorso che hanno fatto dalla casa di produzione alla struttura sanitaria dove sarebbero stati impiantati. Le Regioni italiane- è stato deciso nella conferenza Stato-Regioni del febbraio scorso- utilizzeranno tutte lo stesso protocollo per controllare le donne con protesi del seno di marca Pip. Sono circa 4mila e 500 le donne con protesi a rischio. Ogni operazione costa circa 3mila e 500 euro. Fatti due calcoli, per il servizio pubblico il costo sarà al massimo di circa 15 milioni di euro. Una cifra comunque sovrastimata, dato che non tutte le donne dovranno essere rioperate.

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